MONTE RUBELLO

 

L’uomo di cui ogni anno a settembre a Bielmonte si celebra la festa, salendo in corteo da Margosio al Cippo di fra Dolcino per l’assemblea annuale del Centro Studi Dolciniani, entrò a far parte, nel 1291, del Movimento degli Apostoli, guidato da Gherardo Segalelli (il quale verrà poi messo al rogo il 18 luglio 1300), i cui adepti conducevano una vita all’insegna della privazione e della preghiera: fonti di reddito erano il lavoro o l’elemosina

Nel 1306 la zona attorno al Monte Rubello servì da rifugio a Fra’ Dolcino e ai suoi seguaci, che allestirono rustiche fortificazioni tentando di resistere ai loro nemici.

Nella primavera del 1307, furono sconfitti dal vescovo di Vercelli. Sul monte in occasione del sesto centenario della morte di Fra’ Dolcino (1907) fu inaugurato un obelisco di pietrame, alla cui realizzazione contribuirono  associazioni biellesi di ispirazione laica e socialista. L’obelisco fu abbattuto in epoca fascista e fu sostituito, nel 1974, da un cippo di pietra.

Queste considerazioni vogliono essere una integrazione, con qualche semplice proposta operativa, al documento di Giustino Scotto d’Aniello che ha aperto la giornata sulla situazione abitativa a Torino.

L’assemblea cittadina di sabato scorso sul diritto alla casa a Torino, promossa da Volere la luna, insieme a molte altre associazioni che operano nella città di Torino, è stata molto importante: per la prima volta dopo tanto tempo, si sono confrontate realtà che operano a Torino sul terreno del diritto all’abitare, anche molto diverse fra loro, e che raramente in questi anni si sono confrontate.

Il quadro che è emerso è duplice: da una parte, la questione abitativa presenta aspetti diversi, legati a specifiche situazioni sociali ed economiche (l’edilizia pubblica con la carenza di offerta ed il degrado del patrimonio esistente, il numero enorme degli sfratti, i costi dell’affitto sovente intollerabili per molte fasce di reddito e ancora di piu’ per le donne sole con figli, a fronte di decine di migliaia di alloggi vuoti, il problema dell’alloggio per i migranti, la diffidenza razzista dei proprietari verso i neri,  la necessità di alloggi per studenti universitari fuori sede, la situazione drammatica dei senza casa, le difficoltà all’inserimento abitativo dei nomadi), dall’altra è significativa la presenza di una rete di associazioni e organizzazioni che lavorano sul territorio, che lo conoscono e possiedono elementi di inchiesta.

Mettere a frutto questa rete, trasformarla in un coordinamento efficace e funzionale, al di là delle differenze di approccio su alcuni specifici punti e delle diverse specializzazioni, dovrebbe essere il passo successivo: sistematizzare il lavoro di inchiesta e di condivisione delle informazioni; individuare una serie di obiettivi riferiti alle varie tipologie di bisogni (rilancio del pubblico, contrasto agli aspetti più eclatanti di speculazione, individuazione di “nemici” contro cui organizzare campagne di informazione e molto altro ancora)

Altro aspetto significativo dell’iniziativa è stata la partecipazione del neoassessore e le sue dichiarazioni di buone intenzioni sul piano del metodo: una prima sfida potrebbe essere quella di richiedere che l’Istituzione comunale si faccia promotrice e garante della raccolta di informazioni sullo stato del patrimonio edilizio torinese, sulle criticità, e metta questi dati a disposizione di chi opera per il diritto all’abitare e a un abitare decoroso e sostenibile.

La situazione torinese della questione della casa mette in evidenza come il mercato non sia la soluzione, ma il problema: si tratta di ribaltare, quindi, su questo terreno, come si dovrebbe fare anche sulla sanità e l’istruzione, il dogma liberista che dopo trent’anni ci ha portato a questa grave crisi sociale.

Attorno a questa presa di coscienza va costruita l’unità tra i movimenti e tra le diverse associazioni che operano nella società torinese ed è su questa posizione che va costruito il confronto critico e dialettico con la nuova amministrazione comunale.

Riccardo Barbero, ha militato in diverse organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. Attualmente pensionato anche dal punto di vista politico. Collabora con i siti workingclass.it e volerelaluna.it.

Davide Lovisolo è stato docente di Fisiologia all’Università di Torino dal 1968 al 2015. Dal 1968 ha militato nei movimenti di base, è stato attivista politico in Avanguardia Operaia e poi in Democrazia Proletaria fino al 1978; dal 1980 al 1991 ha militato nel PCI. È stato uno dei responsabili del movimento per il diritto alla casa a Torino negli anni Settanta, delegato sindacale e esponente del Coordinamento Genitori torinese dal 1992 all’inizio degli anni 2000. Da anni è attivo nella cooperazione sociale.