Appunti per Pasolini dodici appuntamenti per tutto il mese di marzo nella provincia di Torino e nella provincia di Cuneo

Appunti per Pasolini è un programma diffuso che si compone di dodici appuntamenti promossi da molteplici attori socio-culturali del territorio piemontese che si svolgeranno per tutto il mese di marzo nella provincia di Torino e nella provincia di Cuneo a partire dalla retrospettiva cinematografica promossa dal Museo Nazionale del Cinema in cartellone dal primo al 30 marzo al Cinema Massimo (Via Verdi 18, Torino).

NATO Russia Ucraina la guerra non è mai la soluzione. Presidio in Piazza Castello sabato 26 febbraio dalle ore 11

«La guerra non restaura diritti, ridefinisce poteri» (Hannah Arendt)

 

18 FEBBRAIO 2022 GLI STUDENTI IN PIAZZA A TORINO. Le immagini.

Arrivati dai quattro punti cardinali della città, in decine di cortei, confluiti in quello principale che aveva come punto di partenza Piazza XVIII Dicembre, gli studenti e le studentesse torinesi in lotta hanno dato vita oggi ad una delle manifestazioni più partecipate e determinate viste ultimamente.

Agli occhi degli osservatori non è passata inosservata una consapevolezza nuova rispetto alle piazze viste negli anni recenti.

Meno velleitarismo, più spazio alle istanze reali e, per ora, nessuna strumentalizzazione, da cui sembrano essere ben consapevoli di dover star lontani.

Erano i 48 istituti scolastici di Torino, occupati  in seguito alla piattaforma di rivendicazioni nel cui contenitore figurano il benessere psicologico, i problemi della didattica, il potere decisionale da parte degli studenti, le strutture fatiscenti e i mezzi di trasporto insufficienti.

Chiedono le dimissioni del ministro dell’istruzione Bianchi e l’abolizione in toto della legge 107, detta della “Buona Scuola”, comprese tutte le attività di alternanza scuola-lavoro non formative e anzi atte a creare divisioni e sfruttamento nel mondo della scuola e che hanno portato alla morte dei giovanissimi Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci.

Hanno seguito il corteo CGIL CISL e UIL, Rifondazione Comunista, i Cobas, varie associazioni, tanti i professori che manifestavano piena solidarietà; tutti a debita distanza perchè la piazza è stata e doveva essere solo ed unicamente dei veri protagonisti.

L’irruzione tentata all’interno della sede dell’Unione Industriali è stata dichiaratamente dimostrativa e va dato atto alle forze dell’ordine di non avere ecceduto nella reazione, rimanendo all’interno dei cancelli di via Fanti, tutto è rimasto quindi ben al di sotto degli standard di violenza cui purtroppo si è stati costretti ad assistere negli ultimi tempi.

Tanto è vero che si rimane increduli nell’apprendere dai media del ferimento di ben sette esponenti delle forze dell’ordine, di cui due “trasportati in ospedale”. I presenti, tra i quali chi scrive, hanno potuto constatare che nei brevissimi istanti in cui tutto si è svolto, gli agenti in tenuta antisommossa e gli scudi levati, hanno dovuto affrontare qualche bombetta di vernice rossa e l’urto di una fanteria leggerissima armata di aste di plastica e poco più, da cui sono usciti senza un graffio, senza dover fare un passo indietro e, per fortuna, nemmeno in avanti. Solo un paio di settimane fa poteva finire molto peggio, quindi, si ripete, va dato atto alle forze dell’ordine di un comportamento in questo caso corretto, come sempre dovrebbe essere.

 

 

 

Fotografie di Diego Bettiolo e Carlo Minoli

SAUL STEINBERG ALLA TRIENNALE DI MILANO FINO AL 13 MARZO 2022

Triennale, con la casa editrice Electa, dedica una mostra a Saul Steinberg, a cura di Italo Lupi e Marco Belpoliti con Francesca Pellicciari.  Un’esposizione ricca di disegni a matita, a penna, ad acquerello, maschere di carta, oggetti/sculture, nonché apparati documentali e fotografici, selezionati grazie al contributo della Saul Steinberg Foundation e di importanti istituzioni, collezionisti e amici di Steinberg.

mi hanno regalato un libro di Michela Murgia “STAI ZITTA”

Questo libro è uno strumento che evidenzia il legame mortificante che esiste tra le ingiustizie che viviamo e le parole che sentiamo. Ha un’ambizione: che tra dieci anni una ragazza o un ragazzo, trovandolo su una bancarella, possa pensare sorridendo che per fortuna queste frasi non le dice più nessuno.

Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva.

Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. È con le parole che ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse. Per ogni dislivello di diritti che le donne subiscono a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica. Accade ogni volta che rifiutano di chiamarvi avvocata, sindaca o architetta perché altrimenti «dovremmo dire anche farmacisto». Succede quando fate un bel lavoro, ma vi chiedono prima se siete mamma. Quando siete le uniche di cui non si pronuncia mai il cognome, se non con un articolo determinativo davanti. Quando si mettono a spiegarvi qualcosa che sapete già perfettamente, quando vi dicono di calmarvi, di farvi una risata, di scopare di più, di smetterla di spaventare gli uomini con le vostre opinioni, di sorridere piuttosto, e soprattutto di star zitta.

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Una nuova campagna: Diritto all’Abitare e Luci a Rosarno-Piana di Gioia Tauro

Volere la luna ha raccolto l’invito della Rete di Comuni Solidali (RECOSOL) che aderisce al progetto: Diritto all’Abitare e Luci a Rosarno-Piana di Gioia Tauro curato da Mediterranean Hope con la distribuzione di agrumi avvenuta mercoledì 16 febbraio in via Trivero.

 

Scritti corsari” di Pasolini

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975 )

Il volume “Scritti corsari” di Pasolini raccoglie gli articoli, le interviste e le recensioni di Pier Paolo Pasolini pubblicate sul “Corriere della Sera”, sul “Tempo illustrato” (quotidiano di Napoli), su “Il Mondo”, sulla “Nuova Generazione” e sul “Paese Sera” (edizione pomeridiana del “Paese” di Roma), tra il 1973 ed il 1975; inoltre, comprende una sezione “documenti allegati”, redatti da vari Autori.
Pasolini commenta in questo modo quello di cui parlerà nei suoi articoli:

“Forse qualche lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato. Resta da vedere se, come tutti coloro che si scandalizzano (la banalità del loro linguaggio lo dimostra), ho torto, oppure se ci sono delle ragioni speciali che giustificano il mio scandalo.”

Il linguaggio dell’azienda è un linguaggio per definizione puramente comunicativo: i «luoghi» dove si produce sono i luoghi dove la scienza viene «applicata», sono cioè i luoghi del pragmatismo puro. I tecnici parlano fra loro un gergo specialistico, sì, ma in funzione strettamente, rigidamente comunicativa. Il canone linguistico che vige dentro la fabbrica, poi, tende ad espandersi anche fuori: è chiaro che coloro che producono vogliono avere con coloro che consumano un rapporto d’affari assolutamente chiaro.
C’è un solo caso di espressività — ma di espressività aberrante — nel linguaggio puramente comunicativo dell’industria: è il caso dello slogan. Lo slogan infatti deve essere espressivo, per impressionare e convincere. Ma la sua espressività è mostruosa perché diviene immediatamente stereotipa, e si fissa in una rigidità che è proprio il contrario dell’espressività, che è eternamente cangiante, si offre a un’interpretazione infinita.

La finta espressività dello slogan è così la punta massima della nuova lingua tecnica che sostituisce la lingua umanistica. Essa è il simbolo della vita linguistica del futuro, cioè di un mondo inespressivo, senza particolarismi e diversità di culture, perfettamente omologato e acculturato. Di un mondo che a noi, ultimi depositari di una visione molteplice, magmatica, religiosa e razionale della vita, appare come un mondo di morte.
Ma è possibile prevedere un mondo così negativo? È possibile prevedere un futuro come «fine di tutto»? Qualcuno — come me — tende a farlo, per disperazione: l’amore per il mondo che è stato vissuto e sperimentato impedisce di poter pensarne un altro che sia altrettanto reale; che si possano creare altri valori analoghi a quelli che hanno resa preziosa una esistenza. Questa visione apocalittica del futuro è giustificabile, ma probabilmente ingiusta.
Sembra folle, ma un recente slogan, quello divenuto fulmineamente celebre, dei «jeans Jesus»: «Non avrai altri jeans all’infuori di me», si pone come un fatto nuovo, una eccezione nel canone fisso dello slogan, rivelandone una possibilità espressiva imprevista, e indicandone una evoluzione diversa da quella che la convenzionalità — subito adottata dai disperati che vogliono sentire il futuro come morte — faceva troppo ragionevolmente prevedere.
Si veda la reazione dell’«Osservatore romano» a questo slogan: con il suo italianuccio antiquato, spiritualistico e un po’ fatuo, l’articolista dell’«Osservatore» intona un treno, non certo biblico, per fare del vittimismo da povero, indifeso innocente. È lo stesso tono con cui sono redatte, per esempio, le lamentazioni contro la dilagante immoralità della letteratura o del cinema. Ma in tal caso quel tono piagnucoloso e perbenistico nasconde la volontà minacciosa del potere: mentre l’articolista, infatti, facendo l’agnello, si lamenta nel suo ben compitato italiano, alle sue spalle il potere lavora per sopprimere, cancellare, schiacciare i reprobi che di quel patimento son causa. I magistrati e i poliziotti sono all’erta; l’apparato statale si mette subito diligentemente al servizio dello spirito. Alla geremiade dell’«Osservatore» seguono i procedimenti legali del potere: il letterato o cineasta blasfemo è subito colpito e messo a tacere.

Pasolini-Il-folle-slogan-dei-jeans-Jesus-Il-Corriere-della-Sera

Venerdì 18 febbraio gli studenti tornano in piazza per una riforma della scuola. Appuntamento in P.zza XVIII Dicembre alle 9,30

VENERDÌ 18 FEBBRAIO 9:30 PIAZZA XVIII DICEMBRE SCIOPERO STUDENTESCO
In seguito alle manifestazioni studentesche del 28 gennaio e del 4 febbraio, ə studentə scendono in piazza, questa volta su scala nazionale, per dire no tuttə assieme ad un modello di scuola che da troppi anni ha le orecchie tappate, e fa finta di non vedere.
Dopo la morte di un altro ragazzo durante lo svolgimento di uno stage, questa volta di 16 anni, è ormai chiaro che serve una profonda riforma dei sistemi di alternanza scuola-lavoro e di PCTO, che può avvenire solo dopo una dismissione degli stessi, per ripartire dalle fondamenta;
nessunə studentə può e deve far parte del processo produttivo di una azienda o di un ente, in nessun caso e per nessun motivo.
La sistematicità di quella che si può definire strage sui posti di lavoro non deve per nessun motivo aprire le porte a giovanə e giovanissimə, mai.
Le decine di decine di scuole occupate nella nostra città e in provincia dimostrano ancora una volta la necessità impellente di un cambiamento su larga scala, e sono grida che le singole scuole rivolgono a un ministro e un ministero che continuano ad alzare muri, malgrado le apparenze;
il benessere psicologico, i problemi della didattica, il protagonismo studentesco, le strutture fatiscenti e i mezzi di trasporto insufficienti solo solo alcuni dei motivi, oltre a quelli precedentemente citati, che ci obbligano a trovarci tuttə assieme questo venerdì, per dimostrare che non ci stiamo, ancora una volta, unitə.
Stiamo ricostruendo la scuola dal basso, non abbiamo fiducia in un ministero che non ci ascolta, non abbiamo più niente da perdere.
Il 18 Febbraio ci vediamo alle 9.30 in piazza XVIII Dicembre!
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