A volte non serve dialogare… di Santo Leonardo

Il percorso artistico di Santo Leonardo è lungo e poliedrico, inizia negli anni Settanta con la sua prima mostra personale del 1972. In quegli anni intraprende anche l’esperienza visionaria e anticipatrice, nel doppio ruolo di artista e direttore artistico, dello Studio 16/e, lo storico collettivo che inaugurò a Torino mostre di artisti dell’est Europa, allora poco noti, come Natalia LL, Radomir Damnjan, Endre Tot, Rasa Todosijevic, etc.
In questo periodo, ed in particolare nel decennio 1970-80, così ricco di fermenti ideologici e di sperimentazioni, realizza il suo progetto di “autodistruzione finanziaria”, un lavoro concettuale che consisteva nell’intervento dell’artista sul denaro e la sua ridistribuzione sul territorio attraverso forme differenti.
Dal 1980 al 1990, abbandonato il lavoro concettuale, sente il bisogno di rimettersi in gioco con il “fare artistico” e di cimentarsi con i diversi materiali, prende così vita la svolta scultorea, durante la quale crea opere di cartapesta, resina, terracotta cemento e legno fino ad approdare all’oggettualismo.
Dal 1990 ad oggi intraprende unicamente la pittura ad olio, una pittura di forme, strutture, segni, estrapolati dal corpo umano. Questi rimandi sono senza dubbio anche il frutto, più o meno consapevole, dei suoi oltre trenta anni di insegnamento della figura umana nei licei torinesi. La sua semiotica ricorda le linee del seno, dei glutei e di altre particolari anatomici, mai dichiarati apertamente ma in cui il tutto ricrea qualcosa di diverso ed unico.
Nella sua lunga attività ha esposto le sue opere in gallerie di tutto il mondo ed oggi nello spazio di Volerelaluna presenta alcuni lavori frutto della ricerca degli ultimi anni.