Articoli categoria: Cultura

Cinelettera #9

CINELETTERA 9

Sarura film  di Nicola Zambelli prodotto da SMK Factory e distribuito da Open DDB alla presenza dell’autore in sala; il film racconta l’esperienza dei giovani palestinesi che si trovano ad affrontare ogni giorno l’occupazione della loro terra, resistendo grazie a pratiche nonviolente e al mediattivismo reso possibile dai nuovi strumenti digitali

Mercoledì 27 aprile proiezione  al cinema Maffei

 

PASOLINI “La forma della città”

Donne di Scienza

Ass. cult. Compagnia Marco Gobetti Torino – tel. +393470522739

Mercoledì 2 e 9 marzo 2022 ore 16.00, Piazza Carignano (in caso di maltempo, sotto i portici della vicina piazza Carlo Alberto), Torino, partecipazione libera
Pasolini: controcampi – Prosa su strada per un teatro solidale“, con Marco Gobetti, nell’ambito di “Appunti per Pasolini”  #appuntiperpasolini clicca per dettagli

 

Sabato 12 marzo 2022 ore 21.00, Ex-asilo, via Municipale 3, Albugnano (AT), ingresso gratuito
“Un carnevale per Sole e Baleno”, con Marco Gobetti, clicca per dettagli

 

Mercoledì 16 marzo 2022, h 16.00, su strada, in Piazza Carignano a Torino (in caso di maltempo, sotto i portici della vicina piazza Carlo Alberto), partecipazione libera

Carmelo Bene, il sogno del poeta di scena – Strad-rama“, da un saggio di Fernando Mastropasqua, con Marco Gobetti

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| seguirà in Unione culturale la proiezione de “IL SOMMO BENE – appunti per un documentario” a cura di CollettivoCabaretVoltaire info: www.collettivocabaretvoltaire.it

 

Mercoledì 23 e 30 marzo 2022, h 16.00, su strada, in Piazza Carignano a Torino (in caso di maltempo, sotto i portici della vicina piazza Carlo Alberto) partecipazione libera

GADDUS ALLA GUERRA GRANDE – TEATRO DI RICICLO®“, con Marco Gobetti
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Sabato 26 marzo 2022 ore 21.00, La scimmia in tasca, Via Montanaro 16 Torino
“Un carnevale per Sole e Baleno”, con Marco Gobetti, clicca per dettagli

Appunti per Pasolini dodici appuntamenti per tutto il mese di marzo nella provincia di Torino e nella provincia di Cuneo

Appunti per Pasolini è un programma diffuso che si compone di dodici appuntamenti promossi da molteplici attori socio-culturali del territorio piemontese che si svolgeranno per tutto il mese di marzo nella provincia di Torino e nella provincia di Cuneo a partire dalla retrospettiva cinematografica promossa dal Museo Nazionale del Cinema in cartellone dal primo al 30 marzo al Cinema Massimo (Via Verdi 18, Torino).

SAUL STEINBERG ALLA TRIENNALE DI MILANO FINO AL 13 MARZO 2022

Triennale, con la casa editrice Electa, dedica una mostra a Saul Steinberg, a cura di Italo Lupi e Marco Belpoliti con Francesca Pellicciari.  Un’esposizione ricca di disegni a matita, a penna, ad acquerello, maschere di carta, oggetti/sculture, nonché apparati documentali e fotografici, selezionati grazie al contributo della Saul Steinberg Foundation e di importanti istituzioni, collezionisti e amici di Steinberg.

Scritti corsari” di Pasolini

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975 )

Il volume “Scritti corsari” di Pasolini raccoglie gli articoli, le interviste e le recensioni di Pier Paolo Pasolini pubblicate sul “Corriere della Sera”, sul “Tempo illustrato” (quotidiano di Napoli), su “Il Mondo”, sulla “Nuova Generazione” e sul “Paese Sera” (edizione pomeridiana del “Paese” di Roma), tra il 1973 ed il 1975; inoltre, comprende una sezione “documenti allegati”, redatti da vari Autori.
Pasolini commenta in questo modo quello di cui parlerà nei suoi articoli:

“Forse qualche lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato. Resta da vedere se, come tutti coloro che si scandalizzano (la banalità del loro linguaggio lo dimostra), ho torto, oppure se ci sono delle ragioni speciali che giustificano il mio scandalo.”

Il linguaggio dell’azienda è un linguaggio per definizione puramente comunicativo: i «luoghi» dove si produce sono i luoghi dove la scienza viene «applicata», sono cioè i luoghi del pragmatismo puro. I tecnici parlano fra loro un gergo specialistico, sì, ma in funzione strettamente, rigidamente comunicativa. Il canone linguistico che vige dentro la fabbrica, poi, tende ad espandersi anche fuori: è chiaro che coloro che producono vogliono avere con coloro che consumano un rapporto d’affari assolutamente chiaro.
C’è un solo caso di espressività — ma di espressività aberrante — nel linguaggio puramente comunicativo dell’industria: è il caso dello slogan. Lo slogan infatti deve essere espressivo, per impressionare e convincere. Ma la sua espressività è mostruosa perché diviene immediatamente stereotipa, e si fissa in una rigidità che è proprio il contrario dell’espressività, che è eternamente cangiante, si offre a un’interpretazione infinita.

La finta espressività dello slogan è così la punta massima della nuova lingua tecnica che sostituisce la lingua umanistica. Essa è il simbolo della vita linguistica del futuro, cioè di un mondo inespressivo, senza particolarismi e diversità di culture, perfettamente omologato e acculturato. Di un mondo che a noi, ultimi depositari di una visione molteplice, magmatica, religiosa e razionale della vita, appare come un mondo di morte.
Ma è possibile prevedere un mondo così negativo? È possibile prevedere un futuro come «fine di tutto»? Qualcuno — come me — tende a farlo, per disperazione: l’amore per il mondo che è stato vissuto e sperimentato impedisce di poter pensarne un altro che sia altrettanto reale; che si possano creare altri valori analoghi a quelli che hanno resa preziosa una esistenza. Questa visione apocalittica del futuro è giustificabile, ma probabilmente ingiusta.
Sembra folle, ma un recente slogan, quello divenuto fulmineamente celebre, dei «jeans Jesus»: «Non avrai altri jeans all’infuori di me», si pone come un fatto nuovo, una eccezione nel canone fisso dello slogan, rivelandone una possibilità espressiva imprevista, e indicandone una evoluzione diversa da quella che la convenzionalità — subito adottata dai disperati che vogliono sentire il futuro come morte — faceva troppo ragionevolmente prevedere.
Si veda la reazione dell’«Osservatore romano» a questo slogan: con il suo italianuccio antiquato, spiritualistico e un po’ fatuo, l’articolista dell’«Osservatore» intona un treno, non certo biblico, per fare del vittimismo da povero, indifeso innocente. È lo stesso tono con cui sono redatte, per esempio, le lamentazioni contro la dilagante immoralità della letteratura o del cinema. Ma in tal caso quel tono piagnucoloso e perbenistico nasconde la volontà minacciosa del potere: mentre l’articolista, infatti, facendo l’agnello, si lamenta nel suo ben compitato italiano, alle sue spalle il potere lavora per sopprimere, cancellare, schiacciare i reprobi che di quel patimento son causa. I magistrati e i poliziotti sono all’erta; l’apparato statale si mette subito diligentemente al servizio dello spirito. Alla geremiade dell’«Osservatore» seguono i procedimenti legali del potere: il letterato o cineasta blasfemo è subito colpito e messo a tacere.

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