Articoli categoria: In primo piano

Pasto sospeso

I pasti sono destinati a famiglie selezionate tra quelle già inserite nel progetto di #torinosolidale e che sono state colpite in maniera particolare dall’emergenza sanitaria dell’ultimo anno.
Il menù di oggi prevede:
– cuscus fregola
– torta salata con cannellini e bietole
– burrata
E grazie al mitico Enzo di Volerelaluna all’opera per le consegne!
Più Spazio 4
Cose belle che succedono nel quartiere.
Il protrarsi dell’emergenza sanitaria porta alla nascita di nuove collaborazioni sul territorio.
È il caso di quella tra Volere la luna e l’Associazione dei sardi in Torino – A. Gramsci che hanno deciso di destinare dei pasti sospesi a dieci famiglie selezionate dalla Casa, tra i nuclei beneficiari della rete di torino solidale. L’Associazione A. Gramsci, attiva dal 1968 e con sede nel quartiere Campidoglio dal 1999, è attiva sul territorio con raccolta di beni alimentari, iniziative solidali, sociali e culturali nonché nella ristorazione con la Piola Gramsci 1968

 

Torino, Primo Maggio: la piazza non era vuota

Per la garanzia di salario per tutti, un lavoro dignitoso, per opere utili alla società che non servano a produrre solo profitti devastando il territorio e il clima, contro la repressione, per la libertà sindacale, di manifestazione e di sciopero, per il permesso di soggiorno europeo per tutti, contro le missioni militari all’estero.

Discorso pronunciato il 28 aprile 1945 da Franco Antonicelli, presidente del CLN Piemonte, ai microfoni di “Radio Torino libera”

Piemontesi, è il vostro comitato di Liberazione che vi parla in questo istante.

Quella che fu la voce segreta, che vi incitò e condusse, che vi interpretò e vi rappresentò nel cospetto di tutti, quella voce che risuonò dovunque una speranza declinasse o sorgesse, quella voce, libera e palese, ora vi parla.

 

Piazza Vittorio, 6 maggio 1945. Sfilano le forze partigiane che hanno liberato Torino.

[…] Una storia inaudita di oltraggi e di infamie, di delitti e di sacrilegi si compie con uno sfacelo così risolutivo delle forze nemiche, da ispirare a ciascuno il senso d’un volere fatale, d’una Provvidenza inesorabilmente giustiziera.

Ma eravate “voi” quella fatalità e quel volere, “voi” quella provvidenza e quella giustizia allorché il 10 settembre del ’43, voce unanime, affannosa, meravigliosamente delirante ed eroica di popolo, chiedevate per le vie, cercavate ad ogni magazzeno, a ogni caserma, armi, armi per la libertà.

Da allora la sorte di quel mostro biforme che furono il fascismo e il nazismo congiunti fu segnata.

[…] Possiamo ben affermarlo, poiché tutto il mondo ammirando lo riconosce, il Piemonte è stata la terra sacra, la terra già leggendaria dei partigiani.

Ed oggi, allo scrollo pauroso e insostenibile della vostra finale insurrezione, il mondo dell’odio e dell’orrore, delle nefandezze e della empietà precipita per non risorgere mai più.

È un sentimento di gioia per la libertà riacquistata e un sentimento di orgoglio per averla difesa e riconquistata con le nostre forze.

[…] Ed è un sentimento di fiducia; di fiducia ancora nell’umanità, nell’umanità di cui tanto disperammo e della cui possanza spirituale e morale tanto e tante prove di umili dalla grande anima ci fanno persuasi; un sentimento di fiducia nella rinascita dell’Italia […].

L’ora delle lotte, l’ora dei sacrifici non è terminata. Essa s’inizia appena. Il tempo è lungo, la via è aspra.

Il tuo Comitato di Liberazione non è solo un gruppo di capi, è una schiera di tuoi commilitoni.

Esso ti chiama a raccolta nell’ordine, nella disciplina, nel lavoro, nella comprensione, nella dignità dei tuoi diritti, del rispetto dei tuoi doveri: esso è sopra di te allorché in nome di quei principÎ e di quelle esigenze, senza cui nulla si conquista, ti esorta e ti comanda; ma è con te, al tuo fianco, compagno semplice e leale, come in ogni giorno della vita passata, quando dalla forza e dal consenso della tua anima prende coraggio, esempio e ispirazione.

 

Tratto da: Franco Antonicelli, La pratica della libertà, documenti, discorsi, scritti politici 1929-1974, Einaudi 1976

La liberazione di Torino 18-27 aprile 1945

http://https://www.youtube.com/watch?v=PTXqkOcDy54

Alle 9 del mattino del 18 aprile 1945 la città di Torino si trova paralizzata a causa di uno sciopero generale che registra un’altissima adesione da parte dei lavoratori.

Lo sciopero del 18 aprile 1945 fu l’ultima manifestazione del conflitto sociale nel Piemonte occupato dai tedeschi. Con il passo successivo, l’occupazione delle fabbriche il 25 aprile, prese avvio un conflitto non più sociale ma politico-militare. Lo sciopero del 18 è definito preinsurrezionale poiché fu il test necessario per verificare se l’insurrezione, che presentava notevoli incognite, poteva trovare il consenso di parti rilevanti della società, in primo luogo del mondo del lavoro. Lo sciopero, voluto e promosso dalle componenti politiche di sinistra, ottenne l’appoggio di tutte le forze del Cln.

Un tram guidato da fascisti volontari improvvisati deraglia a Torino il 18 aprile 1945

Per ovvie ragioni ebbe il suo cuore nel capoluogo della regione, ma trovò un’estensione in tutti i centri piemontesi con una presenza significativa di fabbriche.

Il 20 aprile il Comitato militare piemontese mette in stato d’allerta tutte le formazioni, siano cittadine o foranee.

Quattro giorni dopo, la sera del 24 aprile 1945, il Comitato di liberazione nazionale (Cln) dà ordine di attuare il piano per l’insurrezione, (Aldo dice 26×1…) elaborato già nell’autunno precedente e modificato più volte nei mesi successivi. L’obiettivo è liberare la città prima dell’arrivo degli Alleati, impedendo contestualmente la ritirata delle truppe tedesche e repubblichine e la distruzione degli impianti produttivi e delle infrastrutture nel corso del ripiegamento.

La lettera col messaggio Aldo dice 26×1 inviato dal CLN a tutti i gruppi partigiani piemontesi

Il 26 aprile le brigate partigiane raggiungono le posizioni stabilite per l’attacco, che tuttavia viene rimandato al giorno successivo a causa di alcuni contrasti tra il Cln regionale e il capo delle missioni alleate in Piemonte.

Nel pomeriggio del 27 aprile iniziano gli scontri a fuoco, con i partigiani che occupano rapidamente alcuni stabilimenti della Fiat (Mirafiori, Lingotto, Aeronautica) e si uniscono alle squadre interne di operai. Il continuo afflusso di uomini provenienti da fuori città rende vana la difesa tedesca e repubblichina, che si avvale anche dell’uso di una ventina di carri armati, spostati da una zona strategica all’altra nel tentativo di bloccare l’avanzata degli insorti. Il generale Ernst Schlemmer, comandante responsabile della piazza di Torino, apre i negoziati con il Cln (mediati dalla curia) per la resa delle truppe tedesche, ma nel frattempo organizza la ritirata dei suoi soldati, che infatti riescono nottetempo ad aprire un varco tra le linee partigiane e a ripiegare verso Chivasso.

Schema dell’ingresso delle forze partigiane in città il 27 aprile 1945

La mattina del 28 aprile Torino è liberata e il Cln ne assume la piena amministrazione, mantenendola fino al 9 maggio (le prime avanguardie alleate arriveranno in città il 1o maggio, mentre la giunta militare angloamericana sarà operativa una settimana dopo). Per quanto l’area urbana sia sgombra, la presenza militare tedesca persisterà per alcuni giorni in varie aree limitrofe, comportando una serie di razzie ed eccidi (in particolare a Grugliasco e Santhià) e di azioni criminali di cecchinaggio portate a compimento da irriducibili repubblichini che presero a sparare sui civili inermi dai tetti e dagli abbaini. Sotto i colpi dei cecchini caddero uomini, donne e bambini. Questo surplus di violenza gratuita, assolutamente inutile ai fini del conflitto, diede la dimensione della totale estraneità, del feroce disprezzo dimostrati dai fascisti rispetto ai torinesi e acuì ancor più la rabbia popolare accumulatasi in 20 mesi di sofferenze, contribuendo alle reazioni dei giorni successivi.

Nelle giornate comprese tra il 26 e il 30 aprile 1945, secondo le fonti della Croce Rossa, gli scontri armati, il cecchinaggio, le esecuzioni, provocarono in città oltre 800 morti e circa 1000 feriti e continuarono sino alla resa definitiva della Germania, il 2 maggio 1945.

I partigiani entrano in Via Roma la mattina del 28 aprile.

 

estratti da: il Piemonte nella guerra e nella Resistenza: la società civile a cura del Comitato per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione

TAV. Nebbia in Val Susa: tra sassi e manganelli. Articolo di Giovanni Vighetti

Il 13 aprile, dopo una notte di turbolenze in Valle di Susa, a San Didero, dove cittadini e amministratori si stanno opponendo alle operazioni propedeutiche alla costruzione di un nuovo autoporto, il prefetto di Torino, Claudio Palomba, ha auspicato «che valori cardine costituzionalmente tutelati della nostra democrazia, come la libera espressione del dissenso e il diritto di manifestare, non siano strumentalmente utilizzati quale pretesto per comportamenti, come quelli registrati in Val di Susa nelle ultime ore, connotati da una inaccettabile violenza generalizzata». Le sue parole riassumono bene il punto di vista di chi, al di là delle frasi di prammatica, ha comunque un’idea autoritaria della democrazia. Il concetto di questo punto di vista è: si può manifestare, esprimere il proprio dissenso ma poi tutti a casa.. a guardare qualche programma lavacervello davanti alla tv, perché le decisioni le prendiamo Noi (https://volerelaluna.it/controcanto/2021/04/07/la-democrazia-autoritaria-che-e-dietro-langolo/).

Si possono avere opinioni diverse, ma sicuramente la democrazia è rispetto e considerazione delle comunità locali che vanno ascoltate e devono poter decidere del proprio futuro. Tutto questo in Valle di Susa non c’è stato perché la contrarietà dei cittadini e delle amministrazioni locali al progetto, ormai monco e sempre più assurdo della Torino Lyon, non è mai stata rispettata. Anzi è sempre stata sbeffeggiata: quante volte proprio all’indomani di cortei di 35-40.000 cittadini è stato dato lo schiaffo di accelerazione negli appalti o dei lavori dei cantieri!

I politici ‒ dal piddino Gariglio all’evanescente Giachino, passando per volgari esponenti della destra che hanno definito “feccia” il Movimento No Tav ‒  ripetono, come un disco rotto, le consueti frasi sulla violenza dei No Tav, ma tacciono, per ignoranza o per malafede, sul vuoto progettuale e finanziario che c’è in Francia sul tratto della ferrovia da Saint Jean de Maurienne a Lyon (https://volerelaluna.it/tav/2021/03/29/come-ti-distruggo-la-valsusa-lalleanza-tra-alta-velocita-e-autostrada/). Parlarne sarebbe l’ammissione che la leggendaria linea ad alta velocità, che partendo da Kiev doveva arrivare a Lisbona, sbuca e si ferma solo nella Maurienne e quindi il tunnel di base è fine a se stesso.

Ma parliamone della violenza. A volte vola qualche sasso: non è bello ma è inevitabile, e succede storicamente in tutte le parti del mondo quando le ragioni inascoltate sono costrette alla protesta, ed è difficile in alternativa tirare solo piume di gallina. Ma, dall’altra parte, i cittadini si trovano davanti forze militari sproporzionate per numero e violenza, che sgomberano i presidii di notte, che avanzano con blindati e idranti sparando lacrimogeni al gas CS ad altezza d’uomo, ben protetti da casco, scudo, parastinchi, paragomito, e roteando il manganello sulla testa di chi si oppone senza alcuna protezione sul proprio corpo. Questa non è violenza? una manganellata fa forse meno male di un sasso?

Manganelli e pietre sono l’esatta fotografia della deriva autoritaria di una classe politica inetta e inadeguata che delega alla forza pubblica la soluzione, manu militari, di scelte che non possono essere accettate da chi le subisce perché non sono determinate dall’interesse generale ma dagli interessi delle lobby, che nella quarantennale vergognosa assenza di una legge di regolamentazione, hanno la forza e la possibilità di condizionare il Parlamento. E perché mai dovremmo accettare la devastazione del territorio in cui viviamo? Per un tunnel di base fine a se stesso, visto che la Francia, favorevole al tunnel perché l’Italia paga anche gran parte della quota in carico ai transalpini, non ha alcuna intenzione di costruire la conseguente linea ad alta velocità tra Saint Jean de Maurienne e Lyon?

Perché Stampa e Repubblica, stesso gruppo editoriale, tacciono sul fatto che la Francia ha rinviato al 2038 la valutazione, non la progettazione e tantomeno l’inizio dei lavori, se costruire o meno la linea ferroviaria per il proseguimento del tunnel di base (https://volerelaluna.it/talpe/2019/05/07/linformazione-alla-prova-del-tav/)? La risposta è semplice e rimanda agli interessi della tradizione Fiat, già general contractor per la costruzione di altre linee ad alta velocità. Ma la Fiat non c’è più, non c’è più nemmeno Fca, e gli eredi dell’impero Agnelli vendono pezzi importanti dell’industria automobilistica in favore degli utili degli azionisti. A breve ci sarà anche il passaggio dell’Iveco alla cinese Faw, e Stellantis non avrà particolari riguardi per gli stabilimenti italiani a partire da Mirafiori e Melfi. Torino perde la sua centralità industriale nel settore automobilistico e i Sì Tav torinesi si riempiono la bocca di bolle di sapone per un tunnel fine a se stesso e che non va da nessuna parte (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2018/10/22/quel-treno-per-lione-alla-vigilia-di-una-scelta/).

E i valsusini dovrebbero limitarsi fare quattro passi in un corteo gridando No Tav per poi tornare a casa, realizzati, a guardare la Tv, e lasciare che tra San Didero e Bruzolo venga cementificata un’altra area di 70.000 mq per costruire un altro autoporto, che venga smantellato quello di Susa per essere sostituito con un cantiere di deposito dello smarino estratto dal futuro tunnel di base, con conseguente degrado ambientale dell’area e della vita dei cittadini che vivono tra Susa e Bussoleno.

Non è accettabile e continueremo ad opporci.

TAG:

San Didero, Valle di Susa, No Tav, autoporto, polizia, violenza, gas lacrimogeni

parola chiave:

San Didero

TAV Credevo fosse un treno, invece era un camion. Articolo di Alberto Poggio

 

Il 13 aprile, in piena notte, centinaia di poliziotti e carabinieri hanno occupato l’area di San Didero in cui Sitaf e Telt hanno deciso di trasferire l’autoporto di Susa, accerchiato il presidio No Tav e tentato di sgombrare gli occupanti.

Ospedali e sanità

Pensavi avrebbero rafforzato quelli. Cosa sarebbe più urgente? E la scuola, diamine. Dopo mesi e mesi con bambini e ragazzi incollati ai video, perché non possono stare in classe: i loro edifici scolastici sono troppo pochi, piccoli e spesso fatiscenti. Senza dimenticare il lavoro. Chi rischia di perdere il lavoro oppure è in seria difficoltà con la sua impresa, ai quali sono arrivate solo briciole.

Per il Tav

No, niente di tutto questo. Anche oggi lo Stato fa il Tav. Nel bel mezzo della pandemia da coronavirus, con l’Italia che annaspa tra chiusure a singhiozzo, vaccinazione a rilento ed economia che traballa.

I latitanti della Valsusa

Due notti fa mezza polizia d’Italia si è trasferita in Val Susa per un’immensa operazione. La cattura del boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro? No, lui può dormire sonni tranquilli. E protetti. Le truppe qui vengono per imporre con la forza la Torino Lione: la grande opera più inutile d’Europa, come ci dicono le conclusioni della Corte dei Conti Europea (previsioni gonfiate del traffico merci, progetto inconsistente, decennali ritardi di costruzione, danno climatico conclamato). A latitare, da queste parti, sono solo in due: la credibilità dello Stato e la costruzione della Torino Lione.

Pensavo fosse un treno, invece era un camion

Per fare il treno? Macché! Qui vogliono iniziare la costruzione dell’area per i camion. Sì, avete letto bene: i camion, proprio quelli che dovevano sparire grazie alla nuova mirabolante ferrovia. Due notti fa la macchina da circo della Torino Lione si è rimessa in moto per la sua ennesima e futile esibizione: l’apertura in Val Susa (a San Didero, bassa valle) del cantiere per la costruzione di un Autoporto ovvero di un’immensa area sosta e servizio per i camion, per metterceli quando chiudono il transito sui valichi. Ne esiste già una (a Susa) ma nell’allegra giostra del Tav piace buttarla all’aria per farci sopra altri cantieri. E ne esiste già anche un’altra, più vicino a Torino (a Orbassano). Ma l’occasione di spreco era imperdibile: questa bella (e inutile) cattedrale autostradale costa 49 milioni di euro.

Il mago delle recinzioni

Pertanto nelle prossime ore in Val Susa potremmo avere un po’ più di recinzioni. Altre ne avevamo già (a Chiomonte e Giaglione). Negli ultimi anni Telt, la società pubblica italo-francese che dice di voler fare il Tav, ha assunto un tono un po’ trumpiano: ultimamente si è specializzata nella posa di recinzioni. Considerato che con i treni non sta andando tanto bene… Vent’anni fa l’avvio (presunto) dei primi cantieri in Francia. Dieci anni l’apertura del primo (e unico finora) cantiere in Italia (Chiomonte). In vent’anni si sarebbero potuti costruire 3 tunnel (tre). Invece, dopo vent’anni di chiacchiere e miliardi, nemmeno un centimetro di ferrovia realizzata. Malgrado i signori del Tav dispongano di soldi, potere e della mano pesante della forza pubblica, nei cantieri italiani non si stanno costruendo ferrovie (bensì recinzioni).

L’uomo su Marte, prima di Lione

Le agenzie spaziali di tutto il mondo stanno lanciando la corsa per il pianeta rosso. Entro il 2030 una stazione spaziale permanente potrebbe essere messa in orbita intorno alla Luna. Ma nel frattempo (anche partisse oggi) il tunnel ferroviario del Tav non sarà ancora in esercizio. Andremo su Marte prima che a Lione, probabilmente. In realtà ci possiamo già andare, in TGV e prossimamente in Frecciarossa, ma spiace deludere quelli che credono ancora alle favole. Quanto tempo ancora dovremo aspettare, prima che questo progetto screditato e dannoso venga finalmente accantonato? Quanto tempo ancora dovremo aspettare, prima di vedere finalmente le Infrastrutture e le Mobilità Sostenibili?

L’autore:

Alberto Poggio, ingegnere, è membro della Commissione tecnica nominata dal Comune di Torino e dai Comuni della Valle di Susa per studiare l’andamento del progetto della Nuova Linea ferroviaria Torino-Lione.

TAG:

San Didero, Val Susa, Tav, autoporto, Sitaf, Covid, povertà

parola chiave:

San Didero

 

 

Dana Lauriola è stata finalmente scarcerata

Dana Lauriola è stata finalmente scarcerata. Dopo sette mesi  di carcere, le sono stati concessi gli arresti domiciliari.

 

3 aprile: un pranzo sospeso. Articolo di Gabriella Domenino

Dai primi di marzo Volere la luna ha dato vita, per ora in modo sperimentale, a un’iniziativa di “pasti sospesi” (https://viatrivero.volerelaluna.it/pasti-sospesi/) come pratica di mutualità e solidarietà nei confronti delle tante persone in difficoltà che vivono nel nostro contesto urbano. In concreto, grazie all’accordo siglato con l’Associazione Sardi Antonio Gramsci di via Musinè (che provvede alla preparazione dei pasti), due nostri soci, Enzo e Gabriella, si recano settimanalmente presso le abitazioni di alcuni cittadini che vivono situazione di indigenza portando pranzi preconfezionati e amicizia. L’iniziativa – che vorremmo potenziare nel tempo – è resa possibile anche dalla collaborazione attiva con la Casa del Quartiere +SPAZIO 4 che fornisce l’elenco di cittadini segnalati dai servizi sociali.

Ad oggi è attiva la consegna settimanale di 10 pasti preparati dal Circolo dei Sardi che accompagna al confezionamento del pasto una sporta di verdura e frutta donata dagli ambulanti del mercato di corso Svizzera e da alcuni grossisti dei mercati generali. È una rete di relazioni che permette di rendere concreto un gesto che vuole essere qualcosa di più e di diverso da un intervento caritatevole di supporto: si incontrano persone, si vedono volti, si scambiano sguardi di solidarietà fra persone, che seppur in condizioni economiche difficili vorrebbero offrire un caffè, un bicchiere d’acqua come gesto di scambio riconoscente. Di seguito la cronaca di un incontro.

3 aprile 2021

È una giornata particolarmente calda, in questa primavera anomala: le cronache ci ricordano che è dal 1953 che non si registra un cielo così avaro di pioggia, in questa Regione densa di fiumi, montagne e colline che diventano pianura.

Con Enzo siamo in corso Toscana, lungo il tragitto della linea 3 del tram che dalle sponde del Po conduce al cuore delle Vallette; un quartiere storicamente teatro di rappresentazioni di malesseri, di fatiche personali che diventano collettive, fotografia di condizioni di vita condivise di chi lo abita. Viaggiamo sul lato destro del corso, dalla periferia verso il centro cittadino, nominando i numeri a ritroso nella ricerca dell’abitazione del signor S.

Come sempre Enzo, al termine della consegna precedente, ha chiamato telefonicamente il nominativo in elenco per accertarsi della presenza a casa dell’interessato.

“Si, ora sono a casa, ma tra poco devo uscire a fare delle commissioni”.

“Ma noi arriviamo subito. Ci aspetti. Dieci minuti e siamo da lei”.

A volte capita che nonostante Enzo si sia premurato di contattare la sera precedente le persone in elenco per concordare l’orario del nostro arrivo, poi non risponda alcuno al citofono. Allora le richiamiamo e sovente sono in casa. Chissà forse accolgono con leggerezza incredula la proposta di appuntamento per la consegna del pasto, o forse rispondere al suono del campanello di casa significa sottolineare a loro stessi e rendere visibile ad altri, a sconosciuti, la loro situazione di indigenza. Può subentrare la vergogna, l’imbarazzo, … chissà.

Arriviamo dunque al numero civico indicato: ad attenderci sul portone vi è un signore vestito con cura. Scendo dall’auto e domando se sia il signor S.: alla sua risposta affermativa aggiunge di aver portato con sé la documentazione che attesta la sua disabilità. Si avvicina.

“La ringrazio, ma non è necessario verificare i suoi documenti. Non abbiamo bisogno di riscontri”.

Il suo sguardo trasmette un misto di imbarazzo, disagio, timore e anche sorpresa: ricambio lo sguardo cercando di trasmettere un sorriso con gli occhi, per rassicurarlo.

Le mascherine ci obbligano ad affinare la comunicazione visiva, a prestare attenzione agli sguardi che riceviamo e a quelli che inviamo.

Il signor S. si dimostra curioso, interessato, vuole sapere chi siamo. Nel contempo si racconta, a volte ripetendosi. Gli sorrido e accolgo il suo racconto.

“Come posso fare per avere ancora qualche pasto. Io faccio dei lavoretti con il Comune, sono lento a comprendere, ma in questo momento è tutto fermo e così avrei bisogno di più pasti. È possibile? Come ti chiami?”

“Mi chiamo Gabriella”

“Io mi chiamo S. Puoi venire ancora a portarmi dei pasti?”

“Devo essere sincera, non lo so. Quello che posso fare è segnalare il tuo nominativo a chi predispone l’elenco.”

“Si, si. Ho capito. Però tu dillo il mio nome. Mi chiamo S. te lo ricorderai?”

Annuisco e lo saluto con la mano salendo sull’auto.

Con Enzo si rimane ancora un po’ di tempo fermi al medesimo numero civico: nel frattempo che  telefona a Cristina per organizzare la consegna successiva, comunico il nominativo del signor S. e guardo le persone che passano sul marciapiede.

È un quartiere rimasto difficile, sede negli anni di diversi insediamenti che non ne hanno facilitato il recupero urbano e sociale (dagli inizi degli anni ’80 prima il complesso carcerario, poi negli anni ’90 il nuovo stadio rifatto nel 2010-2011 ed infine nel 2012 la nuova centrale termoelettrica IREN)

Le persone, gli sguardi delle persone nelle periferie, il loro modo di muoversi, sembrano trasmettere fatica e disagio… o forse più semplicemente lo si nota perché ora siamo in questo quartiere e ci sembra più evidente che non altrove.

10 aprile 2021 – giornata nazionale di mobilitazione

10 aprile 2021 – giornata nazionale di mobilitazione

10 APRILE 2021 – GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE:
“IL NOSTRO RECOVERY PLANET TOUR” IN PIÙ DI 20 PIAZZE DI TUTTA ITALIA.
DIRETTA ZOOM Fb @SOCIETADELLACURA.

A TORINO saremo in PIAZZA CASTELLO dalle ore 15 alle 18,30 con le campagne:
Salvare la Cavallerizza Reale; Riapriamo il Maria Adelaide; No Brevetti sui Vaccini;Salvaguardia della Legge 194; No Tav; Trattato ONU sul divieto delle armi nucleari; Acqua Pubblica …e molte altre.

Assemblea ordinaria annuale – 29 aprile 2021

ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI

convocazione

L’Assemblea ordinaria di VOLERE LA LUNA è fissata, in prima convocazione, mercoledì 28 aprile 2021 alle ore 03.00 e, in seconda convocazione

giovedì 29 aprile 2021 alle ore 18.00
sulla piattaforma ZOOM

con il seguente ordine del giorno:

  1. Relazione sull’attività svolta. Discussione e proposte.
    2. Rendiconto finanziario al 31 dicembre 2020. Relazione illustrativa e deliberazioni conseguenti.
    3. Rendiconto preventivo 2021. Relazione illustrativa e deliberazioni conseguenti.
    4. Integrazione del consiglio direttivo a seguito delle dimissioni di Fulvio Perini.
    5. Varie ed eventuali.

Allegati
– rendiconto finanziario al 31 dicembre 2020
– rendiconto preventivo 2021

Attenzione:

  1. In base allo statuto possono partecipare all’assemblea ed esercitare il diritto di voto, direttamente o per delega, tutti i soci iscritti entro il mese di febbraio 2021 e in regola con il pagamento della quota 2021 all’11 aprile 2021 (e, dunque, tutti coloro che ricevono questa mail). Ogni delegato può avere un massimo di tre deleghe.
  2. chi non potrà essere presente di persona e intende rilasciare delega può farlo rispondendo, entro il 28 aprile, a questo messaggio e scrivendo: «Io sottoscritto/a (cognome e nome) delego a rappresentarmi nell’assemblea ordinaria di VOLERE LA LUNA di giovedì 29 aprile 2021 il/la socio/a ……………………». Al fine di evitare deleghe nulle ‒ perché rilasciate a socio/a non presente o con numero di deleghe superiore al massimo consentito ‒ chi delega deve accertarsi della presenza del delegato o lasciare in bianco il suo nome (con autorizzazione alla presidenza dell’assemblea di provvedere al completamento).

Torino, 12 aprile 2021

Il presidente
Livio Pepino

 

Non appena possibile (nella migliore delle ipotesi a fine maggio-giugno) ci sarà una nuova assemblea, almeno parzialmente in presenza, per il necessario confronto sulla situazione politica generale e le prospettive dell’associazione;