Abbracci

Abbracci
Non si usano quasi più, gli abbracci
Non quelli scontati, fatti tanto per fare
Non quelli dovuti, per buona educazione
Gli altri
Quelli occasionali, che nascono
come treni in partenza
Che incontrano mondi, fogliame,
sguardi che si spostano
Che i miei capelli
e i tuoi, capelli
Che gli occhiali, oddio,
nel taschino
Non si usano quasi più, gli abbracci
tra persone che si conoscono appena
eppure hanno gli stessi sguardi
smarriti nei particolari
A volte un abbraccio arriva,
a volte un abbraccio parte
Poi magari si dimenticano
(così è la vita, se vi pare)
Lino Di Gianni 25/1/2020

Beni comuni o beni privati ? di Ezio Boero

Un quartiere di periferia alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Una piazza alberata. Qualche passerotto canticchia allegro sui rami. Bambini giocano a pallone sull’erbetta. Un gruppo di vecchiette fanno la maglia sedute all’ombra. Guardano sorridenti gli approcci di due innamorati seduti su una panchina discosta.

Una pallonata colpisce il cesto dei gomitoli. Si levano nell’aria improperi che sollevano l’attenzione dei vecchietti che giocano a carte, separati dalle donne. Dalla piola escono avventori, col bicchiere di barbera in mano, che disprezzano l’acqua della fontanella che fa bella mostra di sé sulla piazza. Anche dalla sede di Partito affacciata sulla piazza escono alcuni militanti che stanno scrivendo un volantino sulla nuova biblioteca da realizzare nel rione. Poi altri, che, nel cortile sul retro della stessa sede, giocavano a bocce.

Le voci si chetano quando arriva un furgone che scarica transenne. Un organizzatore di feste incravattato spiega ai curiosi che la piazza sarà chiusa per due settimane per una festa imprecisata: “non preoccupatevi: lasceremo tutto pulito e doneremo anche una nuova panchina al Comune”. Tutti i precedenti protagonisti della vicenda si assembrano attorno al promotore dell’iniziativa, rivendicando lo spazio pubblico che non deve essere impedito alla frequentazione. Iniziano telefonate verso interlocutori istituzionali imprecisati. Le transenne infine sono ricaricate sul camion. La nuova panchina l’installerà il Comune senza attendere quella donata dal privato. La festa, bella o brutta che sia, la faranno altrove. Sul cemento di un parcheggio.

Un grande parco urbano. Terzo decennio del secolo in corso. Prima c’erano fabbriche, di cui è quasi assente la memoria: le attuali Amministrazioni non sentono più propria quella storia.

Nel parco sono stati piantati anche altri alberi rispetto allo scarno progetto originario. Sembrano soldatini allineati come in una parata di regime oppure coltivazioni di pioppi da falegnameria. Non s’odono canti di uccellini. Le panchine sono poche e scisse dagli alberi. La maggior parte di cemento, senza schienale. Nessun anziano vi si siede: sono scomode e al sole. I bambini sono chiusi in alcune aree gioco. Attorno alle quali vorticano salutisti ansimanti che fanno jogging. Due o tre di loro fanno esercizi in un’area appositamente dedicata a un’ attività ginnica dal nome inglese. Gruppetti di ragazzi vagano con uno skateboard alla ricerca dei loro spazi separati.

Quasi nessuno passeggia nel parco. Coppiette di innamorati non se ne vedono. Nemmeno un campetto per tirare quattro calci a un pallone. Forse sono vietate entrambe le cose. Così come riunirsi per sentire un po’ di musica. La musica la fanno i concerti autorizzati. Ed è molto più rumorosa.

La frequentazione del parco è programmata da un Comitato di gestione, un’agenzia di sviluppo territoriale che raggruppa qualche rappresentante del Comune attorno ai “portatori d’interessi”, non del territorio, ma sul territorio. L’idea è stata quella di mettere a reddito il parco, di far sì che non se ne stia lì infruttuoso ad aspettare risorse per la sua manutenzione. Ma procuri soldi, quantomeno ai privati che richiedono di utilizzarlo. La priorità è data a grandi eventi che facciano conoscere la città a livello internazionale e che portino incassi agli alberghi cittadini. Al Comune, pochi proventi: l’Assessore incaricato ha deciso di scontare loro al massimo la tassa di occupazione di suolo pubblico. Ad esempio, un concerto che occupa gran parte del parco per 15 giorni non paga molto di più, al giorno e al metro quadro, di qualche sopravvissuto della partecipazione dal basso dei cittadini che installa sul marciapiede per qualche ora un banchetto di proselitismo delle sue iniziative. Peraltro malviste da ogni colore di Amministrazioni che si succedono, perché estranee ad essere irregimentate oppure ad entrare in una sana competizione di idee per richiedere contributi pubblici.

Sullo sfondo un grande camion parcheggiato in una delle poche aree verdi del parco scarica centinaia di transenne per rinchiuderne una vasta area dove affluiranno nuovamente migliaia di persone. Per entrare tra le transenne e godere dell’evento si pagherà il biglietto. Se una manifestazione fosse gratuita, si pagheranno le consumazioni. Le pochissime fontanelle adiacenti saranno chiuse, a cura dell’azienda dell’acquedotto comunale, per favorire l’acquisto di care bottigliette in plastica di acqua minerale.

I promotori delle manifestazioni che si avvicendano nel parco pubblico esaltano in ogni dove è data loro la parola, sui giornali o in quelle che una volta erano dibattute riunioni elettive, il valore imprescindibile, e pure ecologico, dell’iniziativa privata che fa conoscere la Città nel mondo e porta la loro cultura nelle desolate periferie. Se pur al prezzo risibile dell’occupazione quasi permanente della gran parte dell’area verde, che di pubblico, e di verde, ha solo più il ricordo.

In cambio dei massicci proventi, loro, gli organizzatori/benefattori che vantano il loro amore sperticato all’ambiente e ai cittadini e al loro benessere, doneranno al parco tre panchine e un gabinetto chimico.

Alcuni rappresentanti del Comune hanno lo sguardo commosso e i lacrimoni negli occhi mentre si fanno fotografare di fronte ad una delle panchine sponsorizzate. Adorano questi benefattori e pendono dalle loro labbra mentre questi insegnano loro come devono gestire la cosa pubblica come fosse un’azienda privata.

Qualche anno più tardi sulle schede elettorali non ci saranno più simboli di Partiti ma i loghi di varie aziende, tra cui scegliere quella che prometterà la migliore promozione del territorio a fini di profitto.

EZIO BOERO

Nato a Torino nel 1954. Laureato in Scienze politiche con una tesi su “Politica dei trasporti e sviluppo urbano: il caso torinese”, ha fatto attività politica, sindacale e ambientalista.

ha pubblicato:

– La Spina 3 di Torino. Trasformazioni e partecipazione: il Comitato Dora Spina Tre VisualGrafika 2011
Da Cittadella industriale a Spina 3: una riconversione incompiuta in Postfordismo e trasformazione urbana  IRES Piemonte 2016
Racconti torinesi. Da leggere in tram, StreetLib 2017
Granata. Una storia di resistenza, StreeLib 2019
Racconti inopinatamente decontestualizzati, StreetLib  2019
– Storia sociale e del lavoro degli Stati Uniti, StreeLib del 2019

 

BORGATA PARALOUP

BORGATA PARALOUP

Al riparo dai lupi

Borgata Paraloup è un nuovo centro culturale, che offre servizi di carattere culturale, sociale e turistico, dove vivere tutto l’anno un’esperienza di comunità accogliente, solidale e sostenibile.

Uomini o assessori ? (direbbe Totò) di Gianfranco Vitale

Ecco un esempio cosa avviene sul versante “Salute e problematiche dei soggetti disabili” in Piemonte, grazie alle scelte scellerate della giunta regionale di centro destra.
Mio figlio autistico è ospite di una comunità residenziale di Torino. Trascorre a casa con me ‒ quasi regolarmente – tutti i fine settimana. Con mio grande stupore da un paio di mesi mi viene richiesto di esibire, ogni volta che vado a prenderlo, il Green Pass. All’inizio ho pensato a uno scherzo ma il coordinatore della struttura mi ha spiegato che, come comunità, devono attenersi scrupolosamente alle disposizioni emanate dall’assessore regionale alla salute (Luigi Genesio Icardi) di concerto, ovviamente, con il presidente della Giunta regionale (Alberto Cirio). Sanno questi “simpatici giocherelloni” che tale obbligo è previso, a norma di legge, solo per coloro i quali devono accedere “all’interno” delle strutture sanitarie? Sanno che (invece) i familiari, in quanto appestati, vengono tenuti “all’esterno” a doverosa distanza dall’ingresso delle strutture sanitarie e di quelle ad esse assimilate?
Ho regolarmente completato il booster vaccinale e l’ho esibito in piena pandemia ovunque mi è stato giustamente richiesto. Trovo semplicemente demenziale ‒ mi rendo conto che è un termine fin troppo generoso nei confronti della coppia Cirio&Icardi ‒ che mi venga richiesto di mostrarlo a chi ne è ben a conoscenza, con conseguente inevitabile perdita di tempo da parte mia (e del personale incaricato di verificarlo) e soprattutto con l’effetto, che si ripete puntualmente, della pesante agitazione di una persona autistica come mio figlio, i cui problemi – al pari di quelli di ogni altra persona autistica ‒ sono completamente ignorati da politici impreparati di questo calibro e da corti di funzionari incompetenti.
Se non fossi stato chiaro è come se persone che conoscono perfettamente la mia identità mi chiedessero ogni volta di mostrare il documento di riconoscimento.

Cari Cirio e Icardi non vi sembra ridicolo tutto questo? Non vi fa effetto essere così patetici? Temo di no. Perché?

Perché avete ampiamente superato il senso del ridicolo! Naturalmente non escludo affatto che in questo eterno e patetico gioco del cerino, tipicamente italiano, i personaggi richiamati scarichino le proprie responsabilità sul ministro Speranza (che per inciso giudico altrettanto incapace come tutto il governo degli ex migliori). Le regioni sono bravissime a rivendicare la “loro” autonomia quando in gioco ci sono i “loro” interessi, negli altri casi delegano allo Stato…
È oltremodo frustrante trovarsi di fronte a questa banda di inetti che rendono ancora più difficile la vita di genitori già duramente provati ogni giorno da mille difficoltà. Genitori abbandonati a sé stessi, di cui ci si ricorda, ovviamente, solo alla viglia di elezioni in cui in ballo ci sono clientele e poltrone.
Questi (stra)parlano di fragilità dei nostri figli, nonostante abbiano solo 20, 30, 40 anni… I veri fragili sono proprio le persone ai vertici delle istituzioni. Fragili, anzi fragilissimi ‒ come la vicenda dimostra ‒ soprattutto dal punto di vista cognitivo (ben al disotto dei nostri figli)! Dopo avere sfasciato la sanità completano l’opera con questi provvedimenti farlocchi che si possono spiegare solo in quanto opera di poveretti o, se si preferisce, di dilettanti allo sbaraglio.

Gianfranco Vitale è nato a Catanzaro il 7 agosto 1949. Dopo essersi laureato in Scienze Politiche all’università di Roma si è trasferito a Torino dove, a partire dal 1976, ha iniziato l’attività di docente di scuola media superiore. E’ padre di un uomo autistico inserito in una residenza sanitaria per disabili. È autore dei libri “Mio figlio è autistico” e “L’identità invisibile. Essere autistico, essere adulto”.

Appunti di Mario del 18/10/2022

 

ANCORA SU ELEZIONI 2022

Riflettono le grandi incazzature della borghesia italiana (Confindustria) che paga la subordinazione del Capitale finanziario europeo a quello USA con la guerra russo ucraina.

La campagna elettorale da parte dei grandi gruppi finanziari ha dovuto essere anticipata per le dimissioni di Draghi e quindi è stata condizionata da questo anticipo dovendo accelerare la formazione della componente centrista di Azione ( Calenda)  e dovendo rinunciare in pratica alla formazione politica di Di Maio (Impegno civico) che stavano costruendo, e dovendo riutilizzare ancora Renzi.

Questo ha fatto sì che l’ipotesi iniziale di far sparire i 5 Stelle per dar vita ha un governo formato da PD, Azione, Italia Viva, Impegno civico è saltata.

Il capitale finanziario, schierato contro il centro-destra che in qualche modo rappresenta gli interessi della borghesia nazionale, ha dovuto accelerare su Azione, staccandola dal PD e cercando di far convergere su di essa la gran parte del centro creando così il terzo polo per condizionare eventualmente sia  il PD che la FdI.

Nel contempo la scomparsa di Di Maio (che si è dovuto unire in fretta con Tabacci e schiacciato da Renzi/Calenda) ha ridato fiato ai 5 stelle che sono tornati in auge cercando di recuperare più voti possibile dal campo degli astenuti e da PD.

Ma il voto ha comunque premiato lo schieramento del centrodestra In particolare Fratelli d’Italia, che ha beneficiato del fatto di essere stata l’unica opposizione al governo Draghi.

La lega e Fratelli d’Italia sono state penalizzati e ciò nonostante  Forza Italia, oggetto di un’opera di sottrazione di personale politico sia da parte del capitale finanziario verso Azione sia da parte di Fratelli d’Italia, grazie ha un’ottima campagna elettorale del solito Berlusconi ( Mediaset e Monza vittorioso contro la Juve la domenica prima del voto),  è riuscita a pareggiare i conti con la lega condizionando quindi in qualche modo tutta la coalizione di centro-destra che dovrà fare i conti con Fratelli d’Italia ( formazione politica ormai a carattere personale e del gruppo Mediaset)  comunque in qualche modo collegata al grande capitale finanziario (E per questo rimane l’anello debole della  coalizione).

Meloni Sarà costretta a creare un partito di lotta e di governo per non lasciare agli alleati o all’opposizione anche questo ruolo.

Una parte del grande capitale finanziario italiano/europeo (Fiat, Luxottica, ecc.) ha già da tempo abbandonato l’Italia per trasferirsi all’estero (Gran Bretagna Olanda)  e per questo motivo non è riuscito a determinare appieno l’esito elettorale a suo favore.

Cercherà con Azione di condizionare il nuovo governo, intanto ponendosi come alternativa a  Forza Italia (già fatto in occasione delle elezioni di La Russa alla Presidenza del Senato)  o comunque  lavorare di sponda.

Il PD è costretto all’opposizione,  il leit motiv ‘fascismo’, ‘razzismo’, non solleverà certo il malcontento operaio che potrà rimanere terreno di azione per i 5 Stelle e di quello che rimane  della sinistra parlamentare oppure sarà terreno anche delle destre, che con l’abolizione della legge Fornero sulle pensioni sembra stiano già cavalcando la questione.

Letta è bruciato.

I 5 Stelle che rappresentano il Sud più la Appendino ( in qualche modo Torino, la Fiat ?)

A livello internazionale la caduta di Draghi ( e del governo svedese + Truss, ecc.) preoccupano Von der Leyen, ma anche Biden.

Draghi prima di lasciare il governo a Meloni ha fatto la trottola in giro per l’Europa con riunioni,  Macron,  Ucraina, ITA,  addestratori, Tetto al Gas per chiudere su tutta una serie di questioni interessanti al capitale finanziario euro-atlantico prima dell’insediamento di Meloni.

Ma ora le cose cambieranno, ovviamente con le dovute manfrine diplomatiche.

Appunti di Mario del 28/09/2022

 

MIE BREVI CONSIDERAZIONI SUL GOVERNO MELONI

Le recenti elezioni politiche in Italia hanno dato i seguenti risultati:

1 – Il capitale finanziario euro-atlantico che con  Draghi  aveva controllato l’esecutivo italiano  non è riuscito  a riprendere il controllo con le formazioni politiche che a Draghi si richiamavano (Azione di Calenda e Renzi) o che  comunque riproponevano la cosiddetta Agenda Draghi (PD).

2 – Fratelli d’Italia  beneficiando di 2 anni all’opposizione contro il governo di unità nazionale diretto da Draghi non solo ha mantenuto il suo serbatoio elettorale burocratico militare del centro/sud ma anche incrementato i suoi voti al nord,  storico terreno di caccia di Forza Italia e della Lega.

3 – Sintetizzando si può dire che la coalizione di centro-destra, vincendo le elezioni, si è posta come rappresentante di tutta la borghesia italiana che vuole trattare col capitale finanziario euro/atlantico da posizioni autonome migliori condizioni senza dover dipendere direttamente dalla Commissione europea diretta da Von der Leyer.

4 – Alcune cose potranno essere ridiscusse  o comunque riequilibrate:

  • In Europa, con la vittoria del centrodestra in Italia, si rafforzano le posizioni di chi rivendica una maggiore autonomia nazionale rispetto al processo di unificazione Europea rappresentate dai partiti di centro-destra;
  • e per l’Italia ciò potrà forse anche voler dire  ridiscutere l’impegno verso la guerra Russo Ucraina. Non potranno non pesare sul nuovo Governo gli interessi di chi intende riprendere in qualche misura i rapporti economici con la Federazione Russa;
  • E poi la revisione e magari anche il ridimensionamento del PNRR  che per l’Italia prevede non solo capitali a fondo perduto ma anche consistenti prestiti che potrebbero sottomettere lo Stato italiano ai diktat della UE;

5 – Certamente il nuovo governo Meloni dovrà prendere in mano la patata bollente che Draghi con le dimissioni ha evitato di prendere e che gli consegnerà.

Draghi da un lato ha fatto di tutto  in questi ultimi mesi  per accelerare il PNRR, per legare  finanziariamente l’Italia all’Europa, e dall’altro per non  assumersi la responsabilità di modificare la legge di bilancio per far fronte alla catastrofe economica che si sta avvicinando anzi che ormai incombente.

6 – Il governo di centro-destra nel giro di pochi mesi,  di pochi giorni,  dovrà affrontare da un lato sul terreno internazionale l’escalation della guerra Russo Ucraina, dall’altro la crisi economico industriale che si sta abbattendo sull’Italia per la carenza e  l’aumento dei prezzi  delle materie prime e in generale di tutti i beni.

7 – Ma il governo dovrà anche affrontare velocemente, di conseguenza, il malcontento sociale  che non tarderà a manifestarsi in tutta Italia, e già in parte è presente, in ogni settore, in ogni strato sociale.

8 –  È enormemente sbagliato far ricadere da un punto di vista politico  il peggioramento di vita e di lavoro che ogni strato sociale  sarà costretto ad affrontare al fascismo. (Questa sarà la propaganda dell’opportunismo, PD, CGIL …)

E’ il modo di produzione capitalistico la causa fondamentale della crisi politico militare  economica e sociale  che è presente in tutta Europa.

Far cadere la colpa sul fascismo,  che è una delle tante ideologie borghesi,  significa dare risposte sbagliate alla domanda del perché sta succedendo tutto questo.

È il modo di produzione capitalistico la causa delle guerre delle crisi economiche sociali.

Il compito principale della classe  lavoratrice è quello di organizzarsi,  organizzarsi,  organizzarsi per difendere le proprie condizioni di vita per una nuova società non più dominata dal profitto.

 

 

Appunti di Mario del 06/10/2022

IL GOVERNO DRAGHI

Il governo Draghi ha rappresentato il controllo diretto del capitale finanziario Europeo sul Governo italiano.

Nel momento in cui l’Europa aveva deciso, nel corso della pandemia, di stanziare 200-300 miliardi Italia ( in parte a fondo perduto e in parte sotto forma di prestiti), ottenuti dal governo Conte, ha anche preteso da Mattarella uno stretto controllo sulla loro destinazione al fine,  ipotizzo,  di fornire al capitale europeo, ormai chiuso a est a sud, una nuova area di sviluppo, al fine di avere un volano per un rilancio della produzione e del PIL europeo ormai da anni a livelli di incremento limitatissimi.

Questo incremento secondo il capitale finanziario europeo poteva essere garantito solamente realizzando importanti riforme strutturali e sovrastrutturali dando soldi ad alcuni  grandi gruppi nazionali e internazionali ( Ferrovie,  Fiat,  eccetera).

Messo a punto da Draghi entro la fine  dello scorso anno il PNRR italiano  con la distribuzione dei fondi per capitoli e per grandi opere, restava la regolamentazione, l’avvio di tali lavori.

A dicembre dello scorso anno infatti, nel discorso di fine anno, Draghi disse esplicitamente che il suo lavoro era terminato che ormai era un pensionato a disposizione dell’Italia per succedere, e l’han capito tutti, a Mattarella al fine di controllare che tale piano si potesse realizzare in modo completo.

Il Parlamento italiano ha rifiutato  Draghi  rifiutando così il controllo diretto del capitale finanziario europeo ( e statunitense). (Bene sarebbe ricostruire quei momenti)

Visto il fallimento dell’operazione, Draghi ha cercato di accelerare sulla regolamentazione e l’avvio dei lavori.

Ma nel frattempo è scoppiata la guerra Russo Ucraina e il PNRR  di fatto è andato a farsi  benedire in Italia e in Europa  molti dei soldi destinati al PNRR  saranno destinati a fronteggiare la crisi economica e l’impegno militare deflagrati con la guerra.

A questo punto Draghi ha utilizzato la prima occasione che si è posta per dimettersi e lasciare ad altri il lavoro ( probabilmente per liberarsi anche in vista di nuovi incarichi “di alta responsabilità”).

Ma questa è stata l’occasione buona per i partiti populisti ( 5 Stelle e lega) i quali, per vari motivi (Di Maio, balneari, eccetera),  per far saltare il banco.

Tornando a Prospettiva, Draghi ha fatto quello che poteva fare nella specifica situazione italiana.

E quindi il dilemma:  riuscirà o non riuscirà a ridurre la piccola borghesia è stata una domanda sciocca da non porre neppure.

La questione importante per i comunisti è quella di saper leggere ciò che sta succedendo nella maniera più corretta possibile e nei tempi più brevi possibili affinché l’ipotetico partito, che qualcuno neppure si pone in termini organizzati, ma solo in termini altamente teorici, non debba essere alla coda degli avvenimenti.

(P.S.: La Libia è un corollario)

 

Macron: devoto ai capitalisti, in guerra con i lavoratori

Vi riporto l’editoriale dei giornali di fabbrica di Lutte Ouvrière

18/07/2022

Durante la sua intervista del 14 luglio, Macron è tornato alla sua camera mortuaria per presentare la sua tabella di marcia : un piano d’azione per i capitalisti; sacrifici e nuovi attacchi ai lavoratori.

Affermando che la guerra in Ucraina “durerà”, che l’esercito francese deve partecipare allo schieramento di truppe contro la Russia continuando i suoi interventi in Africa o in Medio Oriente, Macron ha promesso di aumentare il budget militare di 3 miliardi all’anno entro il 2025. Aiuterà i produttori di armi a produrre più rapidamente i carri armati, le pistole o i droni che vanno di moda in Ucraina. Questi soldi mancheranno agli ospedali, al rinnovamento delle linee ferroviarie o ai vigili del fuoco che combattono gli incendi giganti.

Sventolando la minaccia che Putin chiuderà il gasdotto Nordstream 1, con il rischio di una penuria di gas ed elettricità quest’inverno, Macron ha annunciato un piano di sobrietà che dovrà riguardare “individui oltre che aziende” . Ma è ovvio che la sobrietà non sarà la stessa per tutti.

Le aziende, in particolare quelle di grandi dimensioni, riceveranno un generoso compenso se accetteranno di chiudere gli impianti a maggior consumo energetico durante i picchi di consumo. Beneficeranno di nuovi aiuti se generalizzeranno il telelavoro o ridurranno il riscaldamento o l’aria condizionata. I dipendenti non avranno scelta, né quella del telelavoro né quella di morire di caldo o di freddo sulla propria postazione di lavoro.

Per quanto riguarda gli individui, è il portafoglio che deciderà chi è sobrio o meno. Per le classi lavoratrici la sobrietà è già imposta con i randelli, attraverso i prezzi del gas, dell’elettricità e della benzina. Milioni di famiglie sono costrette ad abbassare il riscaldamento in inverno, ridurre i propri spostamenti o ripiegare su problemi di trasporto pubblico. Non sono le lezioni morali del governo che li obbligano a farlo, ma la debolezza dei loro stipendi e pensioni!

Lo vediamo oggi con l’ondata di caldo, come ieri con i confinamenti: se la temperatura è uguale per tutti, i suoi effetti dipendono dalla classe sociale a cui apparteniamo. C’è chi ha l’aria condizionata o chi può rinfrescarsi nella seconda casa e chi soffoca in un appartamento angusto.

Come la “caccia ai gaspi” degli anni ’70, la “sobrietà” degli anni ’20 è una cortina fumogena per giustificare l’aumento dei prezzi e camuffare l’arricchimento sfacciato dei maggiori gruppi energetici. L’impennata dei prezzi del gas e del petrolio ha cause molto più profonde della guerra in Ucraina. Dopo aver nascosto per decenni la realtà del riscaldamento globale, le multinazionali vogliono far pagare alla società gli investimenti imposti dalla transizione energetica che non hanno fatto prima.

Non solo Macron e le sue controparti europee rifiutano di tassare questi ricchissimi profittatori della crisi, ma mettono a disposizione dei rispettivi produttori nazionali i mezzi dei loro Stati. I capitalisti comandano, i capi di governo ei ministri eseguono.

Impegnati in una guerra economica sempre più aspra, i capitalisti chiedono che il denaro dello Stato sia riservato a loro e che i lavoratori vi siano assoggettati. Ecco perché Macron vuole spingere indietro l’età pensionabile. Per questo sta preparando un nuovo diritto del lavoro per obbligare i disoccupati ad accettare qualsiasi posizione, pena la perdita totale o parziale dell’indennità.

I padroni, in particolare nel settore della ristorazione, si lamentano di non trovare abbastanza personale per lavorare per loro nonostante la persistente disoccupazione ? A Macron non viene in mente di imporre un massiccio aumento dei salari! Ma raccoglie le peggiori calunnie contro “chi abusa della solidarietà nazionale” non accettando nessun lavoro a nessun salario. Come se l’indennità di disoccupazione non fosse finanziata dagli stessi lavoratori! Allo stesso modo, vuole condizionare il pagamento della RSA a la ripresa di un’attività. Nessun lavoratore deve cadere nella trappola: aggredire i disoccupati significa abbassare tutti i salari e costringere tutti ad accettare le posizioni più difficili e mal pagate.

Con o senza maggioranza assoluta, Macron si prepara a perseguire la politica richiesta dalla classe capitalista. Per difendere i propri interessi, i lavoratori non hanno altra scelta che mobilitarsi collettivamente.

Nathalie ARTHAUD