Articoli categoria: Succede in città

GLI OCCHI E LE MANI PER L’AMBIENTE, CORSO GRATUITO DI TECNICA A LASTRA CON GOMMAPIUMA

L’Associazione Museo Nazionale del CinemaComala e la Fondazione Merz promuovono un nuovo corso di tecnica a lastra con gommapiuma condotto da Pietro Perotti in vista dello Sciopero globale per il clima del 3 marzo e della Carnevale per l’ambiente di Cit Turin previsto per domenica 5 marzo per le strade del quartiere. In un mondo sempre più virtuale il corso vuole offrire delle indicazioni per ritrovare il piacere di fare da sé, usare le mani per esprimere la propria creatività, costruire oggetti ludici o soggetti da condividere con altrə in feste e manifestazioni a tutela dei diritti.

Il corso gratuito, non idoneo per i minori di 18 anni di età, si rivolge a un massimo di 15 partecipanti e si compone di quattro appuntamenti: sabato 11, sabato 18, sabato 25 e domenica 26 febbraio dalle 10,30 alle 17,30 con pausa pranzo. Gli incontri si terranno presso gli spazi di Comala in C.so Francesco Ferrucci 65/A, Torino. Al termine del percorso i/le partecipanti potranno conservare i manufatti realizzati durante il laboratorio.  Info e prenotazioni: info@amnc.it .

Martedì 22 novembre in Piazza Paravia, inaugurazione dei dissuasori, con le installazioni artistiche di Stefania Mariano, Giuliana Milia e Alessandro Rivoir, e con 3 workshop aperti alla cittadinanza


Torino e il grattacielo della Regione, di Giovanni Vighetti

Questo articolo sull’insostenibile storia del grattacielo torinese per la nuova sede della Regione Piemonte potrebbe anche cominciare così:

«Vorrei esprimere la vicinanza mia e di tutti noi ai familiari delle vittime. Al momento sono 10 i morti ma la situazione è in evoluzione. Alla fine della conferenza stampa andrò nelle Marche. Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo Stato d’emergenza con cinque milioni per i primi aiuti». Così il presidente del Consiglio Mario Draghi in conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri (la Repubblica, 16 settembre 2022). Oppure così: il 23 ottobre 2011 viene inaugurato l’ascensore per l’accesso al Forte di Exilles (TO) e il giorno scelto per l’inaugurazione non è stato casuale: «È la risposta che la comunità piemontese ‒ afferma l’assessore (Michele Coppola, ndr) ‒ ha deciso di dare durante la manifestazione No Tav, per ribadire come innovazione e tecnologia siano leve centrali per lo sviluppo della Valle», e ancora: «Nel giorno dei No e di chi è sempre contro — ha detto Coppola — la Val di Susa celebra un suo storico simbolo, il Forte di Exilles, che si presenta al pubblico rinnovato negli spazi, grazie al nuovo ascensore scavato nella roccia e alla mostra olimpica» (la Repubblica, 24 ottobre 2011). L’ascensore è costato cinque milioni, cifra uguale a quella stanziata dal Governo Draghi all’indomani dell’alluvione nelle Marche, e il Forte di Exilles, lasciato senza risorse finanziarie e progettualità, è stato chiuso poco dopo la folle spesa per l’ascensore oltretutto fortemente impattante sulla morfologia della roccia che sostiene quest’opera magistrale, da sempre inserita nello storico sistema difensivo del Piemonte. Cinque milioni per un ascensore sono una follia, o forse altro; cinque milioni per una tragedia come l’alluvione nelle Marche, seppur verniciati come primo intervento, sono offensivi. Eppure nessuno ha mosso alcuna osservazione al verbo-agenda draghiana, per sudditanza e anche perché si è smarrita, completamente, la capacità di criticare chi detiene il Potere. Risulta ormai disperso anche il comune buon senso di valutazione se un finanziamento per gli alluvionati delle Marche è uguale al costo di un ascensore… e se si può invece spendere una cifra da capogiro per costruire un grattacielo.

E quindi adesso torniamo al grattacielo torinese, futura nuova sede della Regione Piemonte, inaugurato il 14 ottobre ma che diventerà operativo nel 2023. Con che coraggio si è potuto tagliare il nastro d’inaugurazione a quest’opera che ha scandalosamente richiesto 11 (undici) anni di lavori, segnati da modifiche che hanno stravolto il progetto dell’architetto Massimiliano Fuksas, approvato nell’ancor più lontano 2007, e segnati da alcune inchieste giudiziarie, da casi di corruzione, da utilizzo di materiali scadenti e altro ancora? Il taglio di questo nastro presenta un conto che ha dell’incredibile: 336 (trecentotrentasei) milioni di euro (La Stampa, 18 giugno 2021), cifra enorme e spesa inaccettabile se si guardano, ad esempio, i pesanti tagli operati nella sanità.

Torino ha un centro storico poco valorizzato ma molto bello, ampio e omogeneo, in cui spicca per altezza solo la Mole Antonelliana (167,50 metri di altezza), oggi sede del Museo Nazionale del Cinema. Segue il grattacielo di Intesa San Paolo (167,25 metri di altezza), e poi sopravanza il grattacielo sede della Regione Piemonte alto 209 metri. Per raggiungere questo ambìto primato fu approvata nel 2006 una variante al Piano Regolatore che prevedeva e limitava come altezza massima degli edifici i 167,50 metri della Mole Antonelliana, simbolo della Città.

Il confronto tra i due grattacieli è desolante: stessa la data di inizio lavori nell’anno 2011 ma operativa, dall’aprile 2015, è solo la nuova sede di Banca Intesa San Paolo mentre il grattacielo della Regione è, ancora oggi, in fase di ultimazione e con costi di costruzione ben maggiori di quanto preventivato. Meriterebbe una precisa ricostruzione la lunga querelle sostenuta dall’architetto Fuksas che ha denunciato, in più occasioni, lo stravolgimento del suo progetto da parte della committenza con l’impiego del cemento armato al posto dell’acciaio con lo scopo di favorire determinate aziende o l’utilizzo di materiale scadente, e inoltre l’accusa ipotizza anche materiale pagato caro e mai entrato nei cantieri per un valore di 15 milioni. E da tempo l’architetto, che non ha partecipato all’inaugurazione, ha preso le distanze da un’opera che non rispecchia assolutamente il suo progetto.

Negli anni che vedono susseguirsi come presidenti regionali Mercedes Bresso, Roberto Cota, Sergio Chiamparino e Alberto Cirio, una grave incompetenza nel controllo tecnico e politico sull’esecuzione dell’opera ha causato un colpevole ed enorme spreco di risorse pubbliche ma nessun politico è stato chiamato a risponderne, e con questo vergognoso precedente fallimentare non si può che essere pessimisti e preoccupati per la realizzazione del Parco della Salute di Torino, operazione, ben più complessa della costruzione di un grattacielo, che vuole ridisegnare l’organizzazione sanitaria piemontese.

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav

 

Torino: la scuola per la pace. Appello per una mobilitazione 11-10-2022 – di: autori vari

Con orrore e raccapriccio, noi che insegniamo nelle scuole i valori della Costituzione e del ripudio della guerra, così netto e fermo nell’articolo 11 della nostra Carta, assistiamo all’azione scomposta degli agitatori di odio e violenza cui si contrappone lo sgomento degli operatori di pace. Negli occhi delle ragazze e dei ragazzi cogliamo smarrimento e un muto rimprovero: cosa sta succedendo, dove stiamo andando, che cosa fate voi adulti? Ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini sono soli. Ciascuno con le proprie paure e le proprie difficoltà: i prezzi che salgono, la fatica di fare la spesa, le bollette che rincarano, il timore di un inverno che il frastuono ossessivo dei mezzi di comunicazione annuncia terribile.

Con orrore e raccapriccio, registriamo che le maggiori forze politiche del Paese non rappresentano il sentimento e l’angoscia di coloro che in Italia non vogliono la guerra. In questa solitudine, dobbiamo prendere atto che la situazione è drammatica. Non amiamo alzare i toni, non abbiamo nulla da guadagnare dal seminare emozioni fuori controllo. Sappiamo che l’uso delle parole corrette è la base di una comunicazione sana. È con questa meditata e dolorosa consapevolezza che siamo costretti a dire: la guerra mondiale si avvicina, non è uno scherzo, è un evento che ha, oggi, nell’autunno del 2022, un’alta probabilità di accadere. L’impensabile potrebbe irrompere nel nostro quotidiano. Questa sensazione ci spaventa. Conosciamo i mezzi per alleviare l’angoscia: non ci pensiamo, facciamo tutto come prima, ci ripetiamo che non potrà mai accadere, che alla fine ce la caveremo.

Spesso funziona, ha funzionato in passato. Ma questa volta funzionerà? No, questa volta soltanto la nostra presa di coscienza, il riconoscerci in pericolo, la scelta per la pace, l’azione comune e diretta di tutti coloro che con forza ripudiano la guerra, soltanto questo ci potrà salvare.

Forti e potenti sono quelli che vogliono la guerra. Hanno eserciti, giornali, televisioni, industrie e banche. Ma non hanno ragioni e dalle loro parole trapelano avidità e delirio di onnipotenza. Indifesi/e e dispersi/e siamo noi che vogliamo la pace. Siamo consapevoli che dopo un conflitto nucleare non ci saranno né vincitori né vinti, siamo convinti che la pace si costruisca aprendo un dialogo con l’altro, facendo tacere missili e cannoni. Non abbiamo nessuno alle nostre spalle; possediamo però le ragioni della mente e del cuore.

Dobbiamo quindi divenire forti e uniti/e per dare una speranza concreta alla pace.

Per questo chiamiamo a una mobilitazione spontanea, che parta dalla scuola, dai posti di lavoro e che coinvolga sempre più persone. Individuiamo un’unica richiesta possibile: un immediato cessate il fuoco tra le parti e l’avvio di negoziati. Vogliamo che questa richiesta sia posta a tutte le istanze democratiche del paese: ai sindaci, alle regioni, al governo.

Non ci fermeremo fino a quando la nostra pressione sarà così forte da portare l’Italia a ripudiare la guerra in corso e farsi protagonista nella ricerca della composizione del conflitto.

Presidio di fronte al Comune di Torino. Piazza Palazzo di Città, sabato 15 ottobre, ore 15.00

Firmiamo e diffondiamo l’appello su lascuolaperlapace@gmail.com

Facciamo diventare virali le bandiere per la pace

 

FIRMANO

1. Giorgio Monestarolo, docente di filosofia e storia, Liceo Alfieri, Torino
2. Maria Teresa Silvestrini, docente di filosofia e scienze umane, Liceo Einstein, Torino
3. Marco Meotto, docente di filosofia e storia, IIS Natta, Rivoli (To)
4. Daniela Saglia, docente di filosofia e storia, Liceo Alfieri, Torino
5. Marta Livio, docente di psicologia, IIS Giulio, sezione carceraria, Torino
6. Mario Bertelli, docente di filosofia e storia, Liceo Gioberti, Torino
7. Cristina Bracchi, docente di lettere, Liceo Cavour, Torino
8. Gloria De Angelis, docente di inglese, Primo Liceo artistico, Torino
9. Rosa Bartiromo, docente di sostegno, Liceo Berti, Torino
10. Gianni Paiano, docente di filosofia e storia, Liceo Einstein, Torino
11. Roberta Alunni, docente di inglese, Liceo Cottini, Torino
12. Franco Plataroti, docente di lettere, Liceo Cottini
13. Luca Debarbieri, docente di filosofia e storia, Primo Liceo Artistico, Torino
14. Piero Cresto-Dina, studioso di filosofia, Torino
15. Eleonora Missana, docente di filosofia e storia, Liceo Umberto I – Convitto nazionale, Torino
16. Cinzia Gallotti, docente di filosofia e storia, Liceo Majorana, Torino
17. Nicoletta Salati, docente di filosofia e storia, IIS Primo Levi, Torino
18. Andrea Benino, docente di filosofia e storia, Liceo D’Azeglio, Torino
19. Patrizia Zanino, docente di filosofia e storia, Liceo Umberto I – Convitto nazionale, Torino
20. Saverio Cilenti, docente di filosofia e storia, Liceo Umberto I – Convitto nazionale, Torino
21. Eleonora Sariconi, docente di matematica, IIS Giulio, Torino
22. Luciana Quaranta, docente di discipline grafiche, IIS G. Natta, Rivoli (To)
23. Roberto Rinaldi, docente di scienze naturali, IIS G. Natta, Rivoli (To)
24. Aldo Bianciotto, docente di matematica, IIS G. Natta, Rivoli (To)
25. Gandolfo D’Angelo, docente di comunicazioni multimediali, IIS G. Natta, Rivoli (To)
26. Alberto Brandol, docente di scienze e tecnologie meccaniche, IIS Natta, Rivoli (To)
27. Matteo Saudino, docente di filosofia e storia, Liceo Gioberti, Torino
28. Cristiana Bartolini, docente di inglese, Liceo Gioberti, Torino
29. Luisa Picco, docente di inglese, IIS, Colombatto, Torino
30. Riccardo Vecchione, avvocato, Torino
31. Arnold Mezini, docente di cinematografia, IIS Des Ambrois, Oulx (To)
32. Andrea De Grandi, docente di lettere, Liceo Berti, Torino
33. Alessandro Grangetto, docente di religione, IIS Des Ambrois, Oulx (To)
34. Alessandra Celati, docente di filosofia e storia
35. Andrea Curtetti, pensionato, Torino
36. Elisabetta Provare, docente di lettere, scuola Pacinotti, Torino
37. Consuelo Giovazzini, docente di informatica, Torino
38. Barbara Xodo, Torino
39. Claudia Valentino, docente di storia dell’arte, Liceo Cavour, Torino
40. Vincenzo Ariano, docente di filosofia e storia, Torino
41. Marina Francesca Gherra
42. Maurizio Orlandi, docente di lettere italiane, Torino
43. Alessandra De Rossi, Università di Torino
44. Barbara Zaffora, docente di lettere, Ic Gino Strada, Torino
45. Daniela Graziotto, docente scuola dell’infanzia, Ic Alpignano (To)
46. Piera Fratini, docente di discipline grafico pittoriche, Primo Liceo Artistico di Torino
47. Valentina Mattoni, Torino
48. Lorenza Morello, presidente Avvocati per la Mediazione
49. Loredana Cambursano
50. Stefania Di Filippo, docente di sostegno, IIS Giulio, Torino
51. Dario Mastellari, docente di filosofia e storia, IIS “Natta”, Rivoli (To)
52. Mukendi Ngandu, docente di filosofia e storia, IIS “Amaldi”, Rivoli (To)
53. Gustavo Gioco, docente di scienze e tecnologie meccaniche, IIS “Natta”, Rivoli (To)
54. Natale Alfonso, Coordinatore Nazionale Cub Scuol a Università Ricerca
55. Giovanna Lo Presti, Portavoce Nazionale Cub Scuola Università Ricerca

 

ATTENZIONE !!! Il Festival delle Creature Immaginarie alla Cascina Marchesa di Torino sarà inaugurato il 2 ottobre anzichè l’1

 

Cosa aspettarci il primo giorno: DOMENICA 2 OTTOBRE!

Dalle 10: Visita alla Mostra Mondobabonzo
https://fb.me/e/23jNDwiuW

ORE 11 : Mattinata Teatrale A Cura di Asola di Govi

Dalle 15 concerti: https://fb.me/e/4V6SczhPU
MCCS Punklirico: gli artisti del Concertino dal Balconcino;
Jam Session dell’Istituto Comprensivo Vercelli;
gli artisti della Team de Rua Academy;

A seguire alle 18:30
Proiezioni (A)normali – La famosa invasione degli orsi in Sicilia
info evento: https://fb.me/e/2TcMVjbOO

Torino privatizza il verde: il caso dell’ex galoppatoio. Di Ettore Choc

Ho letto con interesse l’intervento di Fabio Balocco (https://volerelaluna.it/territori/2022/08/19/torino-eliminare-il-verde/) e la replica dell’Assessore al verde pubblico Tresso (https://volerelaluna.it/territori/2022/08/29/torino-ama-il-verde-parola-di-assessore/) sul progetto relativo all’ex galoppatoio militare, sito in riva al Po, nel parco del Meisino e in pieno parco fluviale del Po.
Scorrendo con attenzione l’intervento dell’Assessore mi sembra di cogliere una notevole genericità nella descrizione del progetto. Si accenna a “interventi di messa in sicurezza che limiterebbero la ricorrenza con cui il sito viene alluvionato”, peraltro il sito è già parzialmente protetto dall’argine che arriva fino alla diga del Pascolo; si fa riferimento a una scheda progettuale “dove viene enfatizzata la possibilità di recuperare infrastrutture sportive, (il galoppatoio, appunto) associando alla pratica sportiva all’aperto il concetto di
educazione ambientale”, lasciando intendere che tra le attività sportive l’ippica dovrebbe avere un posto importante. Si promette poi che “analisi più approfondite porteranno a confermare o meno la fattibilità legata alla realizzazione di impianti atti ad ospitare le diverse discipline sportive”, concedendo alle associazioni naturalistiche e ambientalistiche di pronunciarsi in merito.
Conviene, per chiarirci le idee, ripercorrere brevemente la storia dell’area.
Il galoppatoio militare del Meisino è rimasto in stato di abbandono da molti anni; i fabbricati, per lo più stalle per i cavalli, sono molto fatiscenti; anche il piccolo edificio del posto di guardia ha il tetto rovinato; nel sopralluogo effettuato nella passata sindacatura dalla Commissione Consiliare competente i fabbricati risultano probabilmente contenenti amianto e da abbattere.
Il Ministero della Difesa aveva affidato al Demanio militare l’area; lo stesso lo aveva affittato nel 2014, al prezzo di 1.000 euro per un anno, all’Associazione Green TO, incaricata poi di formulare ipotesi di utilizzo.


L’ipotesi di recupero presentata alla giunta Fassino-Lo Russo (!) prevedeva il recupero e l’utilizzo degli edifici ai fini sportivi, con una spesa intorno ai cinque milioni di euro. Si prospettavano tiro con l’arco, ippica, iniziative per disabili tipo ippoterapia ecc. Nessuno, né l’associazione né il Comune, disponeva di una somma così ingente. Per capire i reali orientamenti degli estensori del progetto, lungo tutto il perimetro dell’ex galoppatoio, circondato da una recinzione, furono affissi numerosi cartelli recanti la scritta “PROPRIETÀ PRIVATA”. Nel 2015 il Demanio militare cedeva gratuitamente l’area, di ben 152.000 metri quadrati, al Comune di Torino.
Cambiata l’Amministrazione, la sindacatura Appendino, abbandonato il progetto di privatizzazione di Green To, procedette alla bonifica e all’abbattimento di tutti gli alberi pericolanti, ad eliminare la recinzione a monte, a spianare i resti dei dossi del vecchio percorso ippico ad ostacoli, a creare infine una pista in terra battuta che ha reso possibile l’apertura al pubblico di una parte significativa dell’area, oggi molto utilizzata in alternativa a via Nietzsche, percorsa dalle automobili. La recinzione è stata spostata a difesa dei fabbricati pericolanti e della parte più vicina al Po, zona di rifugio di animali selvatici e di nidificazione di varie specie di uccelli. È molto probabile che questa parziale apertura ai cittadini sia messa in pericolo dal progetto esposto con linguaggio “burocratese” dall’Assessore al verde pubblico.
Il fatto che il Comune ritenga di poter ottenere un finanziamento di 11,5 milioni non qualifica la bontà del progetto: anche il Ponte sullo stretto ha già ottenuto e speso 950 milioni di euro, ma non è un buon progetto.
Il progetto attuale assomiglia parecchio a quello vecchio sostenuto da Green To. Peraltro anche “il punto di attestamento della ciclovia VenTO-Eurovelo8”, che contribuirebbe a giustificare la notevole spesa, appare quantomeno prematuro. Alcuni amici che sono andati in bicicletta da Torino a Venezia nei giorni scorsi mi hanno confermato che, a parte una traccia GPS su Internet, di questa ciclovia non esiste sul terreno traccia alcuna, soprattutto in Piemonte. Solo in provincia di Mantova il percorso è palinato. Infine sarebbe interessante che l’Amministrazione in carica ci spiegasse che necessità c’è di creare un nuovo maneggio, quasi sicuramente affidato a privati, quando a poche centinaia di metri di distanza dai ruderi del galoppatoio esiste un maneggio di proprietà comunale, il Centro Ippico Meisino, che appare ben avviato, frequentato da giovani, dotato di un parco di decine di cavalli e rispetto al quale il faraonico nuovo progetto
comunale appare almeno in parte come un doppione.
Il rischio che l’area sia privatizzata è reale; inoltre costruire in un parco naturale con zona umida e di nidificazione sembra un cattivo esempio per la cittadinanza. Chiunque ottenga l’appalto de nuovo centro ippico e sportivo cercherà di guadagnare e quindi chiuderà l’area a chi non paga. Sarebbe auspicabile che i responsabili della Giunta Comunale recuperassero una copia, sicuramente presente negli archivi, della presa di posizione inviata da 19 associazioni ambientali e comitati di quartiere all’allora sindaca Appendino, all’assessora al verde Giannuzzi, dal titolo: “Ex galoppatoio militare Parco del Meisino. No alla privatizzazione, per un uso pubblico e controllato del parco.”, datata 30 maggio 2017.

Ettore Choc

Svolta per il Pratone di Parella: approvata la Delibera di avvio alla Variante del Piano Regolatore

SVOLTA PER IL PRATONE DI PARELLA: APPROVATA LA DELIBERA DI AVVIO ALLA VARIANTE DEL PIANO REGOLATORE CHE INTRODUCE L’INEDIFICABILITÀ ASSOLUTA

Il 6 settembre 2022 il Consiglio comunale di Torino ha approvato un atto di pianificazione urbanistica di assoluta novità: la “inedificabilità assoluta” (sic!) del Prato Parella, un’area verde cittadina di 11.000 mq, in Via Madonna della Salette.

Una norma urbanistica che non è prevista dal Piano Regolatore vigente (peraltro vecchio di 25 anni) e per renderla efficace il Consiglio comunale si è impegnato ad approvare un’apposita Variante di Piano.

È il risultato di un movimento di gestione partecipativa del bene comune iniziato anni fa da un gruppo di abitanti del quartiere Parella contrari a un primo progetto di costruzione di un palazzetto dello sport e poi di residenze universitarie, su quel verde malandato che chiedevano invece di salvare e riqualificare.

Poiché le numerose iniziative non riuscivano a superare le ambiguità della precedente maggioranza 5Stelle, il Comitato Salviamo i Prati ha infine deciso di raccogliere le firme necessarie per porre il Consiglio Comunale di fronte all’obbligo di votare la proposta di Delibera di iniziativa popolare per salvare il prato dalla cementazione, che lunedì 5 settembre è stata finalmente approvata.

Si apre ora una sfida altrettanto impegnativa e stimolante per il movimento e per l’istituzione comunale: praticare la gestione partecipativa all’iter di approvazione della variante di Piano, senza rinunciare all’obiettivo di affermare l’inedificabilità assoluta di tutte le superstiti aree verdi della Città, con un’apposita Norma generale di Attuazione da inserire nella Revisione del PRG che questa maggioranza ha in programma.

Nel frattempo andrà promossa e incoraggiata la gestione partecipativa alla cura e qualificazione del verde esistente, per estendere le specie vegetali già messe a dimora dai cittadini, e rendere fruibile quel bene comune a tutt*.

Qui il Testo della Delibera approvata:

https://servizi.comune.torino.it/consiglio/prg/intranet/display_testi.php?doc=T-V202208570

 

Qui tutti gli Allegati e le info sulla votazione:

https://servizi.comune.torino.it/consiglio/prg/documenti/documentazione/elenchi_atti/ElencoDelibere.html

Comitato Salviamo i Prati

 

https://www.facebook.com/salviamoiprati