Articoli categoria: Succede in città
È nata la nuova associazione che raccoglie l’eredità del percorso promosso da don Luigi Chiampo. Ieri il tavolo in prefettura con sindaci e enti del Terzo settore per la prosecuzione del progetto MigrAlp
Migranti in alta valle: dopo l’uscita di Talità Kum, tocca a Sentieri Solidali e Croce Rossa
È nata la nuova associazione che raccoglie l’eredità del percorso promosso da don Luigi Chiampo. Ieri il tavolo in prefettura con sindaci e enti del Terzo settore per la prosecuzione del progetto MigrAlp (www.lunanuova.it)
28 Agosto 2026 – 09:26
Con l’annunciata uscita di scena della fondazione Talità Kum Budrola dalla gestione del Rifugio Fraternità Massi di Oulx, qualcosa si muove in alta valle Susa sul tema dell’accoglienza per i migranti. Due le novità emerse nel mese di agosto: la prima è che è stato individuato un luogo alternativo dove la Croce Rossa potrà allestire transitoriamente strutture mobili che possano dare rifugio notturno ai migranti, consentendo così la prosecuzione del progetto MigrAlp; la seconda riguarda la nascita di una nuova associazione, Sentieri Solidali, che punta a raccogliere l’eredità del percorso avviato nel 2018 da don Luigi Chiampo, parroco di Bussoleno, con l’obiettivo di valorizzare l’esperienza che numerosi volontari hanno maturati in tutti questi anni proprio a servizio del Rifugo Massi.
Il tavolo in prefettura: la Croce Rossa pronta ad operare
Il coinvolgimento diretto della Croce Rossa è stato sancito nel pomeriggio di ieri, giovedì 27 agosto, durante l’incontro che si è tenuto presso la prefettura di Torino con tutte le istituzioni (Regione, Città metropolitana, Comuni di Bardonecchia, Cesana, Claviere, Oulx, Conisa) e gli enti del Terzo settore che operano nelle aree in questione (fondazione Talità Kum Budrola, Croce Rossa, associazioni Sentieri Solidali, Diaconia Valdese e Rainbow For Africa): l’obiettivo era appunto quello di fare il punto della situazione dopo la cessazione dell’attività di accoglienza notturna per i migranti del Rifugio Massi a partire dal 1° settembre per effettuare importanti ed urgenti opere di riqualificazione impiantistica ed energetica finanziate da fondazioni private. Il tavolo in prefettura era stato sollecitato nei giorni scorsi dai sindaci delle zone di confine e dalle associazioni presenti sul territorio, per favorire un momento di confronto con le istituzioni ed affrontare così le ripercussioni legate all’interruzione della preziosa attività svolta negli anni dal Rifugio gestito dalla fondazione Talità Kum Budrola.
A caccia dei fondi europei Fami
«Per dare continuità a quanto sinora assicurato e non disperdere l’attività consolidata sul territorio di orientamento, sostegno ed accoglienza dei migranti ed evitare ripercussioni sfavorevoli per i territori – spiegano dalla prefettura in una nota – è stato individuato un luogo alternativo dove la Croce Rossa potrà allestire transitoriamente strutture mobili che possano dare rifugio notturno ai migranti, nell’immediato e in vista della prossima stagione autunnale ed invernale». Non solo: la prefettura di Torino, per dare sostegno all’attività delle associazioni del territorio che da tempo forniscono assistenza a tutto tondo ai migranti, presenterà nei prossimi giorni la candidatura per acquisire la disponibilità di fondi europei Fami, unitamente ad Ires Piemonte e al Conisa, per strutturare una piena sinergia e coordinare al meglio le attività già in atto sul territorio.
Nasce Sentieri Solidali: «Non possiamo essere autosufficienti»
Quanto alla nascita di una nuova associazione destinata in qualche modo a raccogliere l’eredità dell’opera svolta in questi anni dalla fondazione Talità Kum Budrola, prospettiva ventilata da alcuni mesi, l’iniziativa si è concretizzata domenica 9 agosto con l’assemblea costituente di Sentieri solidali: la presidente sarà Silvia Massara. «Non è stata una scelta facile – sottolineano i fondatori dal profilo Instagram dell’associazione – Di fronte alla prospettiva di un disimpegno della fondazione Talità Kum, dovuto alle difficoltà economiche accumulate in assenza di contributi pubblici, avevamo due possibilità: accettare la fine di un’esperienza che in questi anni è stata un riferimento per le persone in cammino lungo il confine alpino, oppure costruire qualcosa di nuovo per continuare a esserci. Abbiamo scelto la seconda strada. I dubbi non mancano: riusciremo a trovare le risorse necessarie? Saremo in grado di sostenere un impegno così gravoso? Ma una cosa deve essere chiara: la nostra associazione non potrà e non dovrà essere autosufficiente. L’accoglienza e la tutela dei diritti fondamentali non possono dipendere soltanto dalla buona volontà dei cittadini e dei volontari».
L’eredità del percorso avviato da don Chiampo
Il coinvolgimento della Croce Rossa nell’accoglienza dei migranti va proprio nella direzione auspicata da Sentieri Solidali: «Siamo in un territorio di montagna dove, lungo questa frontiera, decine di persone hanno perso la vita. È una realtà che non può essere ignorata e che chiama in causa precise responsabilità istituzionali. Sentieri Solidali nasce per continuare a esserci, non per sostituirsi alle istituzioni. Cercheremo con ostinazione di coinvolgerle, chiedendo loro di fare la propria parte e di assumersi le responsabilità che competono. La nostra associazione può e deve rappresentare un punto di riferimento per la solidarietà, partecipazione e presenza sul territorio, ma non può diventare il modo per scaricare sui cittadini responsabilità e compiti che spettano alle istituzioni».
Al termine di un’assemblea molto partecipata tenutasi nel salone polivalente di Bussoleno, i soci fondatori sono stati 45. «Un bel risultato in un periodo quasi di Ferragosto. Nasce così un’associazione che vuole raccogliere l’eredità del percorso avviato da don Chiampo e con l’obiettivo di valorizzare nel contempo la nostra esperienza di volontari maturata in questi anni. Il futuro del Rifugio Massi resta incerto. Ma da oggi comincia un nuovo lavoro. Sappiamo che lasciare spegnere questa esperienza senza provare a difenderla sarebbe un errore. A volontarie e volontari nominati nel consiglio direttivo provvisorio e alla sua presidente Silvia Massara tutto il nostro sostegno».
(www.lunanuova.it)
Torino, quando i cittadini sono più forti di Esselunga
Torino. Quando i cittadini sono più forti di Esselunga
Quella che raccontiamo qui è la storia di una “lotta” e di una “resistenza verde”. Accade a Torino e ha per oggetto un’area di grande significato ambientale e sociale. Stiamo parlando del Parco Artiglieri da Montagna, situato davanti al Palazzo di Giustizia e comprensivo del centro di aggregazione giovanile Comala, su cui il colosso Esselunga aveva in progetto la costruzione di un ipermercato di 8.600 mq cancellando, con cemento e asfalto, l‘area verde. Il parco, che misura circa 30 mila metri quadrati in terra piena, è parte di una vasta area da riqualificare comprendente le ex fabbriche Nebiolo e Westinghouse e una porzione dell’ex caserma La Marmora, ed era stato venduto nel 2013 dal Comune di Torino (sindaco Piero Fassino) a una società risultata poi essere una longa manus di Esselunga. Dopo alterne vicende, anche giudiziarie, all’atto dell’insediamento della Giunta presieduta dal sindaco Lo Russo, il progetto, considerato ormai definitivo, prevedeva, in accordo con i privati, la costruzione dell’ipermercato, di un centro congressi e di un hotel.

La sola idea di vedere cemento e calore al posto del verde, ha scatenato l’ira di moltissimi cittadini che si sono mobilitati (riuniti nel comitato Essenon) per fermare un progetto nefasto in tempi di crisi climatica e isole di calore intense. Il parco, infatti, non è “solo” un parco di 30.000 mq come qualcuno potrebbe pensare, ma anche “un’isola di freschezza e biodiversità” in un ambito fortemente urbanizzato come la Circoscrizione 3 di Torino. Da anni qui sono presenti moltissimi alberi di grosse dimensioni (querce, paulonia, bagolari, aceri saccarini) che ombreggiano, abbelliscono e rendono questo luogo un vero e proprio “rifugio climatico”. Non solo, il parco rimane un’area fondamentale per l’assorbimento delle acque meteoriche, in quanto sotto la superficie è presente suolo vergine, mai edificato. Negli anni, dunque, diverse iniziative sono state intraprese per la salvaguardia del parco: richieste di assemblee pubbliche in Circoscrizione, pranzi e feste popolari, eventi straordinari di pulizia del parco, raccolta firme, incontri e visite di alcuni divulgatori scientifici come Silvia Rosa Brusin o lo storico e accademico Alessandro Barbero e via seguitando.

La mobilitazione, alla fine, è stata pagante. È notizia delle scorse settimane che l’area verde non sarà “intaccata” dal cemento. Il Comune ha, infatti, reso nota una proposta congiunta del Politecnico di Torino e di Esselunga per la realizzazione di nuovi spazi per la didattica e la ricerca, di un centro congressi e di un supermercato di medie dimensioni su un‘area retrostante ora adibita a parcheggio con ridimensionamento del progetto originario e salvaguardia del parco che sembrerebbe preservato dalla cementificazione. Dunque, una buon esempio di partecipazione e resistenza attiva e dal basso che dimostra concretamente quanto l’azione dei cittadini e delle cittadine possa essere un “valido attore” per influenzare positivamente gli enti pubblici e i poteri economici a cambiare i piani “di sviluppo” del territorio. Negli ultimi cinque anni Torino ha visto altre “grandi battaglie verdi” che si sono in parte o risolte o bloccate grazie all’azione, alla costanza, alla determinazione dei cittadini. Il riferimento è alle vicende del Pratone di Parella e degli Aceri di corso Belgio, mentre restano attive altre battaglie come quella di Salviamo il Meisino. I vari comitati sono riuniti in un unico gruppo denominato Resistenza verde che si riunisce periodicamente.
Il comitato Essenon chiede ora che l’amministrazione comunale convochi un momento di confronto aperto a tutti i cittadini per i prossimi passi da fare in considerazione del fatto che resta depositato il Piano di Edilizia Convenzionata presentato da Esselunga. Il Comitato sostiene che è finito il tempo delle trattative lontano dai riflettori. La difesa del Parco non va discussa negli uffici, ma con i cittadini e le cittadine che da più di cinque anni, concretamente, si sono spese per la sua difesa: facendo vivere il parco con una moltitudine di iniziative, prendendosene cura con continui monitoraggi, attività di giardinaggio e pulizia, ma anche mantenendo alta l’attenzione sul parco. Per questo è stato chiesto un aggiornamento pubblico, un momento informativo accessibile a chiunque, proprio al parco Artiglieri, in cui il Comune spieghi alla cittadinanza cosa succederà davvero al Parco Artiglieri da Montagna e a tutta l’area del progetto. Nel contempo si continua a richiedere alla Circoscrizione 3 e al Comune di Torino un impegno per una maggiore pulizia dell’area, la protezione dagli sfalci indiscriminati delle aree fiorite curate dagli attivisti, la ricollocazione delle panchine e dei giochi per bimbi (altalene, giochi a molla etc) che nel frattempo erano stati rimossi, l’installazione di una fontanella e di un wc mobile (vista anche la presenza di numerosi viaggiatori per l’adiacente stazione dei bus a lunga percorrenza).
L A DESTRA AL PRATONE!
Con la scusa della “sicurezza”, del “degrado” e della1 presenza dei Rom, la destra mette in scena l’ennesima passerella elettorale. Tra i protagonisti anche il Vicepresidente della Regione Piemonte Marrone, addirittura!
Il copione è sempre lo stesso: creare paura, indicare un nemico, e così raccogliere voti.
Ma il Pratone non appartiene a chi lo usa come sfondo per la propaganda.
Il Pratone è di chi lo ha difeso dalla cementificazione, di chi lo ha curato, attraversato e vissuto ogni giorno, di chi in questi anni si è battuto per preservarlo.
Non accettiamo lezioni da chi arriva solo quando c’è una telecamera.
Non accettiamo che il territorio venga usato per alimentare divisioni e campagne sulla pelle delle persone.
No alle strumentalizzazioni.
No alla politica dell’odio e della paura.
Tutti al Pratone oggi, 18 giugno, alle ore 19:00.
Difendiamo insieme uno spazio che appartiene alla comunità, non alla propaganda.
Incriminazione del blocco stradale (Decreto Sicurezza): la Procura di Torino chiede di sollevare questione di legittimità costituzionale
Incriminazione del blocco stradale (Decreto Sicurezza): la Procura di Torino chiede di sollevare questione di legittimità costituzionale
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino
Dott.ssa Elisa Pazè
Segnaliamo ai lettori – in tema di incriminazione del cd. blocco stradale – la memoria con cui la Procura di Torino, nell’ambito di un procedimento penale relativo alla condotta di circa duecento persone che “in occasione di una manifestazione di protesta contro l’eccidio in corso nella striscia di Gaza, impedivano la libera circolazione lungo il raccordo della tangenziale Torino-Caselle, ostruendolo con il proprio corpo“, ha chiesto di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 bis, comma 2, del del D. L.vo 22 gennaio 1948 n. 66 come modificata dall’art. 14 del D.L. 11 aprile 2025, n. 48, convertito dalla L. 9 giugno 2025 n. 80.
Come anticipato, il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48 (cd. “decreto sicurezza“) – recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario” – all’art. 14 ha modificato l’articolo 1 -bis del decreto legislativo 22 gennaio 1948, n. 66 prevedendo che l’impedimento della libera circolazione su strada sia punito con la reclusione da sei mesi a due anni se il fatto è commesso da più persone riunite.
Ad avviso della Procura, “l’incriminazione del blocco stradale attuata con il corpo lede i diritti di riunione e di sciopero tutelati rispettivamente dagli artt. 17 e 40 Cost, posto che la possibilità che si creino rallentamenti o addirittura blocchi del traffico è connaturata alle manifestazioni, sia che esse si svolgano in forma statica, mediante sit-in, sia in forma dinamica, facendo parte della fisiologia dei cortei l’arresto periodico in certi punti del percorso per consentire al gruppo di non disperdersi e scandire slogan rivolti a sensibilizzare i passanti“.
Nel trasformare un diritto in delitto – prosegue la memoria – “il legislatore non ha effettuato un bilanciamento degli interessi in gioco conforme ai valori costituzionali, valutando i fondamentali diritti di libertà individuale e collettiva come recessivi rispetto all’interesse alla circolazione. Andava considerato che, per gli scioperi, la giurisprudenza riconosce che la protesta sindacale si esplica legittimamente con modalità che vanno ben oltre la mera astensione dal lavoro, compreso il picchettaggio, purché non trasmodi in violenza o minaccia. A ragionare altrimenti, verrebbero incriminati per blocco stradale perfino gli operai che, radunatisi in massa davanti all’azienda, occupando il manto stradale prospiciente, ostacolino la circolazione“.
Ad avviso della Procura, “la formulazione della norma dell’art. 1 bis del D. L.vo n. 66/1948 contrasta anche con il principio di ragionevolezza, sotto il profilo della disparità di trattamento fra fattispecie assimilabili. Tertium comparationis è l’analoga disposizione dell’art. 1 dello stesso D. L.vo, stante l’omogeneità fra fattispecie: entrambe sono poste a tutela della libertà di circolazione, ma in un caso (art. 1 bis) l’ostruzione viene realizzata frapponendo il proprio corpo, nell’altro caso (art. 1) è cagionata dall’abbandono di congegno o oggetti o dall’ostruzione o dall’ingombro della sede stradale con altre modalità“.
Sennonché – si legge nella memoria – “le due norme divergono, oltre che per le modalità dell’azione, per la diversa connotazione dell’elemento soggettivo: il dolo è specifico per il reato di cui all’art. 1, generico per quello di cui all’art. 1 bis. Nel primo caso è punito chi agisce “al fine di impedire o ostacolare la libera circolazione”, nel secondo l’impedire la libera circolazione non costituisce la finalità ma integra gli estremi della condotta. Conseguentemente, in caso di ostruzione di una strada con il proprio corpo basta la consapevolezza di ostacolare il passaggio veicolare, non essendo richiesto che l’impedimento sia l’obiettivo perseguito: il reato sussiste anche se la finalità è quella di manifestare o protestare“.
tratto da:
Giurisprudenza Penale rivista giuridica, accessibile gratuitamente e senza fini di profitto, che si rivolge a tutti gli operatori del diritto penale.
corteo 1° maggio a Torino – ironia in piazza
Sfilano anche i Babaciu
Presenti anche i Babaciu, le maschere del potere di Pietro Perotti, presente in piazza, l’uomo che a Torino, a da metà degli anni ’70, ha portato con Piero Gilardi
nelle manifestazioni di piazza anche maschere e pupazzi raffiguranti le caricature dei padroni e degli uomini di potere. Quest’anno è il turno di Trump, Meloni e Piantedosi. “L’ironia ha un potere speciale: riesce a dire in modo più diretto e comprensibile ciò che le parole, da sole, spesso non riescono a esprimere”.
Bilancio consuntivo 2025: galleggiare sui debiti senza prospettive di Ettore Choc
TORINO BILANCIO CONSUNTIVO 2025: galleggiare sui debiti senza prospettive
Il consuntivo 2025 è il penultimo della sindacatura Lo Russo prima delle elezioni di metà 2027.
Girando per la città, nonostante i cospicui aiuti statali e il PNNR, lo stato delle strade, piene di buche, di scavi mal fatti e di strisce pedonali cancellate, è la spia che le cose non vanno per il verso giusto.
Proviamo a guardare lo stato dei conti.
Un po’ di numeri:
- La cassa è florida, c’erano 438 milioni a fine ’25, record mai raggiunto, interessi passivi di cassa a zero da cinque anni
- Le spese di investimento continuano ad essere robuste; negli ultimi tre anni, grazie al PNNR, hanno sempre superato i 300 milioni all’anno
- Il debito per i mutui è sceso di circa 170 milioni a 2.075 milioni
- Il debito per la spesa corrente è calato da 552 a 496 milioni, meno 56.
- Dal 2010 il Comune ha restituito alle banche, due le principali, CCDDPP e San Paolo, un miliardo e 716 milioni di euro, più 1.313 euro di interessi, per un esborso totale di 3 miliardi e 29 milioni.
Se guardiamo però il trend complessivo, dopo 15 anni il totale del debito, per mutui più disavanzo di spesa corrente, è diminuito di 882 milioni, 59 all’anno. Con questo passo ci vorranno 43 anni per azzerarlo.
Qui emerge la principale criticità: negli ultimi quattro anni il Comune ha potuto investire solo 10 milioni di euro di nuovi mutui, una somma irrisoria per una grande città. Esaurendosi il PNRR, che da solo ha portato in città quasi 500 milioni di spese nuove di investimento, con una media di nuovi mutui di 21 milioni dal 2012 al 2025 non si potrà fare quasi nulla e comunque il trend del debito rallenterà ulteriormente.
PRIMA CRITICITA’: MARGINI IRRISORI PER LA SPESA NEI PROSSIMI ANNI
La diminuzione complessiva di 896 milioni del debito per mutui e disavanzo di spesa corrente, realizzata nei cinque anni 2021/2025, è in realtà dovuta per i due terzi a una robusta iniezione di aiuti a fondo perduto, il PATTO PER TORINO
In media l’aiuto gratuito statale è stato di circa 115 milioni all’anno, che dall’anno prossimo scenderanno a soli 40 milioni annui, poco più di un terzo, meno 75 milioni/anno. Come faranno gli amministratori a far quadrare i conti è un mistero, nessuno ne parla. Il Comune sembra condannato ad una vita stentatissima con nessun margine né per la spesa corrente né per gli investimenti.
LA GESTIONE DEL DEBITO
Il consuntivo attuale è molto prudente, conservativo, statico.
I residui attivi, cioè i crediti comunali, tornano a crescere da un minimo di 1.077 milioni di euro nel 2023 a 1.147 nel 2024 e ora a 1.168, con un incremento di 91 milioni. Le cancellazioni di crediti, che negli anni 20/24 avevano raggiunto una media di 196 milioni all’anno sono scese a 62 milioni nel ‘24 e ad appena 32 nel ‘25.
Ciò ha consentito agli amministratori di dover integrare il FCDE, fondo crediti dubbia esigibilità, nei due anni considerati incrementato di appena 19 milioni.
E’ facile prevedere che il consuntivo 2026, anno di elezioni, sarà ancora più prudente, rinviando robuste cancellazioni e i necessari accantonamenti al dopo elezioni.
Spicca negli accantonamenti l’aumento esponenziale della voce “altri accantonamenti”, passata da 194 a 291 milioni nel 2025. Di questi 92 sono stanziati per coprire gli impegni di Torino verso la partecipata INFRA.TO. E qui dobbiamo ricordare che oltre 88 milioni di mutui per tram e metropolitana e oneri accessori, tra capitale e interessi, sono nascosti nei bilanci Infra.to ma competono alla città.
Torino è ricorsa nuovamente alla pratica di rinegoziazione dei mutui, col San Paolo o CDP, che consiste nell’allungare la vita dei mutui rinviando di qualche anno il rimborso della quota capitale, ottenendo in tal modo qualche risorsa in più per la spesa corrente ma mantenendo un tasso dei mutui nettamente più alto di quelli di mercato e aumentando così i profitti della banca. Sono stati ricontrattati in questo modo 212 milioni di mutui con 12 milioni disponibili per la spesa corrente. Inutile dire che si tratta di mosse di corto respiro.
LA RISCOSSIONE SPONTANEA
In mancanza del conto consuntivo analitico, diviso per capitoli di spesa, si può ragionare solo per grandi aggregati, coi dati delle relazioni sulla gestione dell’organo esecutivo:
| 2020 | 2021 | 2022 | 2023 | 2024 | 2025 | |
| consuntivo | consuntivo | consuntivo | Consuntivo | consuntivo | ||
| TOTALE | ENTRATE | |||||
| 1.280,7 | 1.527,8 | 1.406 | 1.459,6 | 1.480,6 | 1.484,3 | ACCERTATO COMP. |
| 969,2 | 1.165 | 1.048,5 | 1.102,6 | 1.103,1 | 1.095,2 | RISCOSSO COMP. |
| 76% | 76% | 75% | 76% | 74% | 74% | % INCASSI |
Dati in milioni di euro
Come si evince dalla tabella precedente non si manifesta nessun incremento significativo della riscossione di competenza. Addirittura il riscosso totale è leggermente inferiore a quello dei due anni precedenti
In dettaglio i Revisori segnalano che la riscossione delle multe stradali è scesa rispetto al 2024 dal 63% al 56% dell’accertato.
L’ANDAMENTO DELLA RISCOSSIONE SUI RESIDUI
| 2020 | 2021 | 2022 | 2023 | 2024 | 2025 | |
| 999,1 | 840,3 | 788 | 772,1 | 620,8 | 663,8 | totale residui |
| 68,3 | 69,1 | 82,3 | 102,8 | 110,9 | 113,2 | totale Incassi |
| 7% | 8% | 10% | 13% | 18% | 17% | % |
Dati in milioni di euro
La riscossione sui residui è uno dei talloni d’Achille degli incassi comunali. Dalla tabella precedente, ricavata assemblando le relazioni dei Revisori dei conti 2021/2025 si può osservare certamente un miglioramento significativo: dal 2020 in cui era il 7% del totale dei residui considerati è più che raddoppiata attestandosi nel 24/25 sul 17/18%.
In valore assoluto gli incassi sui residui sono passati da 68 nel 2020 a 113 milioni nel 2025, con un aumento di 45 milioni annui. Dato certamente positivo ma insufficiente perfino a compensare la riduzione dell’aiuto statale a fondo perduto, che da una media di 115 milioni/anno nel periodo 2021/2025 scenderà dal prossimo anno a soli 40 milioni/anno.
In conclusione l’andamento congiunto degli incassi di competenza e dei residui non mostra nessun miglioramento capace di autorizzare la speranza che il Comune esca da una perenne e soffocante stagnazione.
Purtroppo l’apprezzabile sforzo degli amministratori di migliorare la riscossione, iniziato con la giunta Appendino, risulta inadeguato nei risultati rispetto alla gravità delle necessità comunali.
I DERIVATI, UN DISASTRO CHE VA VERSO LA MORTE NATURALE
Con i 10,5 milioni di perdite del 2025 la perdita totale per la Città è arrivata a sfiorare la soglia dei 200 milioni; per fortuna il derivato N. 11 di JPMORGAN, che ancora nel 2025 ha totalizzato 5 milioni e 496 mila euro di perdita, (e quasi 15 milioni negli ultimi tre anni) è defunto di morte naturale.
Resta da capire la ragione della segretezza con cui è stata ammantata la chiusura anticipata del derivato N. 4 con il San Paolo.
Consiglio Comunale in seduta segreta (peraltro prevista solo quando si parla di persone), motivata da non danneggiare le altre cause pendenti sui derivati. Segreto (di Pulcinella) il nome della Banca, segreto l’ammontare della transazione. Peraltro i derivati di JPMORGAN e DEXIA si estingueranno anch’essi nel 2030, magari prima che finiscano le cause tardive e rischiose intentate dal Comune
Il derivato estinto, il N.4, presentava perdite decrescenti e contenute. Non si capisce perché sia stato preferito al N. 6 sempre di San Paolo che attualmente presenta perdite quadruple rispetto a quello estinto. E’ un dato contabile che negli ultimi tre anni il derivato N.4 ha perso meno di un milione di euro mentre il derivato N. 6 non estinto ha perso oltre 3,5 milioni. Misteri della finanza comunale
LA SPESA CORRENTE
La spesa corrente totale del 2025 si è attestata su un miliardo e 181 milioni di euro; nel 2004 con Chiamparino si impegnarono 1 miliardo e 151 milioni; se teniamo conto del fatto che nei 21 anni trascorsi l’inflazione ufficiale ha sfiorato il 40% ne deriva che il valore reale della spesa è sceso a 711 milioni e che per avere lo stesso potere d’acquisto sarebbe occorso uno stanziamento di1 miliardo e 611 milioni.
IL COSTO DEL PERSONALE
I dipendenti, che erano oltre 13.000 nel 2001 e ancora 10.000 nel 2015 sono attestati intorno ai 7.000; sono scesi in 10 anni del 30% e la discesa continua, segno che viene rimpiazzato solo in parte il turn over. Dal 2021 il costo del lavoro è attestato sui 350 milioni all’anno, nel 2008 erano 450 milioni, un risparmio tenendo conto dell’inflazione di almeno 155 milioni.
CONCLUSIONI
Da tempo pensiamo che sarebbe necessario da parte di tutti gli amministratori della città, maggioranza e opposizione e dirigenti comunali, uno scatto d’orgoglio, di coraggio e di fantasia.
Con la situazione che abbiamo descritto Torino è condannata a una triste ordinaria amministrazione senza possibilità di realizzare programmi di nessun tipo se non di gestire un lentissimo rientro dal debito.
Senza idee nuove e rivoluzionarie rispetto alla gestione attuale (un esempio reintrodurre l’IMU sulla prima casa, 200 milioni in più all’anno), possiamo affermare provocatoriamente che per amministrare così il Comune di Torino basterebbero i dirigenti e i funzionari dell’Ufficio Bilancio e Ragioneria.
Torino. Il rovescio delle “zone rosse”
20-04-2026 – di: Redazione
Accade a Torino. Da mesi prefetto e questore anticipano nuove zone rosse e moltiplicazione dei controlli sulla criminalità magnificando gli effetti taumaturgici del “nuovo corso” ministeriale. In realtà la situazione dei quartieri cittadini resta quella di sempre e ciò che accade sembra piuttosto una grottesca riproposizione in miniatura delle gesta dell’ICE negli Stati Uniti: anche nei destinatari degli interventi, che come accade da tempo a Torino, non sono i fattori di insicurezza ma chi cerca di affrontarla con razionalità e rigore. Come è stato scritto, il “vetro rotto” non riparato che, secondo i teorici della “tolleranza zero” sta alla base della paura, può essere affrontato investendo in poliziotti e prigioni o in vetrai e operatori sociali. Il Governo e le sue appendici periferiche hanno scelto da tempo la prima strada, senza risultati e, anzi, con esiti controproducenti. Ma non c’è mai limite al peggio. Lo dimostra una vicende recente, riassunta nel comunicato che si pubblica di seguito, con cui alcune associazioni (Fondazione di Comunità Porta Palazzo, Associazione Arteria, Associazione Culturale Filippina del Piemonte, Cooperativa Sociale Atypica, Educadora ETS, Fondazione CLT Terreno Comune Il Campanile, Associazione Isola di Arran, Associazione Fuori di Palazzo, Refugees Welcome Italia, Torino Sp4zio Aps) denunciano i controlli impropri di polizia nei confronti di loro operatori durante le attività sociali e chiedono un intervento dell’Amministrazione cittadina.
Nei giorni scorsi, la cronaca ha dato ampio spazio al racconto dell’intervento delle forze dell’ordine e reparti speciali dei Carabinieri in alcuni giardini e luoghi pubblici della città. Questi interventi hanno portato alcuni effetti negativi, che abbiamo raccolto e per cui crediamo sia necessario una discussione pubblica.
Nel pomeriggio di venerdì 3 aprile 2026 scorso, all’interno del Giardino Madre Teresa di Calcutta, durante le attività previste per il progetto “L’Intreccio”, sono accaduti dei fatti gravi. Alle ore 17.35sono apparse due volanti dei Carabinieri e due jeep del 1º Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania. I componenti di quest’ultimo reggimento erano a volto coperto. Le entrate pubbliche del Giardino Madre Teresa, quella su corso Giulio Cesare e quella su corso Vercelli, sono state chiuse, impedendo la libera circolazione delle persone in entrata e uscita dall’area verde. I componenti di entrambe le forze militari hanno iniziato a chiedere i documenti alle persone presenti al Giardino, trattenendole ingiustificatamente per più di un’ora, compresi coloro che stavano svolgendo le attività del progetto L’Intreccio, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, dal Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027. A nulla è servita l’identificazione da parte delle operatrici e degli operatori come lavoratrici e lavoratori di un progetto finanziato dalla Città di Torino.
Le operatrici e gli operatori hanno cercato di capire il motivo del controllo e del volto coperto, senza ottenere risposta: da lì a poco, sono iniziate le perquisizioni fisiche, di vestiti e borse, facendo svuotare tutto sulle panchine e controllando ogni singolo oggetto. La perquisizione ha toccato esclusivamente cinque operatrici e operatori in servizio del progetto “L’Intreccio” e una persona che frequenta spesso il Giardino, con cui le operatrici e gli operatori stavano dialogando. I documenti sono stati trattenuti per più di un’ora: intorno alle 19.05 i documenti sono stati restituiti insieme ai verbali di perquisizione. In quella fascia oraria, in un giorno pre-festivo, il giardino era popolato prevalentemente da bambine e bambini, genitori, nonne e nonni, oltre alle persone che quotidianamente si trovano nell’area verde. La prolungata chiusura di uno spazio pubblico ha provocato disagio e paura.
Questa operazione militare si colloca in un’azione più ampia che tocca le cosiddette “zone rosse”. Non tiene però conto che il Giardino Madre Teresa è presidiato, ormai da quasi un anno, dal progetto “L’Intreccio”, che costruisce relazioni quotidiane con le persone che vivono il giardino, favorendo responsabilità condivisa, convivenza e prevenzione dei conflitti, con l’obiettivo di fornire una lettura differente della complessità del Giardino, che passi da essere un luogo percepito come pericoloso a un’area della città in evoluzione e cambiamento positivo. Fermo restando che crediamo fermamente che ogni essere umano debba essere trattato con rispetto e dignità in ogni circostanza, riteniamo ancora più inaccettabile che persone che stanno lavorando in uno spazio così fragile e complesso vengano trattate in un modo inadatto al lavoro di cura, relazione e presidio sociale. Il valore del nostro lavoro, come gruppo di associazioni del progetto “L’Intreccio”, ma anche come enti del Terzo Settore che lavorano in un altro progetto all’interno dell’avviso pubblico “Bella Storia”, dev’essere ampiamente riconosciutoanche in merito alla sicurezza percepita e sostanziale che viene fornita al Giardino. Riteniamo, dunque, necessario interrogarci sulle modalità degli interventi, affinché non compromettano i percorsi sociali attivati e finanziati con risorse pubbliche, che operano con efficacia proprio per prevenire situazioni di marginalità e conflitto.
I primi effetti negativi dell’intervento si sono già visti: le signore che frequentano il corso di italiano preferiscono incontrarsi al chiuso, allo Spazio di Comunità di corso Giulio Cesare 34; diverse persone non si sono più viste in questi giorni; mamme con bambine e bambini ci hanno detto di aver scelto altri spazi giochi perché l’intervento delle forze armate a volto coperto li ha molto turbati e non si sentono sicuri.
Consci del fatto che la Città di Torino, oltre al finanziamento pubblico, ha deciso di riconoscere come scommessa politica la rigenerazione del Giardino attraverso un’azione sociale coordinata da diverse realtà del Terzo Settore, abbiamo chiesto formalmente un incontro al governo della Città di Torino in cui insieme alle realtà territoriali che fanno capo al progetto “L’Intreccio” ci possa essere un confronto e si possa discutere sui bisogni che il territorio richiede. L’incontro è stato accolto e stiamo definendo gli sviluppi. Inoltre, vogliamo realizzare un incontro pubblicocon gli enti attivi in progettualità che curano la prossimità e l’educativa di strada, a cui saranno invitate la Città di Torino e il Prefetto, per condividere il lavoro che si sta facendo, esprimere dissenso sulle modalità di intervento delle forze militari che rischiano di vanificare tale lavoro e chiedere quali sono i risultati di operazioni di controllo condotte con tali modalità.
(https://volerelaluna.it/territori/2026/04/20/torino-il-rovescio-delle-zone-rosse/)
Mobilitazione venerdì 10 aprile alle ore 18 in piazza Castello contro la pena di morte e genocidio in Palestina
Per la prima volta dai tempi della Germania nazista, viene approvata la legalizzazione della pena di morte su base etnica dal parlamento israeliano.
Ieri venerdì 18 a Torino alle ore 18, 500 donne e uomini (per la maggior parte giovani) sono scesi in piazza per difendere l’umanità!
No alla pena di morte!
“Le vostre guerre non le vogliamo”
Contro la legge che introduce la pena di morte per terrorismo in Israele, contro il rinnovo del Memorandum d’Intesa e il genocidio.
E’ iniziata con un lungo intervento e poi una performance in piazza Castello, poi il corteo spontaneo si è diretto fino alla sede Rai di via Verdi: “Meloni ci mette solo la faccia, a noi chiedono di rimetterci la vita”

Lo spazio Neruda: una risorsa per Torino – di redazione
Lo spazio sociale Neruda è una ex scuola, situata in corso Ciriè 7 a Torino, occupata da dieci anni, in cui
vivono circa 100 persone (nuclei familiari, persone singole, italiane e italiani, migranti) in difficoltà a trovare
una soluzione abitativa sostenibile. Da tempo nel mirino della destra, che ne chiede lo sgombero con ragioni
pretestuose, è anche una risorsa per il quartiere con attività sociali, culturali e sportive. Oltre alla sua
evidente utilità sociale, lo spazio Neruda realizza un notevole risparmio per la città in termini economici. È
stato, infatti, calcolato che, se dovesse gravare sul Comune, l’ospitalità delle persone che vi vivono avrebbe
un costo annuo di circa 400.000 euro (che, moltiplicato per i 10 anni trascorsi, raggiunge un importo
considerevole…).
Per questo insieme di ragioni, quattro associazioni cittadine (Safe House, Arteria, Comunet-Officine Corsare
e Volere la Luna) hanno promosso un documento di solidarietà e sostegno allo spazio sociale e di richiesta
alle istituzioni di procedere alla sua stabilizzazione e valorizzazione. Nel giro di pochi giorni il documento è
stato sottoscritto da ben 65 realtà associative (tra cui grandi organizzazioni rappresentative come la Cgil,
l’Arci e l’Acli, associazioni storiche del sociale come il Gruppo Abele e il Coordinamento antifascista) e da
un gran numero di cittadine e cittadini e mercoledì 1 aprile è stato presentato in un’affollata conferenza
stampa di fronte allo stabile di corso Ciriè.
Ecco il: Video della conferenza stampa pubblicato su La Stampa
Di seguito il testo del documento e l’elenco delle sottoscrizioni.
Da 10 anni lo Spazio Neruda è una casa per più di 100 persone e uno spazio sociale aperto
al quartiere Aurora e a tutta Torino.
Torino: una città afflitta dallo scandalo di 65000 case vuote, dove la crisi abitativa è perenne,
gli sfratti sono più di 1000 all’anno, gli affitti crescono, le case disponibili per l’affitto
residenziale sono sempre meno, aumentano il razzismo abitativo, la speculazione e lo
sfruttamento abitativo, di case popolari non se ne costruiscono e quelle che ci sono non
sono manutenute e restano vuote. In questa città, il Neruda è casa di famiglie e singoli,
soprattutto di origine straniera, escluse dal mercato dell’affitto e dall’edilizia pubblica e che
senza questo spazio di vita finirebbero nelle mani dei caporali abitativi o a carico del bilancio
pubblico dell’emergenza abitativa. O, nei peggiori dei casi, per strada. Questa è la realtà che
va riconosciuta, con onestà intellettuale e politica.
Mentre il clima politico generale si fa sempre più irrespirabile e in città gli spazi sociali sono
sotto attacco (è questo il filo che lega vicende anche diverse tra loro, come quelle di
Askatasuna e del Comala), il Neruda rappresenta una boccata d’ossigeno, una casa e una
casamatta. È uno spazio che offre al quartiere e alla città tutta eventi culturali, momenti di
incontro, socialità e controinformazione, una palestra, un doposcuola, un corso di lingua
italiana, uno sportello legale gratuiti, accessibili e senza obblighi di consumare. Questa è la
realtà che va riconosciuta, con onestà intellettuale e politica.
Mentre in città ci sono interi immobili pubblici che versano da anni in condizione di totale
abbandono e degrado, il Neruda ha creato la rigenerazione dal basso di uno spazio
pubblico, messo a disposizione di chi cercava una casa e di chi cerca un luogo dove fare
cultura, sport, socialità senza bisogno di un euro di investimento pubblico. Questa è la realtà
che va riconosciuta, con onestà intellettuale e politica.
Ora, in un momento di attacco generalizzato alle occupazioni abitative e al Neruda in
particolare, serve che il territorio e la città restituiscano al Neruda quanto il Neruda ha finora
fatto per la comunità.
Non accettiamo le narrazioni diffamatorie che da anni, e spesso in modo particolarmente
becero (come quando si strumentalizzano questioni legate alla salute delle persone),
cercano di delegittimare il percorso del Neruda e di creare le condizioni politiche per uno
sgombero.
Al contrario, come organizzazioni politiche e sociali e singolɜ oggi ci attiviamo a difesa di uno
spazio che è una preziosa risorsa collettiva del quartiere Aurora e della città.
Chiediamo alle Istituzioni che l’esperienza abitativa, sociale e politica del Neruda sia
riconosciuta e tutelata come risorsa fondamentale delle persone che ci vivono, di coloro che
lo frequentano, del quartiere Aurora e della città di Torino.
Chiediamo alle Istituzioni di supportare gli sforzi che gli abitanti del Neruda stanno facendo
per rendere la struttura sempre più fruibile in sicurezza. È tempo di immaginare un percorso
di trasparenza e interlocuzione, che stabilizzi un’esperienza decennale di rigenerazione e
solidarietà.
Chiediamo al Sindaco che sia garantita la residenza a tutte le persone che abitano il Neruda.
Avere la residenza nel luogo in cui si vive non è una questione anagrafica, ma è la porta di
accesso all’esercizio di fondamentali diritti sociali e di cittadinanza.
Organizzazioni proponenti
Safe House
Arteria
Comunet Officine Corsare
Volere la luna
Adesioni al 27/03/2026
Organizzazioni
Almaterra
CUB Torino
GRIS Piemonte
Mosaico Azioni per i rifugiati
Arci Torino
Cgil Torino
Centro Frantz Fanon
Educadora
CNCA Piemonte e Liguria
LanguageAid
Renken
International University College
Magazzino sul Po
Centro studi Sereno Regis
Coordinamento Antifascista Torinese
ActionAid Italia
InMenteItaca
Progetto Leonardo
ASGI
Vicolo Grosso
Fondazione Comunità Porta Palazzo
Maurice GLBTQ
SI Cobas
Teatro Carillon
Collettivo Ultramondo
ASD Boulderbar
Friday for future Torino
Gruppo Abele
ACLI Torino
Kontiki
La Poderosa
Eco dalle città
ASD Paco Rigore
Comitato Oltre la Barriera
Comitato Voci Migranti
Cobas Scuola Torino
Pais
CoAbitare
Mostro
Potere al Popolo Torino
Casa del Popolo Estella
Collettivo Solco
Ultima Generazione Torino
BDS Torino
OST Barriera
L’Isola di Arran
Partito della Rifondazione Comunista
Ne Tènèrè
Forum Droghe
Campagna Madri Fuori dal carcere e dallo stigma
Casa delle Donne
Mamme in piazza per la libertà di dissenso
Global Movement to Gaza Italia
Comitato di Barriera
Non Una Di Meno Torino
Singole persone:
Enrico Gargiulo
Michele Lancione
Daniele Gaglianone
Fijodor Benzo
Mattia Paganucci
Elana Ochse
Francesca Torromeo
Mirca Leccese
Marco Costanzo
Elena Garelli
Enrico Lacoce
Gabriele Proglio
Andrea Gallina
Ugo Zamburru
Alessandra Algostino
Francesco Chiodelli
Giovanni Semi
Silvia Idrofano
Pietro Cingolani
Marianna Filandri
Andrea Curtetti
Cecilia Marocco
Gianfranco Ragona
Livio Pepino
Maria Chiara Acciarini
Sandro Busso
Giorgio Brizio
Daniela Alfonzi
Amy Kabat
Enrica Anselmi
Emanuele Stramignoni
Sofia Venturoli
Anna Maria Salvano
Faustina Bevilacqua
Giulia Franchini
Cesare Quinto
Silvia A. Genta
Maria Teresa Ninni
Maria Elena Delia
Alessandra Passera
Marioluca Bariona
Angela Guasco

















