Articoli categoria: Succede in città

Elezioni Amministrative 2021 – Risultati Circoscrizioni

Il dato generale che caratterizza la tornata elettorale è certamente l’astensionismo da record (almeno qui a Torino il più alto del dopoguerra) viene da chiedersi che modello di amministrazione democratica si possa applicare a fronte di una percentuale di votanti intorno al 48%, il 10% in meno delle ultime Comunali del 2016.

Come era prevedibile le circoscrizioni della zona Nord di Torino – la circoscrizione 5 Borgo Vittoria, Madonna di Campagna, Lucento e Vallette e la circoscrizione 6 Barriera di Milano, Regio Parco, Barca, Bertolla, Falchera vedono la sconfitta delle liste di centrosinistra.

Nella circoscrizione 5 Enrico Crescimanno ha il 41,66% delle preferenze contro il 37,11% del candidato di centrosinistra Federica Laudisa; nella Circoscrizione 6 Valerio Lomanto con il 44,48%  contro il 38,14% di Deana Panzarino.

Le altre sei hanno visto prevalere il centrosinistra.

A cominciare dalla 1, quella del centro, con la candidata presidente Cristina Savio (48,5%). E poi nella circoscrizione 2 (Santa Rita, Mirafiori Nord e Mirafiori Sud), si è imposta la coalizione che candidava Luca Rolandi (46,86%), nella circoscrizione 3 (San Paolo, Pozzo Strada, Cenisia e Cit Turin), è stata riconfermata Francesca Troise (47,38%). Alberto Re (46,96%) vince nella circoscrizione 4 (Parella, San Donato, Campidoglio), Luca Deri si conferma numero uno (48,02%) alla 7 (Aurora, Vanchiglia, Sassi e Madonna del Pilone) e Massimiliano Miano (48,14%) conquista la 8 (San Salvario, Lingotto, Filadelfia, Nizza Millefonti, Cavoretto, Borgo Po).

Negli ultimi venti anni le dieci circoscrizioni prima e le otto poi erano state sempre vinte dal centrosinistra.

 

 

 

Elezione diretta del Sindaco-Circoscrizione 4 San Donato-Campidoglio-Parella

ELEZIONI COMUNALI

Elezione dei Consigli Circoscrizionali- Circoscrizione 4 San Donato-Campidoglio-Parella

CIRCOSCRIZIONE

VISTO IL GRANDE SUCCESSO, ARRICCHITO DA NUOVI ARRIVI, IL MUSEO DELLE CREATURE IMMAGINARIE MONDO BABONZO E’ STATO PROROGATO SINO AL 31 OTTOBRE.

Ultimo arrivo: Il Gorilla Vaichesei

 

Articolo  di Cristina Insalaco uscito su La Stampa il 5 agosto

Sabato 17 luglio, nella sede di Volere la Luna di via Trivero, a Torino si sono aperti i battenti della mostra “Mondo Babonzo, il museo delle creature immaginarie”, che riprende dopo anni di oblio un progetto che ha girato l’Italia in lungo e in largo 10-15 anni fa.

 

Mondo Babonzo è tante cose insieme: un libro, un catalogo, una mostra, un laboratorio, un mondo fantastico. Tutto nasce dalle ricerche di due insigni scienziati: il professor Lupoff (Lupo è il soprannome di Stefano Benni) e il professor Altansky (che è, ovviamente, il grande Altan). I due si ritrovano per caso su un’isola, dove incontrano anche lo scultore Pietroperù (Pietro Perotti). Dopo i primi, meno fortunati esperimenti, il team prende il via e grazie a una geniale fantatrappola riesce a catturare migliaia di specie assai bizzarre… Nel libro i disegni sono di Altan, scolpiti e fotografati da Perotti e descritti con un testo ciascuno da Benni. Ma il credibile Mondo delle Creature Immaginarie si è trasformato in una mostra in cui i visitatori si muovono in una giungla incantata in mezzo ad animali in gommapiuma di dimensioni reali che affascinano i bambini di tutte le età, dai 9 ai 90 anni e oltre.

 

Ci sono un’infinità di creature surreali: il Futurcane, dotato di maschera antigas e missile sulla schiena, il Porcospino autostradale, con catarinfrangenti e aculei in grado di forare le gomme di un autotreno, lo struzzo che si infila la testa nel suo buco privato posteriore, il Topo Cagone, tutto fiero della sua enorme produzione, e ancora l’Ottoprosciotto, il Camullo, il Pappagatto, il Babonzo e via seguitando.

Il progetto è stato concepito e realizzato per AMREF nel 2006 come mostra itinerante per raccogliere fondi per il miglioramento delle condizioni ambientali e sanitarie di alcune popolazioni del Kenya. Dopo essere stato a Milano, Genova, Napoli, Palermo e Forlì, viene ora presentato a Torino per la prima volta, presso la sede di Volere la Luna, a due passi dal Parco della Pellerina.

La chiusura era prevista per il 2 ottobre, poi visto il successo è stata PROROGATA SINO AL 31 OTTOBRE con l’aggiunta di nuove creature immaginarie legate al particolare momento in cui viviamo.

 

La caratteristica che rende unica l’esposizione è che per la prima volta, Francesco Tullio Altan e Stefano Benni hanno lavorato per un progetto artistico comune insieme all’amico e artista Pietro Perotti. Il Museo delle Creature Immaginarie unisce la scrittura di Benni, autore, umorista e poeta che fin dal 1984 con il libro Stranalandia, tradotto in moltissime lingue, si è occupato di creature immaginarie e i disegni di Altan, fumettista e illustratore conosciuto in tutto il mondo, creatore di Cipputi e della Pimpa, per prendere forma attraverso la grande manualità creativa di Perotti, scultore e scenografo, che ha realizzato le creature immaginate.

La ricchezza di forme e colori della natura è una fonte di ispirazione fondamentale per la capacità di sognare, di fantasticare e di creare. Ma la mostra – curata da Volere la Luna in collaborazione con l’Associazione Gramsci, la casa di quartiere +SpazioQuattro, l’Associazione Museo Nazionale del Cinema e il patrocinio della Circoscrizione 4 della Città di Torino – ha l’obiettivo più ambizioso di far “sentire” ai visitatori che l’immaginazione, se è veramente libera, non può che accompagnarsi alla tolleranza, al rispetto per la natura, all’interesse e all’empatia per le diversità.

Lo Spiolo

Il Camonzo Punk e Il Gallo Antismog

L’Isola della banana a pedali

Un laboratorio aperto al pubblico consente ai più giovani di dare spazio alla loro fantasia realizzando le proprie creature che contribuiranno ad arricchire di giorno in giorno il museo.

mondo babonzo storiax

 

La mostra resterà aperta dal martedì alla domenica dalle 15.00 alle 18.00 nei mesi di luglio e settembre; durante il mese di agosto è preferibile la prenotazione ai seguenti contatti: tel. 371 444 22 75; email info@volerelaluna.it.

 

MONDO BABONZO VISTO DAI BAMBINI

 

Diritto alla casa: FACCIAMO COME A BERLINO ! di Giustino Scotto D’Aniello

Negli ultimi tempi, scorrendo i titoli prodotti dalle maggiori testate italiane, scorgiamo nuova attenzione per la “questione abitativa”, tra queste, per esempio:

La Stampa di Torino in data 27/9/2021, “Arrivano 3000 sfratti in provincia di Torino: Una bomba sociale pronta a esplodere”;

La Repubblica 25/9/2021 “Dal primo ottobre potranno essere eseguiti gli sfratti congelati per l’epidemia;

Torino, tremila famiglie sfrattate dal primo ottobre: finita la tregua Covid è emergenza casa”

Oppure, Il Fatto quotidiano 27/9/2021 “Caro affitti a Berlino vince il sì al referendum per l’esproprio ai colossi immobiliari: il 56% a favore.” A questi si aggiungono inchieste radiotelevisive sul tema dell’emergenza abitativa in Italia.

I titoli riportati, riprendono due casi tipo, uno Torino e l’altro Berlino, a prima vista, sembrerebbero collocarsi su due poli opposti, per le diverse caratteristiche del mercato immobiliare, precisamente, si rileva che a Torino (come nel resto dell’Italia), le tendenze storiche del mercato abitativo sono piuttosto chiare e consolidate: negli ultimi decenni si è assistito, quasi ovunque, a un progressivo passaggio dall’affitto all’acquisto della casa. Ad esempio, se nel 1951 la gran parte dei Torinesi (83,8%) viveva in un alloggio affittato (a Milano addirittura l’87,1%), tale quota si era ridotta al 64% nel 1971, al 42,1% nel 1991, al 32% nel 2001 e al 28,4% nel 2011, attestandosi a circa il 20% nell’ultimo decennio, nel mentre a Berlino si rileva che l’80% dei nuclei risiede in alloggi in locazione.

Nonostante ciò la condizione abitativa resta una variabile determinante per la qualità della vita delle classi sociali più deboli economicamente ed esposte ai processi di marginalità, in sintesi, si acutizzano le diseguaglianze sociali.

A Berlino la mobilitazione referandaria si è affermata per porre un freno al caro-affitti, che ha visto i canoni quasi raddoppiati (+85%) tra il 2007 e il 2019, a seguito della cancellazione dei provvedimenti comunali tesi a regolamentare gli affitti, incompatibile con lo status socio economico di gran parte della popolazione residente.

A Torino, tra le città con più alto numero di sfratti per morosità incolpevole, la difficoltà di accesso o ricollocazione è determinata sia dall’alto costo dell’abitare nel suo complesso che la casa incide per quasi un terzo delle spese delle famiglie, ad esempio per il 31,5%, mentre gli acquisti alimentari pesano per il 15,4%, le spese per trasporti e comunicazioni il 12,4%.

Rispetto a vent’anni fa l’abitazione rappresenta di gran lunga la voce di spesa che è più cresciuta in termini di incidenza sui budget delle famiglie. Il disagio abitativo è aggravato dalla carenza di offerta pubblica di edilizia popolare, a tal riguardo segnalo che la prima realizzazione nell’area torinese è del 1875, per i dipendenti dell’azienda Leumann; nel 1889 si registra il primo esempio torinese di “case operaie” pianificate, costruite dalla società di mutuo soccorso La Cooperante in lungo Po’ Machiavelli,  soprattutto negli anni ‘60 e ‘70 del Novecento – l’età della grande immigrazione nella Torino città-fabbrica – a seguito della mobilitazione sindacale popolare per il diritto alla casa, verranno edificate le maggiori cubature di edilizia popolare (Le Vallette 1961, Mirafiori Sud 1965) e, a seguito del Piano per l’edilizia economica del 1963, i quartieri popolari di corso Taranto (1965) e, nei primi anni Settanta, di Falchera Nuova. Negli ultimi decenni l’edificazione di case popolari si è drasticamente ridotta e si caratterizza inoltre per una maggiore articolazione degli interventi: edilizia sovvenzionata (l’ente pubblico costruisce abitazioni con contributi statali e mutui in conto capitale), agevolata (tramite agevolazioni creditizie a imprese edili), convenzionata (accordi tra enti pubblici e istituti di credito, con incentivi alle imprese costruttrici), oltre a interventi di recupero del patrimonio edilizio nell’ambito di piani di rigenerazione urbana. In Italia oggi la quota di abitazioni di edilizia popolare è pari ad appena il 3,3% degli alloggi, a Torino In base ai dati ATC risultano presenti in città 17.761 alloggi di edilizia sociale ed economico popolare. Sul totale di abitazioni presenti in Torino solo il 2,82 % risulta essere destinato ad edilizia sociale ed economico popolare. Gli alloggi assegnati risultano a tutti gli effetti 16.844 a fronte di una richiesta di 30.519 che lascia senza risposta 13.675 domande di residenza a basso costo, a ciò si evidenziano centinaia di alloggi vuoti, assegnati e non, per carenza di manutenzione (spesso ordinaria).

Cosa accomuna la crisi abitativa di Berlino con il profondo disagio abitativo di Torino, seppur in contesti profondamenti diversi? La risposta sta nella contraddizione storica dello sviluppo urbano presente nelle società a capitalismo avanzato: migliaia di alloggi vuoti con migliaia di famiglie senza casa o con gravi difficoltà a permanere. Berlino si richiede l’esproprio di 220000 alloggi vuoti di proprietà dei grandi gruppi fiinanziari speculativi, nel mentre a Torino si contabilizzano, da dati pubblicati dal documento di revisione del PRG, circa 54.000 alloggi formalmente vuoti (parte utilizzati per studenti, turismo, ecc).

 A Berlino il tentativo di risposta all’emergenza abitativa è lo strumento dell’esproprio che si fonda su un principio costituzionale, presente sostanzialmente anche nella Costituzione Italiana, precisamente il quesito referendario si appoggiava proprio sull’articolo 14 della Costituzione tedesca, che recita: “La proprietà impone degli obblighi. Il suo uso deve al tempo stesso servire al bene comune. L’espropriazione è ammissibile soltanto per il bene della collettività. Essa può avvenire solo per legge o in base ad una legge che regoli il modo e la misura dell’ indennizzo“.

In sintesi: la risoluzione della contraddizione, su citata, famiglie senza casa – case senza famiglie e risolutiva della carenza di alloggi pubblici utili al passaggio da casa a casa dei nuclei in emergenza abitativa (che è la punta di crisi di un deficit strutturale delle politiche abitative pubbliche) sta nella risposta di Berlino.

Sarebbe utile che tutte le organizzazioni sindacali, mettessero in atto una linea di apertura ad ampio raggio, con l’obiettivo della costruzione di una vasta e articolata coalizione per il diritto all’abitare che coinvolga sindacati, associazioni, movimenti, comitati locali, cosi come previsto nel deliberato congressuale dell’Unione Inquilini a chiusura del proprio congresso tenuto a Chianciano a fine settembre.

Giustino Scotto D’Aniello 

(Referente Sportello Casa – tel.371 444 2275)

 

Sciopero Globale Per Il Clima – Torino, 24 Settembre 2021, di: Ines Gobetti – Monica Quirico

Il 24 settembre a Torino, come in tutto il mondo, sono scese in piazza 10 milioni di persone per il primo sciopero globale dopo la pandemia. Siamo tornatə a manifestare con tutta l’energia, l’amore e la rabbia che avevamo accumulato in questi mesi di azioni digitali.

Lo slogan era “uproot the system”, sradichiamo il sistema. Il problema che è alla base della crisi climatica e ambientale infatti è il meccanismo di sfruttamento intrinseco nella nostra società, lo stesso che porta alla discriminazione delle minoranze. Noi giovani eravamo in piazza per dimostrare che un altro mondo è possibile, che tutte le crisi vanno combattute insieme e che bisogna farlo subito.

E il 2021 è l’anno delle opportunità, stiamo uscendo dalla crisi pandemica e ci sono i fondi del PNRR da investire, c’è il G20 ma soprattutto c’è la COP26. Sono passate cinque Conference Of Parties da quella del 2015 in cui sono stati stipulati gli accordi di Parigi, è il momento di dimostrare quali sono le azioni concrete che i governi di tutto il mondo stanno mettendo e metteranno in atto per combattere la crisi climatica.

L’ultimo rapporto dell’IPCC parla chiaro: rimanere sotto l’aumento di 1,5 gradi di temperatura rispetto al periodo preindustriale è ancora possibile ma non c’è più tempo per alcuna esitazione. I governi devono diminuire drasticamente le emissioni attraverso l’uso delle fonti rinnovabili seguendo il principio di giustizia climatica. I paesi e le aziende che sono maggiormente responsabili della crisi in cui ci troviamo dovranno essere i primi ad azzerare le emissioni e simultaneamente fornire sussidi ai paesi del sud del mondo affinché possano portare avanti la transizione ecologica.

Ma pensate davvero che vi ascolteranno? Manifestare serve a qualcosa? Ci chiedono spesso. Di certo l’attenzione relativa alle tematiche ambientali è salita notevolmente negli ultimi due anni, forse senza la mobilitazione sociale che c’è stata grazie a Fridaysforfuture non tutti i partiti si sarebbero sentiti in dovere di inserire la sezione “ambiente” nel loro programma elettorale. Dobbiamo ricordarci che sono la consapevolezza e la pressione della cittadinanza a direzionare le scelte della politica. Per questo motivo non staremo a guardare e non smetteremo di far sentire la nostra voce.

Ines Gobetti

 

Colorata, allegra e insieme risoluta la manifestazione che si è svolta il 24 settembre a Torino nell’ambito dello “Sciopero globale per il clima”; più di 5000 giovani (molti dei quali giovanissimi) hanno sfilato per le vie del centro con striscioni, coreografie animate e tamburi. La sfida storica che le nuove generazioni devono affrontare, hanno detto gli organizzatori, rappresenta una responsabilità e allo stesso tempo un’opportunità. Non c’è più tempo: il sistema – un sistema fondato sul profitto – va cambiato ora, avendo ben chiaro che “la lotta ambientale senza lotta di classe è giardinaggio ”; da qui l’appoggio alle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici in corso e allo sciopero dell’11 ottobre indetto dai sindacati di base.

Non si può pensare di far ricadere l’onere del cambio di paradigma sul singolo: per quanto possa essere eticamente lodevole, modificare i consumi nel senso della sostenibilità non risolve il problema; è l’economia tutta che va trasformata radicalmente.

Non sono mancate le frecciate al ministro per la transizione ecologica, Cingolani. Alcune formazioni politiche non hanno perso l’occasione per esibire i loro simboli e fare campagna elettorale, ma il movimento ha ribadito la sua posizione apartitica.

Tante le bandiere NO TAV

Monica Quirico

 

 

Fotografie di Monica Quirico

COSA C’È SOTTO: I SEGRETI DEL SUOLO CONOSCERE PER ESSERE CONSAPEVOLI

Da oltre quindici anni le Nazioni Unite e la Comunità Europea richiedono agli stati membri di intraprendere serie politiche di tutela e valorizzazione del SUOLO, quale risorsa naturale non rinnovabile.

Ad Aprile 2021 il Consiglio comunale di Torino ha approvato a larga maggioranza la mozione in favore della proposta di legge “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli”. Il documento impegna l’Amministrazione comunale a porre in atto azioni ed iniziative a sostegno della suddetta proposta di legge e ad assumerne le finalità, gli obiettivi e le disposizioni all’atto della revisione del proprio strumento urbanistico comunale.

Nonostante ciò il grande prato di Via Madonna della Salette potrebbe sparire. L’ultima minaccia proviene dai progetti legati alle Universiadi 2025, l’Assessore all’Urbanistica ha proposto quest’area per la realizzazione di due palazzine di sette piani destinate ad accogliere gli atleti.
La battaglia per l’inedificabilità del pratone di Parella rappresenta la volontà da parte della società civile di rispondere concretamente e puntualmente alle richieste avanzate dalla comunità scientifica e dalle organizzazioni internazionali sui temi della tutela del suolo e dell’ambiente.

È tempo che l’interesse collettivo prevalga sugli interessi e le volontà egoistiche di pochi.

Per approfondire la questione del consumo di suolo il Comitato Salviamo i prati è lieto di ospitare PAOLO PILERI, docente di pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano ed esperto del tema.

Interverranno: Pro Natura Torino, Greenpeace gruppo locale, Ex-Comitato della Tesoriera, Circolo Legambiente Molecola, Circolo Legambiente Metropolitano.

Alle 20 dibattito con il professor Pileri.

Presenteremo la nostra idea progettuale “Giardino Arborato” per la realizzazione di un’area verde aperta e naturale.

Durante la serata sarà servita una MERENDA SINOIRA a cura di Incursioni Saporite.

Inoltre, DJ SET di Marco Hack e Garruk.

Per tutta la serata sarà possibile, per i residenti a Torino, firmare in supporto alla Delibera di Iniziativa Popolare per l’inedificabilità del pratone di Parella.

https://www.facebook.com/events/501084114479099

 

Sblocco dei licenziamenti, a Torino i sindacati scendono in piazza contro il Governo

“Chiediamo qui oggi che ci sia la proroga del blocco dei licenziamenti”, a dirlo è Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, da Torino come riportato dall’agenzia di stampa ANSA. “Chiediamo che il Governo faccia questo atto di attenzione verso il mondo del lavoro. È il momento di unire non di dividere e non è il momento di ulteriori fratture sociali”.

“Impa, la città” di Diego Scarponi, alle 21,30 2 luglio al Beeozanam a Torino

Ogni festival che si rispetti inizia con un bel brindisi, ecco perché, per inaugurare la seconda edizione del beepop fest, vi invitiamo a festeggiare con noi dalle 19:00 all’aperitivo beepop!
Alle 21:30 l’esclusiva proiezione del film “Impa, la città” di Diego Scarponi, un suggestivo sguardo verso la più antica fabbrica recuperata di Buenos Aires, rinata grazie alla forza dei lavoratori che hanno lottato per impedirne il fallimento e la chiusura. Diego Scarponi rimarrà con noi per testimoniare la concretizzazione del “grande sogno collettivo”.
Gratuito con prenotazione obbligatoria.

#beepopfest21 Manifattura documentari /// gargagnànfilmIMPA la ciudad

–>https://www.beeozanam.com/…/proiezione-impa-la-citt%C3…

Primarie PD a Torino: un flop.

Molto al di sotto delle aspettative l’affluenza al voto che è stata di 11.325 elettori; al netto di ogni giustificazione data dal caldo e dai timori post pandemia, considerando che era possibile anche il voto online, una vera débâcle.

Nel 2011, quando si tenne l’ultima tornata elettorale per la scelta del candidato sindaco di Torino, gli elettori di centrosinistra che votarono furono oltre 53.000 e all’epoca Fassino vinse con 29.297 voti (55,28%).

Stefano Lo Russo, docente universitario e capogruppo Pd nell’attuale consiglio comunale, sarà il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni cittadine del prossimo autunno. Ha vinto, ma per meno di trecento voti. Lo separa dal secondo, il civico Francesco Tresso, appena il 2 per cento dei suffragi. Il capogruppo dem, già assessore comunale nella giunta di Piero Fassino, ha ottenuto 4.229 voti, il 37 per cento del totale. Tresso con 3.932 voti ha raggiunto il 35 per cento delle preferenze. Al terzo posto il vicepresidente vicario del consiglio comunale, Enzo Lavolta, con 2.863 voti, il 25%. Si è fermato al 3 per cento, con 257 voti il radicale Igor Boni.

Piccola boccata di ossigeno la vittoria a San Mauro Torinese, della civica Giulia Guazzora, giovane, donna, capace di attirare intorno a sè molte realtà sociali con il proposito di trovare punti d’incontro politici che a livello metropolitano avevano trovato molte resistenze e poca fortuna.