Articoli categoria: Succede in città

GIGANTI E NANI AL PARCO DORA DI TORINO di EZIO BOERO

Novembre 2019, Parco Dora. Sindaca Appendino, assessore all’Ambiente Unia, presidente di BasicNet Boglione, comitato di cittadini Ingest e Maurizio Vitale (ideatore del concerto di musica elettronica Kappa FuturFestival). Reggono una rete da tennis, una degli “inaugurati interventi di riqualificazione a carico del KFF”, “un ringraziamento verso la comunità torinese per l’ospitalità ricevuta negli anni”. “ll Parco si è rifatto il look grazie al KFF. Lavori, per 100.000 euro, di manutenzioni del verde e delle attrezzature del parco”, Alcune relative a cose danneggiate dal concerto?

Tre mesi prima i lavori erano stati dipinti come “risarcimento” per l’occupazione del suolo pubblico e per il disturbo ai residenti dell’area. L’allora assessore Unia, riferendosi ai quattro soldi richiesti dal Comune per l’occupazione del suolo pubblico per il concerto, dichiarava: “Quando un festival è così importante, consolidato e funzionante dobbiamo tenercelo stretto a costo di concedere qualche sconto: in compenso gli organizzatori si sono impegnati a ripristinare alcune strutture del parco anche non utilizzate direttamente”. Dove “qualche sconto” è un eufemismo.

Maggio 2023: “Due defibrillatori donati da KFF”. Presenti: assessore al Verde, Tresso; presidenti delle Circoscrizioni 4 e 5; comitati Ingest e Quelli della Spina. E Vitale, che dichiara: Parco Dora CardioProtetto” è un esempio virtuoso, modello di partenariato tra pubblico e privato nel quale crediamo e investiamo da oltre 10 anni. Viva Parco Dora!“. E, su TorinOggi (titolo: “il grande cuore del KFF”), aggiunge: “Questo è il nostro modo di essere imprenditori e continueremo a lavorare per il Parco Dora per renderlo sempre più accogliente”. Spot pubblicitario sull’encomiabile, sebbene per niente discreta, donazione dei macchinari. Utili per salvare sportivi (tali solamente i destinatari identificati).

Mai visti prima (durante le 5 amministrazioni comunali succedutesi dalla realizzazione di Spina 3 e del Parco Dora) tanti amministratori comunali intervenire tutti assieme in loco sui problemi del parco e del quartiere assessori e presidenti di circoscrizione, La cosa accade anche per altre donazioni al Comune, o per iniziative benefiche di cittadini che si dedicano spassionatamente e senza proventi al proprio quartiere? La Città di Torino non aveva i soldi (4.000 euro?) per installare prima i necessari apparecchi a proprie spese?

Molti residenti di Spina 3 sono disturbati da un tipo di musica ad alto volume del concerto che dura 2 giorni (ora 3; nel 2023 dal 30.6 al 2/7, dalle 12 alle 24). Dapprima richiedono di ridurre il grande impatto del festival. Avvicinandosi ormai il concerto a 100.000 presenze, il parco quasi la metà chiusa per settimane ai cittadini (quest’anno progressivamente dal 12 giugno fino almeno al 10.7), qualcuno si chiede: non sarebbe meglio trasferirlo in un luogo lontano da abitazioni? Se si svolgesse alla Crocetta o in centro, per quanti anni l’avrebbero permesso?

Chi ha raccolto le critiche all’impatto del concerto? Soprattutto il Comitato Dora Spina Tre (CDST), un gruppo di cittadini, indipendente da Partiti e istituzioni, che opera dal 2004. Nel 2018, esso segnala i persistenti problemi di chiusura del parco per giorni, traffico intenso, parcheggi insufficienti, carenza di servizi igienici, deturpamento dell’area verde, volume della musica, seppur maggiormente monitorato, disturbante chi non ha la possibilità di trasferirsi alcuni giorni fuori casa o ha almeno i doppi vetri. Nel 2022, ancora senza risposta alcuna, sostiene: “Se si ritiene che il KFF sia un iniziativa privata a cui il Comune non partecipa se non concedendo (a prezzo scontato) un’area pubblica, rammentiamo l’articolo 41 della Costituzione italiana: l’iniziativa economica privata è libera” ma “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La nostra opinione è che una serie di conseguenze del concerto rechi danni alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà dei cittadini che risiedono nelle vicinanze del concerto”.

Come rispondono le Istituzioni alle lettere del CDST, ed anche alle lamentele pervenute con una petizione di residenti e dalle lettere agli organi di stampa? Sottovalutano prima l’impatto del concerto, poi, approfittando anche della presenza di comitati “lealisti” (che consentono di dire agli organizzatori che non c’è dissenso in Spina 3; anzi il KFF “vivacizza il territorio”) di richiedere qualche compensazione; infine di prefigurare la costituzione di un comitato di gestione pubblico-privato dell’intero parco, che sconfinerebbe nella sua privatizzazione.

Il festival sta crescendo in modo abnorme per presenze, introiti e ricadute sulla città (per meglio dire, per la città che gira attorno al turismo). Vitale ha detto sinceramente: “il nostro festival non vive in capienza limitata; sono molti i milioni di euro che ballano: 4 per ognuna delle 2 edizioni cancellate per covi”. Precisa che alcune centinaia vi sono occupati a tempo determinato (non precisa quale contratto di lavoro sia loro applicato).

Per questi meriti, Vitale è stato nominato presidente di Turismo Torino da parte dall’amministrazione Appendino e probabilmente sarà confermato da quella Lo Russo: Le sue indubbie capacità imprenditoriali e di “vendita del prodotto”, con cui si raffigura e/o viene raffigurato, ne fanno un gigante della nuova imprenditoria. Non solo vuole organizzare un concerto sempre più grande, ma, nelle occasioni istituzionali cui partecipa, vaticina al futuro “la qualificazione della missione del Parco Dora”, dotandolo di servizi di vario tipo. Dichiarando che “la sostenibilità economica è più importante di quella ambientale”, presenta raffiche di consigli per l’utilizzo del parco pubblico, sottolineiamo pubblico, che denotano una chiara volontà di espansione sull’intera area.

Come rispondono i politici eletti? Tempo fa l’avrebbero fatto con l’autorevolezza del mandato elettorale e di difesa del ruolo pubblico che ricoprono ma non è più l’epoca di giganti della politica. Oggi, schiacciati dai tagli dei fondi agli Enti locali (votati a Roma dai loro Partiti), corrono il rischio di apparire deboli marinai senza bussola, senza una visione del mondo, che implica legami e passioni per la parte sociale che ne avrebbe più bisogno, sballottati in mezzo alla pressione dei flutti da poteri più o meno forti da cui fanno dipendere le loro politiche. Talvolta sembrano alunni che ripetono frasi (e delibere) d’occasione, se non di ringraziamento ai deus ex machina, detentori di risorse.

 Come la Giunta comunale del giugno 2022, che sottolinea entusiasticamente il “costante miglioramento negli anni della capacità organizzativa (del KFF) in relazione con il territorio di prossimità, anche in termini di innovazione e di sostenibilità ambientale ed economica”, con ampio elenco delle attività sostenute dal KFF. Tra cui la riduzione dell’impatto acustico grazie all’ “applicazione delle migliori soluzioni disponibili” (quest’ultima, la stessa frase utilizzata per le bonifiche del territorio oggi di Spina 3, che hanno lasciato tuttora in falda contaminanti dell’uso industriale).

O il Consiglio comunale del novembre 2022, che prefigura una gestione condivisa coi privati del Parco Dora (e, per trascinamento, dei grandi parchi torinesi). Ancora il CDST scrive: “Perché siamo contrari ad una gestione privatistica dei grandi parchi cittadini”, criticando l’invasione di competenze pubblico-istituzionali che assegna ad un futuro soggetto terzo, una sorta di Ente Parco autonomo, tutta la gestione del Parco Dora, a partire dalle manutenzioni. Ente che godrà anche di risorse comunali ed esautorerà vieppiù le Circoscrizioni. Il rischio sarà di una competizione tra varie aree e parchi torinesi, una perdita di visione complessiva della città (la sola che metta in riequilibrio territori disomogenei, distribuendo le occasioni di svago, e anche le loro ricadute, su tutti i quartieri), l’assegnare valore sempre più prioritario alle istanze dei promotori di grandi eventi, la cui missione è ovviamente quella di ricavare il massimo profitto dalle loro iniziative. Una sorta di “ritirata” del Comune di Torino dalle responsabilità di vaste aree del proprio territorio, mettendo a reddito i parchi magari sotto un’etichetta di gestione partecipata in cui la farebbero da padroni gli interessi forti di risorse.

Tali legittime considerazioni sul rischio di perdita (ulteriore) di credibilità delle Istituzioni elettive, non hanno raccolto nessuna eco né da parte delle associazioni, in particolare quelle ambientaliste, che dovrebbero preoccuparsi del destino dei parchi torinesi, né all’interno del Consiglio comunale (ben diversamente a quanto accadde con la creazione nel 2006 del Comitato di scopo Parco Dora tra Comune e costruttori immobiliari di Spina 3, trascinatosi fino al 2012).

Un passo concreto nella direzione di affidare ai privati una parte del Parco Dora, a comunicare dalla sua manutenzione, è compiuto con la determina comunale del maggio 2023. Una “sponsorizzazione tecnica” che affida a privati aree verdi cittadine e che in loco raccoglie il progetto triennale da parte di KFF, di 325.000 euro, per la manutenzione e sistemazione di aree verdi, un roseto, nel parco Dora; il che “valorizza la sua vocazione per accogliere attività culturali ed eventi”.

Il cerchio si chiude: il KFF provoca danni al parco e acquisisce meriti e ritorni d’immagine per aggiustarlo. L’organizzazione e le risorse del KFF coprono le carenze o la manutenzione del parco per installarsi progressivamente nella sua gestione. Non solo nel periodo sempre più lungo in cui l’area è occupata dal concerto vero e proprio e dal montaggio / smontaggio delle attrezzature, ma per tutto l’anno, onde gestirlo con una visione imprenditoriale” (come richiesto da Vitale).

I soci dell’operazione sono stati elencati l’anno scorso da un coordinatore di commissione: oltre al KFF, giganti come il Centro commerciale parco Dora e le Gallerie SNOS. E le associazioni sportive incombenti sul parco. Lo stesso istituzionale sottolineava la necessità di un vigile (in concreto un comitato di gestione coi privati) per dirigere il traffico delle tante iniziative che si svolgono, e che sempre più si svolgeranno, nel parco, trasformandolo in un eventificio.

A ciò è utile come contorno un’interpretazione distorta dei “beni comuni”, che diventano luoghi pubblici affidati a privati per scopi specifici (spesso inutili ai quartieri che li ospitano) e limitati all’accesso di tutti, se non, in futuro, a pagamento. Da Omnia sunt communia a Omnia sunt pecunia.

Il suddetto organismo di gestione pubbli-privatistica incombe. Ci si potrebbe chiedere se, visti i componenti, si occuperà solo del Parco, o anche del quartiere che lo attornia. Che diventerebbe una sorta di dependance del parco, la cui rappresentanza sarebbe nei fatti affidata ad un organismo estraneo agli organismi elettivi.

E i rappresentanti eletti? Sullo sfondo, la loro immagine sempre più sfuocata. Come la fotografia del film “Ritorno al Futuro”.

 In una favola antica, rivista da vari autori, le rane domandano a Giove un re. Un primo, bonario, un “re travicello”, è disprezzato perché non si muove. Richiestone a gran voce uno più autorevole, il successivo inviato dall’alto è un grande serpente (o una gru) che finirà per mangiarle tutte.

Fonti: articoli di TorinOggi e La Stampa, resoconti commissioni consiliari comunali e siti del Comune di Torino e del Comitato Dora Spina Tre

Proteste al Regio durante la prima di Madama Butterfly. No al minuto di silenzio per Berlusconi.

È scoppiata la protesta del pubblico e degli artisti al Teatro Regio di Torino, dove è stato richiesto di fare un minuto di silenzio per Silvio Berlusconi. Poco prima che il sipario si alzasse per la prima della Butterfly, dagli altoparlanti è partita la comunicazione che sarebbe stato rispettato un momento di raccoglimento in memoria dell’ex premier morto ieri 12 giugno. Un gesto in linea con la proclamazione del lutto nazionale voluto dal governo e la successiva comunicazione del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano  oltre che del presidente della Fondazione Teatro Regio, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Una decisione però, raccontano i media, che ha fatto imbestialire mezza platea: mentre alcuni si sono alzati per il minuti di silenzio, altri sono rimasti seduti. C’è chi ha cominciato a fischiare e lanciare grida di protesta come “buuu” e anche qualche “mafioso!”,partiti anche dai camerini degli artisti appena dietro il palco.

 

I fischi sarebbero

Attacco al verde; considerazioni e riflessioni di Ezio Boero

E poi c’è chi declama bene ma ràzzola male.
Occupazione con funzioni sportive-agonistiche di parte del Parco del Meisino e abbattimento di tutti i 280 alberi di corso Belgio e di decine di piante in corso Umbria sono alcuni (ma non gli unici) progetti, molto impattanti del verde pubblico, decisi dall’amministrazione comunale torinese.
Comitati di cittadini sono attivi con varie iniziative per contrastare questi attacchi al verde pubblico, o, a seconda delle opinioni, per ridimensionarli fortemente.
Non è scopo di questo scritto di entrare nel merito dei contenuti dei confronti (in cui sto dalla parte della difesa dei necessari grandi alberi dei corsi e della naturalità del Meisino) ma di cercare di evidenziare il contesto in cui questi fatti avvengono.
Nel passato, dibattiti di questo tipo erano assai più semplici: chi difendeva gli alberi era avversato da chi li sacrificava al “progresso” (così lo definiva).
Oggi la discussione è avviluppata in un nebbione, sparso da Comune e organi di stampa “fedeli alla linea”, in cui chi sostiene progetti avversati da molti cittadini attivi sul territorio spesso usa le loro stesse parole, i loro stessi riferimenti culturali; deve avere letto i medesimi documenti ecologisti.

C’è qualcosa che non quadra: si può sostenere, ad esempio, l’abbattimento di 280 alberi di corso Belgio e la loro sostituzione con piante di assai minore dimensione e capacità di salvaguardia della salute anche con le stesse motivazioni di chi magari si legherà a quegli alberi per difenderli?
Mi avventuro nel tentativo improbo di cercare di ricostruire l’arcano, costruendo la scena di un’immaginaria assemblea pubblica (una situazione-tipo, summa di quelle viste negli ultimi anni) alla presenza di vari rappresentanti istituzionali, tecnici, operatori privati pronti ad entrare in campo … Ah! e anche di cittadini.
Ciac ! La presidenza del consesso inizia col ringraziare distrattamente gli astanti (“donne e uomini”, ça va sans dire) ma soprattutto le personalità a vario titolo intervenute al dibattito (che sembrano far parte di un’élite di savii che sovrasta la platea, anche per la loro collocazione, al tavolo della, o accanto alla, presidenza oppure seduti in prima fila). Dopo lo scambio di convenevoli tra loro e brevi esternazioni di rappresentanti delle circoscrizioni (tanto per far conoscere che esse esistono ancora), segue la discesa in campo nelle periferie del prestigioso rappresentante comunale. Il suo intervento assume le dimensioni e la lunghezza di un’ininterrotta cascata di affermazioni standard già sentite pronunciare in occasioni similari. Le sue parole per elogiare il progetto finiscono progressivamente per non avere più alcun collegamento col senso comune. Portano alla mente l’uso del termine “riforma”: per anni patrimonio di chi voleva migliorare la società, oggi diventato bandiera di chi vuol ridimensionare democrazia e conquiste sociali.
L’intervento assessorile stigmatizza il cambiamento climatico che mette in discussione la stessa vita futura del pianeta. Affermazione indubbiamente vera, che non sembra però avere responsabili, né in quella sala né nel mondo.
Alcuni tra i presenti perdono il filo del discorso nel chiedersi tra sé e sé di chi siano le responsabilità della catastrofe ecologica incombente: degli “Stati canaglia” avversati dalla nostra civile comunità europea? di imprenditori retrogradi che non hanno ancora imparato a maneggiare attività green con ritorni interessanti per loro? O, forse, di un’economia basata sul profitto individuale?  Troppo tardi per cercare risposte. Il relatore, denotando ammirevole memoria, è già precipitato nella citazione di tutta una serie di frasi estratte da normative (nazionali comunitarie mondiali) che, da come sono abbozzate, sembrerebbero in grado di dare speranza di sopravvivenza del pianeta (pur mantenendone le disuguaglianze sociali).
Qualcuno del pubblico, trascinato dalla lezione cattedratica, si permette di integrare il relatore citando un’ulteriore recente legge di tutela ambientale e riceve un plauso pubblico da lui. S’affacciano nel forbito eloquio gli onnipresenti termini “resilienza” (che pare suonare come accettare e convivere ma non contestare; la resistenza pare esser lasciata alle cerimonie per la vittoria del 1945 sul nazifascismo), “rigenerazione”, “riqualificazione”. Parole condite qua e là di indispensabili termini inglesi à la mode. Che dovrebbero evocare, a chi ne capisce il significato, movimento, miglioramento, ottimismo debordante.
Si sottolinea anche la necessità di coinvolgere risorse private (con un timido accenno al bilancio cittadino, senza ricordarne ovviamente le origini olimpiche) oppure, a seconda dei casi, di sfruttare l’occasione irripetibile di fondi europei.

Aleggia l’immagine di una città con abitanti anziani che cercano solo ombra e alberi vecchi e malandati, addirittura pericolosi (tanto che si può pensare che gli attuali abbattimenti siano l’esperimento per una ecatombe futura di alberi urbani).
Intanto, migliaia di euro, da utilizzare senza perder tempo in inutili discussioni, svolazzano ormai per la sala, encomiabili investitori vengono elogiati, tecnici specializzati in riconversioni naturalistiche sono innalzati a nuovi eroi urbani, tempi di realizzazione stringenti incalzano.
Chi si sentirebbe di ostacolare un tale oliato processo virtuoso?

Il nuovo look di Corso Belgio

Entrano in campo “le competenze”. Dei progettisti, dei tecnici, di chi ha studiato per anni per raggiungere cattedre prestigiose, di appartenenti a società di consulenza amiche dell’amministrazione che, senza avere mai incontrato un cittadino di zona, hanno elaborato un progetto perfetto che assume in toto le normative ambientali e i bisogni della gente.
A questo punto accade talvolta che le luci si spengano per proiettare immagini, troppo lontane dalla maggioranza dei presenti per carpirne il significato, che producono lo stesso effetto delle diapositive di viaggi appioppate agli amici a fine serata.
Per fortuna un cittadino non s’assopisce. Cerca d’intervenire.
La “nuova” formula assembleare è quella di cercare di imporre solo domande e non considerazioni ma lui pone addirittura un’alternativa al progetto.
E’ il momento giusto per inserire il valore magico della “co-progettazione”. Lo fa in genere l’istituzionale che si dice più di sinistra, a cui si affida il rapporto con cittadini delusi e amareggiati e l’incerta tenuta dei voti.
Un tempo i “comitati di cantiere”, che le istituzioni istituivano in occasione di opere calate nei quartieri e avversate dalla gente perché inutili o dannose, includevano cittadini volonterosi, di cui si perdevano le tracce dopo essere andati a prendere il caffè con amministratori e tecnici, senza che il progetto stesso avesse poi alcun mutamento. Oggi, uno o più acculturati tecnici di parte, disponibili a farsi coinvolgere, sono arruolati seduta stante per poter spendere in seguito alcune marginali modifiche che non scalfiscono l’intoccabile direzione dell’opera.
Resta il problema dei pochi irriducibili che non pensano di modificare il progetto ma lo vogliono cassare. Loro citano addirittura il termine “opzione zero” che produce un brivido che percorre la compagine istituzionale. In epoca di political correct, questi eroici cittadini, non possono alzare la voce, né “fare politica” (cioè criticare l’amministrazione con argomentazioni complessive che non possano apparire solo slogan, termine oggi vituperato). Tentano la “missione impossibile” di ribaltare, nei pochi minuti di interventi loro concessi, la frittata confezionata dai precedenti giorni e giorni di riunioni, attività, accordi, avvenuti nel “palazzo”.
Alcuni di questi cittadini non hanno studiato all’università, non possono vantare frequentazioni con le élite cittadine, non fanno parte di associazioni ambientaliste legalmente riconosciute, non conoscono a memoria frasi delle normative europee, addirittura (!) non conoscono l’inglese. Perdono magari il filo.
Sono considerati residui di un passato contestativo ad oltranza, a cui chiedere interventi brevi e farglieli finire in fretta.
Perché “non c’è più tempo”.
L’assemblea termina. La partecipazione c’è stata: chi voleva educatamente dare un piccolo contributo per smussare alcuni angoli lo ha potuto dare.
Gli amministratori stringono mani di “lealisti” e sfuggono alle ultime “domande fuori luogo” di pasdaran dell’opzione zero dell’opera.
L’indomani iniziano i lavori di abbattimento di decine di alberi, che “hanno finito il loro ciclo di vita”, “intralciano i fili del tram”, “impediscono i parcheggi”, “sono invasivi e presenti nella lista nera degli alberi stranieri”, “ostacolano la realizzazione di una pista ciclabile che favorisce una mobilità rispettosa dell’ambiente”. Al loro posto, saranno piantati quasi lo stesso numero di alberi, di specie diversa, lunghi e dritti come grissini. Alcuni moriranno presto ma gli altri, se sopravviveranno almeno una quindicina d’anni, impettiti soldatini con meno foglie attaccate ai rami dei loro predecessori uccisi, saranno il triste ricordo del precedente viale alberato, della sua ombra e frescura, del canto degli uccellini che esso ospitava.

EZIO BOERO: Nato a Torino nel 1954. Laureato in Scienze politiche con una tesi su “Politica dei trasporti e sviluppo urbano: il caso torinese”, ha fatto attività politica, sindacale e ambientalista.

ha pubblicato:

– La Spina 3 di Torino. Trasformazioni e partecipazione: il Comitato Dora Spina Tre VisualGrafika 2011
Da Cittadella industriale a Spina 3: una riconversione incompiuta in Postfordismo e trasformazione urbana  IRES Piemonte 2016
Racconti torinesi. Da leggere in tram, StreetLib 2017
Granata. Una storia di resistenza, StreeLib 2019
Racconti inopinatamente decontestualizzati, StreetLib  2019
– Storia sociale e del lavoro degli Stati Uniti, StreeLib  2019 (aggiornato nel 2023)

Comunicato di Non Una di Meno Torino riguardo la contestazione alla ministra Roccella

“Riteniamo estremamente grave la manipolazione mediatica perpetrata dalla ministra Roccella sulla contestazione al Salone Del Libro e la gestione repressiva delle forze dell’ordine, che rappresentano un precedente pericoloso verso ogni manifestazione di protesta.

Rispediamo al mittente le accuse strumentali di violenza: basta guardare i video per rendersi conto della modalità dell’iniziativa, svolta solo con voci, corpi e cartelli, che ha coinvolto anche tantissime persone che si sono spontaneamente unite a fischiare alla ministra.

Costruire una discussione mediatica che chiama violenza la semplice espressione di dissenso, vuol dire far passare come illegittima ogni contrarietà al Governo.”

Comunicato di Non Una di Meno Torino, presente al Salone del Libro insieme a XR Torino, Fridays For Future Torino, Essenon ed Ecologia Politica Torino.

Comunicato del Liceo Gioberti, dirigenza, corpo insegnante, studenti

Il 20 aprile 2023 al Liceo V. Gioberti di Torino si è tenuta una lezione di aggiornamento per docenti, promossa dal Dipartimento di storia e filosofia, aperta alla componente studenti, ai docenti, ai genitori e al pubblico interessato, sul tema del “confine orientale” (Complessità del confine orientale, violenza politica, spostamenti di popolazione) tenuta dallo storico torinese Eric Gobetti.

Il 27 aprile davanti alla scuola militanti di Azione studentesca hanno protestato contro “il negazionismo delle foibe” e alcuni giornali torinesi hanno riportato le affermazioni di esponenti politici di Fratelli d’Italia che hanno accusato il Liceo di ospitare iniziative volte a “mistificare la storia, indottrinare i giovani e denigrare le sofferenze del popolo italiano all’interno delle nostre scuole”.

Lo studioso, che si occupa di formazione su temi quali il fascismo, la seconda guerra mondiale, la storia dei Balcani e della Jugoslavia nel Novecento, è stato già in passato oggetto di pesanti e ingiustificabili attacchi personali sul contenuto dei suoi lavori.

COMUNICATO DEL LICEO GIOBERTI
“Il personale del liceo V. Gioberti di Torino esprime rammarico e sconcerto rispetto agli articoli usciti su La Stampa on-line e sul Corriere delle Sera on-line in data 27 aprile. Sconcerto perché nessuno di noi è stato contattato per chiedere maggiori informazioni sull’iniziativa del 20 aprile oggetto di una così aspra denuncia.
Rammarico perché è stata prodotta una ricostruzione fattualmente erronea, lesiva dell’intelligenza degli organizzatori e dei partecipanti.
Pertanto è opportuno sottolineare che:
1. l’iniziativa didattica, pomeridiana, rientra nelle attività di autoaggiornamento del Dipartimento di Filosofia e Storia. Non si tratta pertanto – come riportato – di un convegno organizzato dalla scuola. Piuttosto il Dipartimento ha deciso di allargare la partecipazione a studenti e studentesse degli ultimi anni, senza obbligare nessuno, su base volontaria, richiamandosi alle sollecitazioni ministeriali sulla necessità di approfondire le complesse vicende del confine orientale sul piano della comprensione storica, anche in virtù della ferma condanna morale della violenza politica che rientra tra gli obiettivi dell’insegnamento dell’educazione civica.
2. lo storico Eric Gobetti pubblica presso la casa editrice Laterza, è un ricercatore riconosciuto che collabora con istituti storici e si occupa di formazione da diversi anni su temi di interesse storico che riguardano la seconda guerra mondiale. Le conclusioni del suo testo sulla storia del confine orientale sono in linea, sul piano fattuale, con le conclusioni condivise dagli storici del settore e non sono dissimili dai materiali didattici presentati ai partecipanti all’incontro, quali la mostra Fascismo, foibe, esodo a cura dell’ANED e il Vademecum del giorno del ricordo a cura dell’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea del Friuli Venezia Giulia, documento riconosciuto dalla rete dell’Istituto Parri che da decenni collabora con il Miur e l’USR Piemonte per la formazione storica dei docenti.
Ribadiamo, inoltre, che in nessun modo si è “denigrata la sofferenza” di qualcuno, come riportato; Eric Gobetti non può essere considerato un “negazionista delle foibe”, come si evince dalla lettura dei suoi libri e come ha potuto constatare chiunque abbia preso parte all’intervento: tale etichetta gli è stata attribuita in base a uno spregiudicato uso pubblico della storia praticato a fini politici ormai da diversi anni.
Siamo sorpresi dall’infantilizzazione con cui vengono rappresentati studenti e studentesse, ritenuti incapaci di distinguere una lezione di storia da un’ora di propaganda; così come lascia attoniti la disistima nei confronti di colleghi e colleghe, di comprovata esperienza, i cui curricula annoverano dottorati di ricerca e pubblicazioni, considerati invece manipolatori di coscienze.
Vorremmo ricordare la costituzionalità della libertà d’insegnamento, opportunamente declinata, che si realizza nel liceo Gioberti in una serie di pratiche didattiche sempre orientate al pluralismo culturale, al rispetto della dignità altrui, alla faticosa ricerca di un’equità degli apprendimenti.
Sine ira ac studio, proviamo a rendere operativa per gli studenti e le studentesse del XXI secolo la lezione di metodo storico e di etica pubblica che abbiamo imparato, tra gli altri, da Arnaldo Momigliano, in base alla quale la conoscenza storica degli eventi e la loro interpretazione nascono innanzitutto dal rispetto dei documenti e dalla conoscenza dei contesti in cui si sono prodotti. “

VENERDÌ 28 APRILE 2023 ALLE ORE 18:30 IL FUTURO DELL’EX GKN. Presentazione libro + proiezione

Venerdì 28 aprile ore 18.30 in Unione Culturale (via Cesare Battisti 4b, Torino)
Presentazione del volume Lᴇ ɪᴍᴘʀᴇsᴇ ʀᴇᴄᴜᴘᴇʀᴀᴛᴇ ɪɴ Iᴛᴀʟɪᴀ. Dᴀ ᴜɴ ʟᴀᴠᴏʀᴏ ᴅɪ ɪɴᴄʜɪᴇsᴛᴀ ᴅᴇʟ Cᴏʟʟᴇᴛᴛɪᴠᴏ ᴅɪ ʀɪᴄᴇʀᴄᴀ sᴏᴄɪᴀʟᴇ di Romolo Calcagno e Leonard Mazzone (Castelvecchi, 2022). Con gli autori, intervengono 𝐃𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐞𝐭𝐭𝐢, Collettivo di Fabbrica ex GKN, e 𝐀𝐧𝐢𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐚𝐟𝐢𝐨𝐭𝐢 (avvocata del lavoro, Co.Mu.Net-Officine Corsare)
A seguire, aperitivo a offerta libera e, dalle 20.30, proiezione del documentario E ᴛᴜ, ᴄᴏᴍᴇ sᴛᴀɪ? di Filippo Maria Gori e Lorenzo Enrico Gori con Collettivo di Fabbrica ex GKN (2022, 100′).
Hanno provato a rubare il futuro a più di trecento famiglie con una mail.
Grazie al sostegno di chi è stato al loro fianco, chi ha tentato l’assalto finora ha fallito.
Grazie al nostro sostegno, potrebbero finalmente vincere.
Sᴇ ᴠɪɴᴄᴏɴᴏ ʟᴏʀᴏ, ᴘᴏssɪᴀᴍᴏ ᴠɪɴᴄᴇʀᴇ ɴᴏɪ ᴛᴜᴛᴛɪ/ᴇ.
Ultima data torinese a sostegno della campagna di raccolta fondi a sostegno del piano di reindustrializzazione dell’ex GKN: https://www.produzionidalbasso.com/project/gkn-for-future/
Incontro a cura di Unione Culturale Franco Antonicelli, Co.Mu.Net – Officine Corsare e GRILITS (Gruppo di ricerca su lavoro, industria, tecnologia e scienze umanistiche) dell’Univ. di Torino con il patrocinio del Dipartimento di Studi Umanistici.

In bici contro il cemento

In bicicletta dal parco del Meisino al parco della Pellerina per fermare il consumo di suolo nella nostra città.
Ritrovo alle h14 al Parco del Meisino – cimitero Sassi – e conclusione al parco della Pellerina – ingresso corso Appio Claudio.

22 aprile 2023 – In occasione della Giornata Mondiale della Terra, “RESISTENZA VERDE TORINO” (Comitati uniti per il suolo) organizza una BICICLETTATA per chiedere di FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO nella nostra città, soffocata dallo smog, da ondate di calore e dalla siccità estrema. Suolo e aree verdi sono indispensabili per contrastare il cambiamento climatico, riducono ondate di calore, assorbono carbonio e grandi quantità di pioggia, ci consentono di vivere.
Gli alberi, i prati, i giardini, i parchi continuano a scomparire sotto colate di cemento.
E’ ormai scientificamente provato che le zone verdi, esistenti da anni, sono basilari per contrastare il cambiamento climatico; riducono le onde di calore estive, assorbono l’anidride carbonica, limitano i danni delle forti piogge (assorbendone una buona quantita’), creano benessere psicofisico ad ogni essere umano ed animale.
In questa giornata c’è poco da celebrare a Torino, perchè il comune e la regione ci stanno togliendo la terra da sotto i piedi pezzo per pezzo…

PARCO DEL MEISINO: il Comune intende spendere 11,5 milioni del PNRR per installare attrezzature sportive sui prati e nelle parti boscate, un bar, una palestra di arrampicata nelle ex scuderie, senza aver coinvolto la cittadinanza, che invece desidera fruire del parco liberamente e poter vivere qualche ora in mezzo alla Natura. Oltre 6.500 persone hanno già firmato una petizione online contro il progetto che snaturerà per sempre un’oasi di bellezza, ecosistema delicato, rifugio di tante specie animali.

GIARDINO ARTIGLIERI DI MONTAGNA: uno dei pochi terreni vergini rimasti nella Circoscrizione 3 è condannato a sparire insieme a più di 100 alberi sotto una colata di cemento per realizzare l’ennesimo centro commerciale Esselunga, in una zona piena di supermercati, distruggendo l’unica area verde di qualità del quartiere Cenisia-San Paolo.

PELLERINA: in questo parco importante dal punto di vista naturalistico, ricco di fauna e flora, Comune e Regione vogliono costruire un grande nuovo ospedale che occuperà 60.000 mq di terra permeabile, con una decisione presa senza tenere conto del forte dissenso di cittadini, comitati, associazioni ambientaliste, né delle problematiche idrogeologiche e nonostante l’esistenza di aree dismesse nelle vicinanze.

E poi ci sono gli ALBERI, abbattuti a migliaia, per costruire strade e supermercati o in nome della “sicurezza”. Gli alberi adulti sono invece un patrimonio che non può essere rimpiazzato da giovani alberelli che produrranno benefici ecologici tra decine di anni.
RIVENDICHIAMO IL NOSTRO DIRITTO A UNA CITTÀ VERDE, BELLA E COLLETTIVA!

BASTA DELEGHE IN BIANCO A CHI NON RISPETTA LE PROMESSE ELETTORALI E HA IL SOLO OBIETTIVO DEL PROFITTO A SCAPITO DI TUTTI NOI E DELL’AMBIENTE IN CUI VIVIAMO. RIAPPROPRIAMOCI DEL RUOLO DI CITTADINI ATTIVI E CONSAPEVOLI!
Unit* possiamo sconfiggere i predatori della nostra Terra.

Comitati promotori: Salviamo la Pellerina – Salviamo il Meisino – Essenon – Salviamo i Prati – Salviamo il Paesaggio Torino – Difesa del Parco della Pellerina – Salviamo Barca e Bertolla – Assemblea No TAV Torino e cintura – Alberi Urbani – Acqua Pubblica Torino – future parade – climate social camp

 

 

20 aprile 2023 – Presidio davanti alla Questura di Torino contro le prassi illegittime verso gli stranieri

Ad inizio marzo sessanta associazioni e organizzazioni avevano denunciato le gravi violazioni di legge nei confronti delle persone straniere che quotidianamente si rivolgono agli sportelli dell’Ufficio immigrazione della Questura di Torino in Corso Verona ed era stata inviata una lettera alla Questura e alla Prefettura di Torino e all’Alto Commissariato per le Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in cui si era stilata una lista dei maggiori problemi riscontrati nell’accesso agli uffici di corso Verona  con alcune possibili soluzioni.
II 20 aprile 2023 alle 8.30 davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino in Corso Verona 4, gli avvocati e le avvocate della Sezione piemontese dell’ASGI hanno organizzato un presidio per denunciare pubblicamente le inefficienze e le illegalità che da tempo affliggono questo ufficio.

Riprendiamoci il futuro: sosteniamo la ex GKN pranzo domenica 2 aprile

Carissim*, dopo il corteo del 25 marzo a Firenze a sostegno della vertenza e del piano di reindustrializzazione della ex GKN, è il momento di rientrare nei territori e continuare a lottare: diffondiamo la causa, allarghiamo l’attenzione e la partecipazione, non molliamo!

Abbiamo deciso di organizzare per domenica 2 aprile una giornata al circolo Risorgimento insieme con Casseta a sostegno della campagna di crowdfunding. Per prenotare basta compilare questo form tassativamente entro venerdì 31 marzo (pranzo h. 13 con offerta minima 20 euro,  nel pomeriggio la merenda dolce con offerta minima 10 euro oppure l‘aperitivo offerta minima 12 euro).
Tutto ciò che verrà raccolto, lo gireremo a favore della campagna .
Per saperne di più: http://www.insorgiamo.org.
Donate, condividete, diffondete: riprendiamoci il futuro.
Riservato ai/lle soci/e Arci.
Sarà possibile tesserarsi all’ingresso.