HA CHIUSO A TORINO LA TRATTORIA BOLOGNA di Fabio Balocco

Era una delle ultime (ma a dire il vero per quanto mi sforzi non ne so citare altre) trattorie di Torino. Quelle che un tempo venivano definite “piole”, quei locali che rimandavano alla Torino di un tempo, grigia ma con una identità ben precisa, oggi che invece è colorata ma senz’anima. La piola dove trovavi il pensionato habitué ma anche il borghese e lo studente: sembra un cliché ma era davvero così. Niente piatti elaborati, per la carità, pasta al pomodoro, vitello tonnato, trippa, brasato, créme caramel. Ti sedevi lì anche per cullarti nelle tue certezze culinarie. Sapevi che il servizio ci avrebbe impiegato un po’, ma del resto erano solo in due a servire ed era sempre pieno. Nulla da trasmissioni televisive, nulla da riportare su qualche patinata guida gastronomica da tour operator: una nicchia. Poi, se non ti andava di cenare nella sala con la televisione sempre accesa (ma a basso volume, mi raccomando) ecco la saletta sempre pronta. Lui in cucina, sardo, con bei ricordi di grandi pescate. Lei in sala, piemontese, sempre col sorriso sulle labbra, e non quello finto cortese. Sì, ogni tanto ti salutava dicendo che erano stanchi, che prima o poi avrebbero mollato tutto per godersi la pensione, ma era un pensiero quello che scacciavi, come tutti i pensieri disturbanti sulla fine, che rimandi, rimandi. E poi quell’insegna, sempre la stessa, senza tanti fronzoli. La trattoria era in Via Bologna? Allora si doveva chiamare “Trattoria Bologna”, altro che voli di fantasia!

Resta il ricordo, ma non solo quello, anche il rimpianto, lo si capisce, credo dalle mie parole.