Non sono musicisti professionisti. Non hanno una casa discografica alle spalle né ambizioni artistiche da inseguire
tratto dalla Fedeltà (settimanale Fossanese)
articolo di Agata Pagani 28 Giugno 2026 – 05:00
Quando l’indignazione diventa solidarietà
“Let Gaza live”, una canzone per la Palestina

Let Gaza live
Dietro il progetto ci sono Daria Risso, Luca Bergia e un terzo giovane del territorio tra Fossano e Centallo che, per ragioni legate alla sua attività nella cooperazione internazionale, preferisce mantenere l’anonimato. Una scelta dettata dalla necessità di non compromettere il proprio lavoro sul campo e la possibilità di operare in alcuni Paesi, continuando a svolgere attività umanitaria e di cooperazione.
L’obiettivo del collettivo è duplice: raccogliere fondi per sostenere le attività di HuDa, organizzazione palestinese che opera ad Al-Qarara, nei pressi di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza, e continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica su una crisi che, secondo i promotori, rischia di essere dimenticata troppo in fretta.
“Noi di Project m.i.l.a², come semplici cittadini con uno sguardo minimamente critico, abbiamo avvertito l’esigenza di riportare l’attenzione su Gaza, sulle morti, sulla distruzione, sui traumi e sulle attuali condizioni disumane in cui versa la gente martoriata da due anni di bombardamenti -, spiegano i tre giovani -. È così che è nata la canzone ‘Let Gaza live’, un appello per chiedere che si permetta il ritorno a una vita dignitosa nella Striscia di Gaza”.
Secondo il collettivo, l’enorme mobilitazione popolare che aveva portato migliaia di persone nelle piazze si è progressivamente affievolita, mentre sul territorio la situazione umanitaria continua a essere drammatica.
“La nostra sensazione è che la questione palestinese sia stata dimenticata troppo in fretta, mentre i gazawi continuano a vivere tra tende, macerie e fango. Per questo abbiamo avviato una raccolta fondi con la speranza di poter aiutare concretamente il popolo palestinese collaborando con HuDa, un’associazione interamente palestinese che fornisce beni di prima necessità e sostegno educativo e psicologico ai bambini”.
A dare forma musicale al progetto sono stati Marco “Tibu” Lamberti, Giovanni Risso e Pol Bergese degli Airportman, che hanno trasformato il testo in una composizione capace di unire denuncia e coinvolgimento emotivo. Il ritornello vede la partecipazione di Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione e della cantante Cecilia Franco, mentre una voce infantile di Andra aggiunge ulteriore intensità narrativa. Fondamentale anche il contributo di Malak, che ha tradotto il ritornello e il testo in arabo palestinese, interpretando le parole finali del brano.
Il cuore del progetto resta però il testo, lungo oltre sette minuti, costruito come una riflessione civile e politica sulla guerra, sulle vittime e sul ruolo della comunità internazionale.
A spiegare la scelta del rap è proprio l’autore del testo, che preferisce restare senza nome: “A me semplicemente piace scrivere e preferisco scrivere pezzi in rima. Di per sé non ho scelto di scrivere un brano rap, però è chiaro che un testo così lungo e strutturato in questo modo può stare solo su un genere come il rap. E forse anche perché il rap è il genere in cui il testo è la parte più importante”.
La scintilla creativa è nata dall’impatto emotivo delle notizie provenienti dalla Striscia. “Come credo sia successo a tante persone, sono rimasto profondamente colpito da tutto quello che è successo e continua a succedere al popolo palestinese. Mi è venuto spontaneo scrivere delle righe per provare a descrivere ciò che provavo assistendo agli orrori che tutti abbiamo letto e visto”.
Per Daria Risso, Luca Bergia e il loro compagno di viaggio, la canzone rappresenta soprattutto uno strumento per mantenere accesi i riflettori. “Siamo aperti a tutte le iniziative che riguardano situazioni in cui il diritto internazionale viene accantonato per interessi politici o personalistici. Continueremo a organizzare momenti pubblici, raccolte fondi e occasioni di confronto perché crediamo sia necessario continuare a parlare di Gaza e a sensibilizzare le persone”.
Un impegno che, sottolineano, non si esaurisce con la pubblicazione del brano. “A oggi non esiste ancora uno Stato palestinese riconosciuto da gran parte della comunità internazionale, la violenza continua e la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto. Per questo sentiamo il dovere di non smettere di parlarne”.
“Let Gaza live” è disponibile su YouTube e rappresenta il primo tassello di un percorso che unisce musica, solidarietà e impegno civile, nella convinzione che anche una canzone possa contribuire a tenere viva l’attenzione su una tragedia che continua a consumarsi lontano dai riflettori. Per contribuire alla raccolta fondi a favore di HuDa è possibile cliccare qui.
Hanno però una convinzione forte: che di Gaza si stia parlando sempre meno mentre la sofferenza della popolazione continua. Da questa esigenza è nato “Let Gaza live”, un brano rap pubblicato su YouTube e promosso dal collettivo informale Project m.i.l.a², acronimo di Make international law act again.









