Sabato 14 Maggio 2022: Giornata di MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO il Disegno di Legge CONCORRENZA A Torino, ci troviamo in piazza Carignano dalle ore 15.30 per ribadire tutti e tutte insieme che la concorrenza di Draghi fa male alla democrazia

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Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua – Comitato Acqua Pubblica Torino
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Sabato 14 Maggio 2022: Giornata di MOBILITAZIONE NAZIONALE
CONTRO il Disegno di Legge CONCORRENZA
A Torino, ci troviamo in piazza Carignano dalle ore 15.30 per ribadire tutti e tutte insieme che la concorrenza di Draghi fa male alla democrazia
Il governo Draghi ha predisposto il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato, che è in fase di esame in Parlamento.
Si tratta di un documento dove trionfa il “tutto è merce”: acqua, energia, rifiuti, trasporto pubblico locale, sanità, servizi sociali e culturali: tutto va gestito con le logiche del mercato e del profitto.
Si annulla così la volontà popolare espressa con i referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni.
L’ obbligo di mettere a gara i servizi pubblici espropria i Comuni del loro ruolo fondamentale, assicurato dalla Costituzione, di garantire il soddisfacimento dei bisogni e la tutela dei diritti della cittadinanza.
Nella sempre più drammatica crisi climatica si ignora la necessità di tutelare le risorse ambientali nell’interesse collettivo e non di pochi centri di interesse finanziario e speculativo.
La pandemia, la guerra di nuovo dentro i confini dell’Europa, il drastico peggioramento delle condizioni di vita delle persone, esigono uno stop al modello sociale basato sui profitti.
Occorre costruire un’altra società, fondata sulle persone e sui loro diritti, sulla riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, sulla gestione partecipativa di tutti i servizi pubblici.
Per questo chiediamo lo stralcio dell’art. 6, lo stop ai provvedimenti su sanità, servizi sociali, trasporti, rifiuti, energia contenuti nel DdL Concorrenza e l’apertura di un ampio dibattito pubblico sulla gestione dell’acqua, dei beni comuni, dei servizi pubblici.

Con Comitato Acqua Pubblica Torino e Acmos, Anpi Grugliasco, Arci Torino, Attac Torino, Comunet, Manituana, Pro Natura, Salviamo il Paesaggio Torino…e tutt* coloro che hanno a cuore i beni comuni
(adesioni in aggiornamento)
Torino, maggio 2022

Dove erano i sindacati torinesi, responsabili della piazza del Primo Maggio ?

Stesso copione, stessa regia, stessi mandanti.

La festa del lavoro a Torino, da molti anni, è la rappresentazione del sistema di potere del nostro paese. Sfilano le istituzioni, sfilano i sindacati confederali, sfilano i lavoratori; l’atmosfera potrebbe essere quella di una festa dove le vertenze e le richieste dei lavoratori vengano rappresentate ed ascoltate!

Poi c ‘è la realtà: il drappello che sfila è scortato da centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa, mentre la maggioranza dei lavoratori e delle rappresentanze territoriali è tenuta lontana a forza di manganellate e cariche della polizia, perché non si possa vedere e sentire nessuna “fastidiosa” voce di dissenso.

Voci che sono diventate preponderanti, lavoratori, precari, rider, forze ambientaliste, Notav, studenti che in questi mesi hanno già dovuto assaggiare i manganelli, disoccupati.

Tutti senza diritto a partecipare e a far sentire le proprie rivendicazioni alle istituzioni.

I fatti sono ben noti:

nutrito cordone di polizia già in piazza Vittorio per non consentire nessun contatto tra le varie componenti della manifestazione; poi il cosiddetto “spezzone sociale” che, sfilando pacifico, viene fermato al solito angolo di via Roma: sosta strategica per prendere tempo cosicché le istituzioni possano andarsene da piazza San Carlo senza essere disturbate da eventuali contestazioni.

Cariche a freddo, senza nessuna provocazione, checché ne dica la stampa ufficiale (abbiamo tutti visto i filmati a dimostrarcelo) e teste rotte dalle manganellate.

Ne sono stati testimoni anche i tantissimi lavoratori dei sindacati confederali che, mentre lasciavano la piazza del discorso di monsignor Nosiglia, hanno assistito alla vergogna delle cariche e hanno sentito le parole d’ordine contro la guerra e lo sfruttamento.

Hanno anche potuto ascoltare le sagge parole del partigiano combattente Gastone Cottino, che a quasi 100 anni, è dovuto intervenire in difesa dei manifestanti manganellati! Dov’erano invece i dirigenti sindacali e di partito, sedicenti democratici ? Certo, perché la democrazia bisogna esportarla in Iraq, Afganistan, Libia, Ucraina …… Si badi bene d’importarne anche un po’ da noi !

Il nostro partigiano “Lucio” ha affermato che “ …. qui stanno mettendo in discussione i principi elementari democratici!” e che “… un episodio vergognoso come oggi raramente l’ho visto ….. mi ribello con tutte le mie forze …….. la mia generazione si è battuta per la libertà! Tenete duro!”

Una lezione democratica alla nostra “democraticissima altrove” classe dirigente.

Il sopruso è stato così palese, il silenzio (o forse la connivenza) di coloro che avrebbero dovuto difendere il diritto al dissenso, è stato così colpevole tanto da far ripensare anche ai lavoratori più strutturati la loro appartenenza sindacale.

L’ANPI sarà sempre al fianco di chi sostiene la Costituzione italiana, nata dalla lotta antifascista e fondata sulla dignità del lavoro.

Il comitato della sezione Anpi Nizza Lingotto

Laura Cappon e Gianluca Costantini riceveranno a Saluzzo il premio “Bella Ciao”

 

Laura Cappon e Gianluca Costantini riceveranno a Saluzzo il premio “Bella Ciao”

 

L’evento è inserito nella rassegna “Aprile. Un mese di Resistenza” organizzata dall’ANPI e dalla Città di Saluzzo
Laura Cappon e Gianluca Costantini riceveranno a Saluzzo il premio "Bella Ciao"

 

Lunedì 2 maggio 2022 alle ore 21 presso il Quartiere, sala tematica ex Caserma Musso – piazza Montebello 1, l’Associazione Bella Ciao consegnerà l’omonimo premio, edizione 2022, a Laura Cappon e Gianluca Costantini per l’opera “Patrick Zaki. Una storia egiziana”. Con i premiati  dialogherà il giornalista  Battista Gardoncini.

L’evento è inserito nella rassegna “Aprile. Un mese di Resistenza” organizzata dall’ANPI e dalla Città di Saluzzo.

L’Associazione Bella Ciao ha deciso di premiare Laura Cappon e Gianluca Costantini, in quanto la loro opera “Patrick Zaki. Una storia egiziana” è un richiamo alla necessità di continuare a lottare, con un lavoro incessante e quotidiano, per l’affermazione della libertà, della giustizia, del rispetto della dignità dell’uomo, valori che sono scolpiti nella Costituzione della Repubblica italiana, figlia degli ideali della Resistenza.

Laura Cappon è giornalista, inviata di Mezz’ora in più, Rai 3, e scrive per “Domani”. Ha collaborato con testate italiane, come “il Fatto Quotidiano” e Radio Popolare, e internazionali, come la Radiotelevisione Svizzera Italiana, Al-Jazeera e The New Arab. Ha affiancato Gad Lerner nei reportage di Rai 3. È esperta di vicende egiziane e ha vissuto al Cairo per alcuni anni. Ha raccontato storie da diversi paesi del Medio Oriente tra cui Libano, Iraq e Qatar. Nel 2013 ha vinto il premio l’Isola che c’è per la copertura del colpo di stato egiziano, e nel 2017 il premio Inviata di Pace del Mediterraneo per una serie di articoli su Giulio Regeni.

Gianluca Costantini è un artista attivista che da anni combatte le sue battaglie attraverso il disegno. È stato accusato di terrorismo dal governo turco e di antisemitismo dall’estrema destra americana. Collabora con ActionAid, Amnesty, ARCI ed Emergency e con i principali festival sui diritti umani, tra cui l’HRW di Londra e New York e il FIFDH di Ginevra. Dal 2016 al 2019 ha accompagnato con i disegni le attività del Democracy in Europe Movement 2025, il movimento fondato da Yanis Varoufakis, e collabora online con l’artista Ai Weiwei. Nel 2019 ha ricevuto il premio Arte e diritti umani di Amnesty International. È considerato fra i massimi esponenti italiani del graphic journalism. Tra le sue opere, Julian Assange. Dall’etica hacker a Wikileaks, Pertini fra le nuvole, Fedele alla linea e Libia.

1° maggio a Torino – Gastone Cottino: “Ho quasi cent’anni ma mi ribello: il Primo Maggio è di tutti”

Gastone Cottino: “Ho quasi cent’anni ma mi ribello: il Primo Maggio è di tutti”

Gastone Cottino, partigiano, nome di battaglia “Lucio”; anni 97, ha ancora voglia di ribellarsi. Questa mattina era al corteo del Primo Maggio a Torino. E di fronte alla decisione di non far entrare lo spezzone sociale in piazza San Carlo, sede del comizio ufficiale del corteo, ha deciso di prendere la parola.  “Ho quasi cent’anni ma devo dirvi che nella mia lunga vita raramente ho visto un episodio vergognoso come questo – ha detto – E per questo mi ribello. Il Primo Maggio è di tutti i compagni e i lavoratori. Noi siamo per la pace e contro la guerra”.

 

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foto di Vincenzo Elafro

Volerelaluna sarà in piazza Vittorio domani, appuntamento alle 9.15 davanti al bar Elena

Da una intervista di Marco Revelli di oggi:
“La questione sociale è uscita dal dibattito pubblico. L’Istat dice, sulla base delle dinamiche inflazionistiche, che avremo un calo del potere d’acquisto dei salari del 5%, come minimo. Siamo già il paese nell’area Ocse con la peggiore dinamica salariale negli ultimi vent’anni: non piatta, ma decrescente. Abbiamo una percentuale spaventosamente alta di working poor, poveri malgrado abbiano un posto di lavoro. Nonostante tutto ciò, il mondo del lavoro sacrificato non ha rappresentanza politica, in particolare a sinistra. Il contagio renziano, una specie di long Covid, ha reso quel corpo politico totalmente indifferente alla questione sociale”.
Rispetto al fatto che il capo di Confindustria, Carlo Bonomi, definisca un “ricatto” l’ipotesi di una legge sul salario minimo: “Ci rendiamo conto del mondo rovesciato? i ricattatori definiscono “ricatto” una rivendicazione sociale sacrosanta. L’Italia e questa roba qua: una società civile caduta, con un sistema dell’informazione decotto, monopolizzato da una logica di affari”.

 

piero baral

A Pinerolo cerco di inserirmi in esperienze di gruppo. Così con un centinaio di altri ragazzi e ragazze che frequentano il Movimento studenti cattolici, negli anni precedenti la contestazione del ’68, scopro le tematiche dell’immigrazione, del Vietnam, dell’ecumenismo, della pace ecc. Accompagno per la prima volta al parco una ragazza, una domenica pomeriggio, e dopo pochi giorni le scrivo che ‘non ho tempo per costruire una storia con lei, ‘devo studiare’. In realtà non sono pronto per quella che è un’esperienza normalissima, ma per me sovrumana; inoltre non ho l’abitudine di chiedere soldi per me in casa mentre i miei coetanei o lavorano già o hanno più possibilità di spesa.
Nel 67-68 sono ad Agraria, facoltà toccata marginalmente dalla contestazione del ’68. Non studio, conosco invece Sandro Sarti, ex partigiano e attivo nella controinformazione sul Vienam e poi sulle lotte di Palazzo Campana. Si deve a lui l’idea della grande marcia sul Vietnam a T orino del 1967 , silenziosa e senza cartelli, ‘L’università non fa per me’, dovevo spiegarlo a mio padre che nonostante i pessimi risultati all’esame di stato mi aveva consigliato di studiare ancora perché ‘i diplomati fra un po’ saranno molti e non si troverà facilmente lavoro’. Purtroppo ho sprecato due anni che avrei potuto impiegare meglio cercandomi un lavoro invece di vivere sulle spalle dei genitori. Forse dovevo provare con una facoltà letteraria, ma certo non dedico tempo adeguato a studiare né ho un metodo. Di questo periodo mi ricordo come positiva soltanto la ricerca e la stesura di un dossier sui cinema parrocchiali uscito sul mensile di Pinerolo ‘XXV ora’. Ci misi sei mesi rubati allo studio. Faceva parte di un’ampia ricerca del mensile su ‘Il potere nella chiesa locale’.
In questo periodo riesco parzialmente a uscire dai miei blocchi psicologici e a tentare approcci con una donna, ma sono bloccato da timori vari per cui non concludo nulla, trascinando il rapporto fino alla fine del servizio militare e lasciandola poi senza spiegarle i miei problemi.
Al ritorno dalla ‘naia’ devo trovare un lavoro. Del servizio militare negli Alpini, con un antimilitarismo praticato in modo individuale, ricordo di aver subito vari episodi sgradevoli di nonnismo, il tempo sprecato, ma anche la mia resistenza e soddisfazione nelle marce in montagna. I miei genitori si aspettano che metta almeno a frutto il diploma di geometra, ma sta maturando una crisi di identità molto forte che ha radici varie e non confesso che a pochi. Mio padre mi dice in quel periodo: ‘fai quel che vuoi ma fallo bene’. Io però sono traumatizzato dalle vicende speculative, nell’edilizia a Perosa, di un fratello di mio padre – quindi concludo che il geometra io non lo farò mai; un secondo aspetto è la mia impreparazione e il timore di trovare ‘lungo’ in una esperienza di lavoro di tipo impiegatizio – ho sprecato gli ultimi due anni delle superiori e due ad Agraria . Più tardi capirò anche che se non sei preparato non hai resistenza politica, puoi cedere ai ricatti sul lavoro da parte della direzione. La verifica avviene alla Maiera di Pinasca, dove resisto un anno, senza impegnarmi a studiare per reggere un primo lavoro di contabilità.
Abbandono dopo un anno questo impiego, d’ora in poi non cercherò un’occupazione per cui mi venga richiesto il diploma. La mia scelta in famiglia viene vista con dolore da parte di mia madre e contrastata da parte di mio padre, con cui per tutta la vita mi confiderò pochissimo . ( Da allora saranno trent’anni di esperienze varie come operaio in molti settori. Vado in pensione nel 2002 come operaio di 5° livello -appena un livello sopra l’operaio comune della Luzenac – e ho oggi una pensione di 893 euro). Col primo lavoro e i primi soldi guadagnati prendo la patente di guida, ma è mio padre a insistere ¸ per me andava bene anche l’autobus e lo sgrido perché ha comprato una 500 nuova per me. La tratterò sempre male,
guidandola per anni in modo spericolato. Con l’auto e il lavoro riesco ad avere una prima reale autonomia. In montagna, la prima notte passata con amici ed amiche, eccomi iniziare una vita sessuale con una compagna, è il Capodanno del 1971. Però porto in questa storia frustrazioni e durezze dovute alla mia immaturità, sensi di colpa dovuti alla mia educazione cattolica, irrequietezze e infine nuove fantasie. Questo rapporto finirà quando comincio a frequentare, intorno al ’73, un’altra donna. ‘Mordi e fuggi’ potrebbe essere la sintesi di questa fase.Come diranno poi le femministe di tanti uomini, non riesco ad essere altro per lungo tempo che un ‘fascista’ con la donna, proprio mentre sperimento invece la prima vera formazione politica di sinistra partecipando al Circolo Operaio di None.
Con l’assunzione all’Indesit nel 1972, mi ritrovo presto come operaio ad una linea di macchine utensili, e dimostro alla direzione e ai compagni di essere un operaio poco affidabile. Niente a che vedere con la tradizione dell’operaio comunista professionalizzato che si riconosce nel lavoro e cerca di farlo bene per poter dire la sua nel sindacato e nel partito. Accumulo provvedimenti disciplinari e infrazioni sulle bollature, la mutua, la produzione… L’impegno che non metto nel rispettare le ‘regole’ sul lavoro lo metto invece nella politica, quegli anni sono densi di attività negli orari più strani, strappando tempo al sonno, cosicché reggo sempre meno i turni in fabbrica. Vivo di corsa, in un attivismo che oltre a farmi perdere poi il lavoro comincerà a logorarmi i nervi. Imparo al circolo operaio di None, specialmente da un compagno uscito dal PCI nei primi anni Sessanta, a leggere e commentare la fabbrica e la realtà più vasta alla luce dei testi originali dello ‘zio Karl’ o di ‘Carletto’ come veniva soprannominato l’autore de Il Manifesto dei comunisti .
Non studierò mai con metodo quello ed altri testi sacri della sinistra. Letti e riletti ma non assimilati. Incomincio ad imparare regole di comportamento originali nella lotta di fabbrica, nella scrittura dei giornalini settimanali venduti ai lavoratori, nei confronti dei gruppi extraparlamentari di allora e del PCI. Si possono riassumere come segue: – no all’idea che la classe operaia sia omogenea e pronta magari all’appello alla rivoluzione da parte del ‘partito’ di turno, no alla delega ai dirigenti a pensare e parlare a nome degli ‘iscritti’ o della base elettorale, no alla battaglia per la propria ‘maglietta’ sindacale a spese della possibile unità dei lavoratori, no al ‘tifo’ per la lotta armata e per i Robin Hood che dicono che è arrivato il momento della rivoluzione e iniziano a sparare sempre più in alto a nome della classe operaia; no alla divisione tra chi studia e chi lavora, necessità di convincere i lavoratori a unire alla disponibilità alla lotta l’impegno a farsi una cultura ( però sarò l’unico del Circolo che non si sforzerà di riprendere a studiare, preferendo dedicarmi invece a una trentennale variopinta attività di informazione politica o sindacale di base, impegno per me alla lunga più faticoso ma anche ‘divertente’.) .
Imparo che chi vuole la lotta più dura può rivelarsi un crumiro, come pure che gridare al ‘contratto bidone’ o al ‘sindacato venduto’ non vuol dire essere automaticamente disponibili a organizzarsi e lottare in prima persona; inoltre che non si deve accettare ‘la nomina a delegato a vita ( i senatori…), ma saper creare ricambi e saper alimentare il dibattito e la partecipazione senza farsi delegare, e staccare dalla produzione. – Imparo che la contraddizione tra borghese e proletario passa all’interno della classe operaia e di ogni individuo, ma una cosa è dirlo e una cosa è iniziare la propria rivoluzione personale. – (Per restare alla riflessione sulle mie contraddizioni personali, non avrò grandi miglioramenti nel rapporto con la donna; al primo matrimonio, nel primo anno della Fiat , arrivo impreparato e controvoglia. Ma ho bisogno di uno status e pagherò la scorciatoia, ‘infatti finisce male. Dovrò aspettare di avere 40 anni per avere finalmente una storia solida e duratura che continua ancora oggi. Per anni però sono sordo ai richiami e dedico un tempo insufficiente alla condivisione degli impegni famigliari, e solo con la pensione comincio a equilibrarmi. E mi accorgo con stupore che in realtà non era così difficile questo passo, bastava avere delle priorità diverse per evitare sofferenze e discussioni).
Non migliora molto il mio rapporto col lavoro, con la tecnica. Resterò così per buona parte della vita scisso tra teoria e prassi, e questo contribuirà allo scoppio dell’esaurimento seguito al licenziamento dalla Fiat. Più complesso è spiegare il mio disinteresse verso il lavoro sindacale tradizionale , ritenuto da me noioso o burocratico. Anch’io in fondo delegavo a chi ‘sapeva’, e non ho fatto passi avanti con l’ingresso in Alpcub
nel 1995. (Grandi spazi di democrazia non c’erano nemmeno negli anni ’70 all’interno dei sindacati a meno che non fossero imposti da lotte vivaci. In CGIL sono stato per vent’anni. Uscii nel 1994 e prima di Alp proponevo un’associazione di inchiesta, confronto e sostegno alle parti più vivaci presenti fra i lavoratori, senza preoccupazione per le differenze di ‘maglietta’ sindacale. In attesa di tempi migliori di forti lotte e magari di un sindacato a venire, ‘di classe’. Invece i più scelsero di fondare un sindacato territoriale di base e mi accodai. ) Un simile disinteresse e una simile ‘delega a chi ha voglia’ ho provato verso l’impegno nelle amministrazioni comunali. La mia esperienza nei partiti è stata in totale di 3 anni In Fiat ci arrivo dopo una esperienza come manovale edile. Fuori della disciplina del lavoro politico di gruppo sperimentato all’Indesit di None, rifluisco su posizioni meno coerenti, isolato orami da anni dopo il licenziamento dall’Indesit . Intanto ha cominciata a gelarmi i nervi e a limitarmi lo spazio l’attività della lotta armata. Non è sufficiente a darmi sostegno il rapporto rarefatto e scomodo per la distanza territoriale con il Coordinamento di Borgo S.Paolo a Torino e il confronto limitato con reduci dal Circolo di None.
La Fiat è un gigante malato che contesto in modo disordinato e senza prospettive. Non faccio il tifo per le BR o Prima Linea, ma so che fanno presa su molti. Mi tengo fuori dei giri sospetti, ma la fabbrica in quegli anni è un brulichio di teorie politiche e di comportamenti che la direzione Fiat tiene d’occhio a distanza e su cui infine interviene a ottobre del 1979. Il PCI aveva da tempo promosso il questionario sul terrorismo. In tre a Rivalta avevamo firmato un testo contro il questionario che invitava a interrogare invece i lavoratori sui delegati sindacali imboscati, sullo scollamento tra sindacati e lavoratori. Questo testo, e la ‘freddezza’ dei bollettini interni delle Presse che curo, mi guadagna il posto fra i 61 ( oltre alla autoriduzione in produzione).
La mia reazione al licenziamento dopo tre anni di Fiat è breve e limitata. Conosco cadute nello sconforto, fino all’angoscia dopo il licenziamento della Fiat del 1979. Sono in sostanza l’anello debole dei 61 in genere organizzati in vari gruppi. Firmo da solo un ultimo volantino – ‘la Fiat mente’- , in cui scrivo al plurale ma con molte posizioni personali; poi tutto mi scoppia nella testa e nei nervi. Avevo pensato per tempo a una repressione in arrivo, proponevo un comitato di difesa, ma sottovalutavo il mio isolamento politico alle presse. In quei tre anni passati a Rivalta non mi riconosco in nessuna delle organizzazioni politiche presenti in fabbrica – e fra i 61. Ero un iscritto alla CGIL che non frequentava le sedi sindacali ma parlava solo nelle assemblee e criticamente. Dicevo che ero un apprendista-comunista. Lo affermo ancora oggi, anche se con più modestia di allora e continuo a pensare che lo zio Karl, ha dato strumenti seri al movimento operaio di tutto il mondo , nonostante fosse un borghese, ‘ebreo’, e poco fedele alla moglie, ( e studiasse il Capitale vivendo con i soldi dell’amico industriale).. Il comunismo è più che mai attuale e già presente in molti aspetti del capitalismo mondiale sempre più in crisi. La lotta di classe non si è estinta. Non sto a dilungarmi su questo (…)
Mi è stato detto verso i cinquant’anni: ‘Non ti sai perdonare’, come commento alla mia abitudine in famiglia e con altri, di ripensare e ammettere errori, furbizie, scorciatoie illusorie dovute alla mia debolezza, Questa abitudine a rimeditare in pubblico è però recente e iniziata con la fase finale dell’esaurimento. In fondo il mio cammino nella vita non è stato né lineare, né coerente come qualcuno superficialmente scrive. L’esaurimento seguito al licenziamento ha favorito una rottura importante nella mia vita. Dopo una crisi profondissima, ne sono uscito con fatica e con calma, digerendo le molte elaborazioni irrazionali e di destra provocate dalla malattia. I pazzi dicono la verità- mi disse un giorno Vittorio Morero, cui leggevo per telefono poesie satirico-allucinate .
Durante la malattia ho fatto i conti con la morte, che temo come sofferenza ma accetto come esito naturale della vita umana. Ho lasciato disposizioni di funerale laico privato, e di cremazione. Non mi aspetto niente di speciale dopo la morte, ma rispetto chi crede senza integralismo.

VOLERE LA LUNA parteciperà alla fiaccolata di domenica 24 aprile a Torino ore 20 in piazza Arbarello

https://www.youtube.com/watch?v=U1UpzvxNHEI

“L’Italia ripudia la guerra”

“Niente bahttps://www.anpi.it/ndiere Nato alle celebrazioni del 25 aprile”

dopo due anni di stop per la pandemia, il 24 aprile a Torino torna la tradizionale fiaccolata per la festa della Liberazione organizzata dall’Anpi e dalla Città. L’appuntamento è fissato alle 20 in piazza Arbarello, da dove si partirà in direzione piazza Castello. Qui alle 20.30 è prevista un’orazione di Bruno Segre, ex detenuto politico e partigiano di “Giustizia e Libertà”.

 

Domenica 24 aprile e lunedì 25 aprile, ore 8.00 – 24.00 | Evento online
Storia della mia morte. Il volo su Roma di Lauro De Bosis. Social reading
A cura di: Associazione Culturale Twitteratura

 

Domenica 24 aprile, ore 11.00 e 15.00 | Sacrario del Martinetto – piazza Risorgimento angolo via Rosta / via Nazzaro
Percorso nei luoghi della vita quotidiana e della Resistenza. Percorso sui luoghi di memoria
A cura di: Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra dei Diritti e della Libertà

 

Domenica 24 aprile, ore 18.00-20.30 | Sala ‘900 – via del Carmine 14
Senza sparare un colpo. Spettacolo teatrale
A cura di: Fondazione Carlo Donat-Cattin e “Swinging Turin” con il patrocinio della Città metropolitana di Torino

Lunedì 25 aprile, ore 11.00 | piazza Arbarello
A casa di Ada Gobetti. Rileggendo il Diario partigiano di Ada. Giornata nei luoghi cari ad Ada, accompagnata da letture e musiche.
A cura di: Marta Indra Di Giulio e Mariachiara Lilia Borsa

 

Lunedì 25 aprile, ore 14.00-18.00 | Palazzo San Celso – corso Valdocco 4/A
La Liberazione di Torino tra narrazione e immagini. Apertura straordinaria del Museo Diffuso e Istoreto e ciclo di visite guidate speciali
A cura di: Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà e Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”

 

Lunedì 25 aprile, ore 14.30-20.30 | Spazio 211 – via Cigna 211
OmegaxResistenza. Una giornata con: musica, spazi di dialogo in diretta radiofonica, giochi per i bambini e le famiglie, sostenibilità ambientale, laboratori, street art.
A cura di: Radio Ohm, Spazio211, Arci Torino

 

Lunedì 25 aprile, ore 15.00-23.00 | www.tradiradio.org
Non è solo una questione privata. Ricco palinsesto di contenuti inerenti alla Festa di Liberazione su Tradiradio
A cura di: Rete italiana di cultura popolare, Fondo Tullio De Mauro, Lo Spaccio di Cultura – Portineria di Comunità – Teatro delle Forme e IIS Sella Aalto Lagrange

 

Lunedì 25 aprile, ore 16.00 | Sala Conferenze – corso Valdocco 4/A
Proiezione dell’opera vincitrice della sezione di concorso cinematografico “Fare memoria” e omaggio a Carlo Lizzani. Proiezioni cinematografiche
A cura di: Valsusa Filmfest – in collaborazione con Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà

 

Lunedì 25 aprile, ore 17.00 e 18.30 | Palazzo San Daniele – via del Carmine 14
Achtung! Banditen. La musica della Resistenza. Concerto
A cura di: “Achtung! Banditen” – in collaborazione con Unione culturale “Franco Antonicelli”

 

Lunedì 25 aprile, ore 18.30 | Cinema Massimo – via Giuseppe Verdi 18
Il sole sorge ancora, di Aldo Vergano. Presentazione e proiezione del film Il sole sorge ancora
A cura di: Archivio nazionale cinematografico della Resistenza – in collaborazione con il Museo nazionale del Cinema e con la Cineteca nazionale

 

MARCIA PER LA PACE PERUGIA ASSISI