La truffa del capitalismo: a margine di un libro di Clara Mattei – di: Davide Lovisolo
Anche fra chi pensa che l’attuale ordine mondiale in mano al finanzcapitalismo, per dirla alla Gallino, sia ormai inaccettabile e stia portando il pianeta verso il baratro, è abbastanza diffusa la convinzione che il problema siano gli eccessi del neoliberismo incontrollato. L’ultimo libro di Clara Mattei (Fuga dal capitalismo, FuoriScena, 2026), scritto in maniera piana e molto didattico, è un utile strumento di demistificazione, in quanto ci ricorda che il problema è a monte, è nella costruzione sociale del capitalismo, fin dalle sue origini.
Nell’Introduzione (“L’economia è un atto politico”) è presentato il progetto del libro: «L’idea che la forma economica attuale della nostra società, cioè il capitalismo, sia qualcosa di naturale, di inevitabile ed eterno quanto la forza di gravità è una truffa» (p. 19). L’autrice, con un lavoro molto documentato e con un approccio marxista, ricostruisce alcune tappe fondative della costruzione di questo processo di naturalizzazione del sistema capitalistico.
Il primo passo è quello di riaffermare, con esempi illuminanti, che l’economia classica è stata codificata come scienza esatta, ma in realtà è figlia di una precisa scelta politica: l’invenzione di una serie di strumenti, dall’austerità al controllo del mercato del lavoro con l’arma della disoccupazione e la creazione di un esercito proletario di riserva, per perpetuare un ordine che in alcuni, purtroppo rari, momenti ha traballato sotto la spinta delle mobilitazioni dei lavoratori e delle esperienze concrete che hanno dimostrato che un altro ordine, che faccia l’interesse della maggioranza e non di una sempre più ristretta elite, è possibile. Particolarmente utile a chiarire dove sta il problema è il capitolo “La logica dell’austerità”, in cui si parla della reazione della borghesia europea alle grandi mobilitazioni dei primi anni ‘20, in particolare in Italia e in Inghilterra: le classi dirigenti liberali, da un lato, si impegnarono a gettare i fondamenti della cosiddetta “economia pura” per ribadire che le alternative non erano né possibili né accettabili e, dall’altro, plaudirono al sorgere dei fascismi; magari storcendo un po’ il naso, ma alla fine accettando che senza di loro non se la sarebbero cavata. E non fu solo l’accettazione della violenza delle squadracce, ma anche un’intensa collaborazione fra economisti liberali e fascisti a rinforzare le basi della pseudoscienza economica. Anche chi, come lo scrivente, pensa di conoscere abbastanza bene la storia di quegli anni, prova una certa nausea a leggere le citazioni degli scritti di Luigi Einaudi, plaudenti fascismo (pp.99-100). Altro capitolo che inquadra correttamente il problema è “L’occidente contro tutti”, in cui in particolare la politica coloniale di Israele, che ne segna tutta la storia, è presa ad esempio di come la violazione di tutte le regole di democrazia e di civiltà sia stata e sia funzionale al mantenimento di una macchina economica che anche qui premia pochi, molto pochi.
Ma allora cosa bisogna fare? La rivoluzione? Mattei ci dice che il problema è complicato: non si tratta di dimenticare i fallimenti del passato, ma di cercare di cogliere quanto di nuovo è cresciuto e sta crescendo in varie parti del nostro tribolato pianeta. Dalle esperienze sudamericane delle collettività autogestite, del movimento dei Sem Terra, a realtà locali, emergono tentativi di organizzare la vita fuori dai meccanismi capitalistici: il che vuol dire produrre in maniera diversa, ma anche organizzare la politica in maniera altrettanto diversa: momenti collettivi di decisione, rifiuto della delega ai vertici, meccanismi di controllo dal basso. Questa è anche la strada per “ridemocratizzare l’economia” (p. 23). Mica roba da poco. E gli esempi che cita Mattei sono significativi, ma limitati. Ce ne sono molti altri, a cominciare dalle nostre piccole esperienze in una città abbandonata dal capitalismo “produttivo” come Torino, ma siamo ancora lontani dalla generalizzazione di un’alternativa.
Questo non è però un problema del libro, è un problema della realtà che viviamo. E quindi fuga, ma per andare dove? Intanto proviamo, magari a non fuggire rinchiudendoci in spazi in cui il capitalismo ci lascia sopravvivere, ma a eroderlo, un po’ per volta, mantenendo sempre una “bussola socialista”, come diceva E.O. Wright, e poi vediamo…
Il libro di Clara Mattei è stato presentato il 18 giugno a Torino presso Volere la Luna (sul cui canale Youtube è visibile la registrazione integrale)








