Oulx e il Rifugio Fraternità Massi: un anno di migrazioni sulla frontiera alpina italo-francese — di Giorgio Bono
l confine alpino tra Italia e Francia, e in particolare il tratto che attraversa l’alta Val di Susa, non è mai stato soltanto una linea tracciata sulle carte geografiche. Per secoli ha rappresentato uno spazio di relazioni, attraversato da persone, merci e culture, dove gli scambi e la prossimità territoriale hanno spesso prevalso sulle logiche di separazione imposte dagli Stati. Nelle Alpi occidentali, la vita delle comunità locali è stata a lungo caratterizzata da forme di mobilità legate al lavoro, al commercio e alla gestione delle risorse, più che all’idea di una frontiera come barriera.
Negli ultimi dieci anni questo territorio ha assunto una nuova centralità, entrando stabilmente nel sistema delle principali rotte migratorie europee. Il corridoio Oulx–Claviere–Briançon è diventato uno dei luoghi simbolo delle migrazioni contemporanee, uno spazio in cui si intrecciano mobilità umana, dispositivi di controllo e pratiche di solidarietà. Per le persone in transito, il confine non rappresenta soltanto il passaggio da uno Stato all’altro, ma un’esperienza segnata da incertezza, rischio e attesa, all’interno di un regime di frontiera sempre più selettivo e orientato alla sicurezza.
La direttrice Oulx–Claviere–Monginevro–Briançon si è così consolidata come uno dei principali corridoi migratori alpini. Si tratta di una rotta particolarmente esposta ai rischi ambientali: durante l’inverno neve, ghiaccio e temperature rigide rendono l’attraversamento difficile e talvolta pericoloso. A queste condizioni si aggiunge il rafforzamento dei controlli di frontiera, che contribuisce ad aumentare la complessità del percorso. La frontiera alpina appare quindi come uno spazio nel quale vulnerabilità, controllo istituzionale e solidarietà civile convivono e si confrontano quotidianamente.
In questo contesto si inserisce l’azione del Rifugio Fraternità Massi di Oulx e della rete di volontari che negli anni è diventata un punto di riferimento essenziale per le persone in transito. L’intervento si fonda su un approccio pragmatico orientato alla tutela immediata delle persone e alla risposta ai bisogni più urgenti generati dal viaggio. Accoglienza notturna, distribuzione di indumenti e beni di prima necessità, assistenza sanitaria di base e supporto logistico costituiscono forme di aiuto finalizzate soprattutto a ridurre i rischi dell’attraversamento e a garantire condizioni minime di sicurezza lungo il percorso.
A partire dal 2015 e, con maggiore intensità, dal 2017, il confine alpino italo-
francese è stato interessato da un significativo incremento dei flussi migratori.
Le persone che percorrono questa rotta provengono prevalentemente dall’Africa subsahariana, dal Nord Africa, dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente. Molti hanno già attraversato il sistema di accoglienza italiano e scelgono di proseguire verso la Francia nella speranza di trovare migliori opportunità lavorative, ricongiungersi con i familiari già presenti oltreconfine o raggiungere contesti percepiti come più favorevoli sotto il profilo delle tutele sociali e dei servizi.
Nonostante la rilevanza assunta dal fenomeno, poche persone sono realmente consapevoli dell’entità e della dimensione umana dei transiti che ogni giorno interessano Oulx. Dopo aver ricevuto dai volontari assistenza, informazioni e supporto essenziali, centinaia di persone riprendono il cammino verso il confine francese. Rendere visibile questa realtà rappresenta il principale obiettivo delle presenti note: non soltanto quantificare il fenomeno, ma comprenderne l’evoluzione nel tempo, le trasformazioni e le tendenze emergenti. In questa prospettiva, la pubblicazione periodica dei dati raccolti dai volontari può costituire uno strumento prezioso per documentare una delle principali dinamiche migratorie che interessano oggi l’arco alpino.
I dati relativi al mese di maggio 2026 mostrano che 968 persone hanno lasciato il Rifugio Massi e Oulx per dirigersi verso la Francia. Oltre l’70% delle persone proviene dal Sudan, mentre quote più contenute riguardano cittadini marocchini, eritrei, algerini, sud-sudanesi, etiopi. Sono inoltre presenti persone provenienti da numerosi altri paesi dell’Africa, dell’Asia meridionale e dal Medio Oriente.

Fonte dati: rete del volontariato al Rifugio Massi – elaborazione dati: Giorgio Bono
La netta prevalenza delle persone provenienti dal Sudan non rappresenta un elemento casuale. Il colpo di Stato del 2021 e, soprattutto, la guerra civile esplosa nell’aprile 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Rapid Support Forces (RSF) hanno provocato una delle più gravi crisi umanitarie contemporanee. Milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, mentre il collasso delle infrastrutture civili, dei servizi sanitari e dell’economia ha prodotto un vasto movimento di profughi e richiedenti protezione internazionale. Una crisi che può apparire lontana trova una manifestazione concreta e visibile a pochi chilometri dalle nostre case, lungo i sentieri che conducono al Monginevro e a Briançon.
Se si amplia lo sguardo all’intero periodo compreso tra maggio 2025 e maggio 2026, emerge un quadro ancora più significativo. Le rilevazioni effettuate quotidianamente dai volontari registrano oltre 16.000 partenze verso il confine francese, confermando come Oulx sia diventata uno dei principali punti di osservazione delle migrazioni contemporanee in Europa occidentale.

Fonte dati: rete del volontariato al Rifugio Massi – elaborazione dati: Giorgio Bono
Due elementi appaiono particolarmente rilevanti. Il primo riguarda la continuità del fenomeno: le partenze si susseguono durante tutto l’arco dell’anno, pur con variazioni stagionali, confermando che il transito alpino non costituisce un episodio occasionale ma un fenomeno strutturale e consolidato. Il secondo riguarda la dimensione internazionale dei flussi: ben 53 nazionalità diverse risultano rappresentate nelle rilevazioni. Un dato che evidenzia come il corridoio alpino sia inserito in reti di mobilità globali che collegano Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa.
Particolarmente significativa è inoltre la presenza di minori stranieri non accompagnati. Le rilevazioni mostrano che migliaia di ragazzi hanno attraversato Oulx nel corso dell’ultimo anno, affrontando il viaggio senza la presenza di familiari adulti. Si tratta di uno degli aspetti più delicati e meno conosciuti della migrazione lungo la frontiera alpina. Dietro ogni dato statistico si celano percorsi individuali complessi, progetti migratori costruiti nella ricerca di sicurezza, stabilità e opportunità future.

Fonte dati: rete del volontariato al Rifugio Massi – elaborazione dati: Giorgio Bono
L’analisi dell’andamento mensile evidenzia infine una notevole capacità di adattamento dei flussi migratori alle condizioni esterne. Le variazioni osservate nel corso dell’anno sembrano riflettere non soltanto fattori climatici, ma anche cambiamenti nelle politiche di controllo, nelle pratiche di respingimenti alla frontiera e nelle condizioni geopolitiche dei Paesi di origine.
Osservare ciò che accade a Oulx significa osservare, in una dimensione locale, processi che hanno origine ben oltre il confine alpino: conflitti armati, crisi politiche, disuguaglianze economiche, trasformazioni dei regimi di mobilità e delle politiche migratorie europee. In questo senso, la frontiera tra Italia e Francia si configura come un osservatorio privilegiato delle connessioni che legano fenomeni globali e realtà territoriali. Oulx è diventata uno dei luoghi in cui le grandi dinamiche delle migrazioni contemporanee assumono un volto concreto, intrecciandosi ogni giorno con le storie di chi è in cammino verso l’Europa.
L’obiettivo di queste note non è soltanto documentare il numero delle persone in transito, ma contribuire alla comprensione delle dinamiche che ne influenzano l’evoluzione nel tempo. Il monitoraggio sistematico dei dati raccolti dai volontari rappresenta uno strumento prezioso per leggere le trasformazioni dei flussi migratori, individuare tendenze emergenti e restituire visibilità a una realtà che, pur svolgendosi quotidianamente lungo i sentieri della frontiera alpina, rimane spesso ai margini dell’attenzione pubblica.








