Bilancio consuntivo 2025: galleggiare sui debiti senza prospettive di Ettore Choc
TORINO BILANCIO CONSUNTIVO 2025: galleggiare sui debiti senza prospettive
Il consuntivo 2025 è il penultimo della sindacatura Lo Russo prima delle elezioni di metà 2027.
Girando per la città, nonostante i cospicui aiuti statali e il PNNR, lo stato delle strade, piene di buche, di scavi mal fatti e di strisce pedonali cancellate, è la spia che le cose non vanno per il verso giusto.
Proviamo a guardare lo stato dei conti.
Un po’ di numeri:
- La cassa è florida, c’erano 438 milioni a fine ’25, record mai raggiunto, interessi passivi di cassa a zero da cinque anni
- Le spese di investimento continuano ad essere robuste; negli ultimi tre anni, grazie al PNNR, hanno sempre superato i 300 milioni all’anno
- Il debito per i mutui è sceso di circa 170 milioni a 2.075 milioni
- Il debito per la spesa corrente è calato da 552 a 496 milioni, meno 56.
- Dal 2010 il Comune ha restituito alle banche, due le principali, CCDDPP e San Paolo, un miliardo e 716 milioni di euro, più 1.313 euro di interessi, per un esborso totale di 3 miliardi e 29 milioni.
Se guardiamo però il trend complessivo, dopo 15 anni il totale del debito, per mutui più disavanzo di spesa corrente, è diminuito di 882 milioni, 59 all’anno. Con questo passo ci vorranno 43 anni per azzerarlo.
Qui emerge la principale criticità: negli ultimi quattro anni il Comune ha potuto investire solo 10 milioni di euro di nuovi mutui, una somma irrisoria per una grande città. Esaurendosi il PNRR, che da solo ha portato in città quasi 500 milioni di spese nuove di investimento, con una media di nuovi mutui di 21 milioni dal 2012 al 2025 non si potrà fare quasi nulla e comunque il trend del debito rallenterà ulteriormente.
PRIMA CRITICITA’: MARGINI IRRISORI PER LA SPESA NEI PROSSIMI ANNI
La diminuzione complessiva di 896 milioni del debito per mutui e disavanzo di spesa corrente, realizzata nei cinque anni 2021/2025, è in realtà dovuta per i due terzi a una robusta iniezione di aiuti a fondo perduto, il PATTO PER TORINO
In media l’aiuto gratuito statale è stato di circa 115 milioni all’anno, che dall’anno prossimo scenderanno a soli 40 milioni annui, poco più di un terzo, meno 75 milioni/anno. Come faranno gli amministratori a far quadrare i conti è un mistero, nessuno ne parla. Il Comune sembra condannato ad una vita stentatissima con nessun margine né per la spesa corrente né per gli investimenti.
LA GESTIONE DEL DEBITO
Il consuntivo attuale è molto prudente, conservativo, statico.
I residui attivi, cioè i crediti comunali, tornano a crescere da un minimo di 1.077 milioni di euro nel 2023 a 1.147 nel 2024 e ora a 1.168, con un incremento di 91 milioni. Le cancellazioni di crediti, che negli anni 20/24 avevano raggiunto una media di 196 milioni all’anno sono scese a 62 milioni nel ‘24 e ad appena 32 nel ‘25.
Ciò ha consentito agli amministratori di dover integrare il FCDE, fondo crediti dubbia esigibilità, nei due anni considerati incrementato di appena 19 milioni.
E’ facile prevedere che il consuntivo 2026, anno di elezioni, sarà ancora più prudente, rinviando robuste cancellazioni e i necessari accantonamenti al dopo elezioni.
Spicca negli accantonamenti l’aumento esponenziale della voce “altri accantonamenti”, passata da 194 a 291 milioni nel 2025. Di questi 92 sono stanziati per coprire gli impegni di Torino verso la partecipata INFRA.TO. E qui dobbiamo ricordare che oltre 88 milioni di mutui per tram e metropolitana e oneri accessori, tra capitale e interessi, sono nascosti nei bilanci Infra.to ma competono alla città.
Torino è ricorsa nuovamente alla pratica di rinegoziazione dei mutui, col San Paolo o CDP, che consiste nell’allungare la vita dei mutui rinviando di qualche anno il rimborso della quota capitale, ottenendo in tal modo qualche risorsa in più per la spesa corrente ma mantenendo un tasso dei mutui nettamente più alto di quelli di mercato e aumentando così i profitti della banca. Sono stati ricontrattati in questo modo 212 milioni di mutui con 12 milioni disponibili per la spesa corrente. Inutile dire che si tratta di mosse di corto respiro.
LA RISCOSSIONE SPONTANEA
In mancanza del conto consuntivo analitico, diviso per capitoli di spesa, si può ragionare solo per grandi aggregati, coi dati delle relazioni sulla gestione dell’organo esecutivo:
| 2020 | 2021 | 2022 | 2023 | 2024 | 2025 | |
| consuntivo | consuntivo | consuntivo | Consuntivo | consuntivo | ||
| TOTALE | ENTRATE | |||||
| 1.280,7 | 1.527,8 | 1.406 | 1.459,6 | 1.480,6 | 1.484,3 | ACCERTATO COMP. |
| 969,2 | 1.165 | 1.048,5 | 1.102,6 | 1.103,1 | 1.095,2 | RISCOSSO COMP. |
| 76% | 76% | 75% | 76% | 74% | 74% | % INCASSI |
Dati in milioni di euro
Come si evince dalla tabella precedente non si manifesta nessun incremento significativo della riscossione di competenza. Addirittura il riscosso totale è leggermente inferiore a quello dei due anni precedenti
In dettaglio i Revisori segnalano che la riscossione delle multe stradali è scesa rispetto al 2024 dal 63% al 56% dell’accertato.
L’ANDAMENTO DELLA RISCOSSIONE SUI RESIDUI
| 2020 | 2021 | 2022 | 2023 | 2024 | 2025 | |
| 999,1 | 840,3 | 788 | 772,1 | 620,8 | 663,8 | totale residui |
| 68,3 | 69,1 | 82,3 | 102,8 | 110,9 | 113,2 | totale Incassi |
| 7% | 8% | 10% | 13% | 18% | 17% | % |
Dati in milioni di euro
La riscossione sui residui è uno dei talloni d’Achille degli incassi comunali. Dalla tabella precedente, ricavata assemblando le relazioni dei Revisori dei conti 2021/2025 si può osservare certamente un miglioramento significativo: dal 2020 in cui era il 7% del totale dei residui considerati è più che raddoppiata attestandosi nel 24/25 sul 17/18%.
In valore assoluto gli incassi sui residui sono passati da 68 nel 2020 a 113 milioni nel 2025, con un aumento di 45 milioni annui. Dato certamente positivo ma insufficiente perfino a compensare la riduzione dell’aiuto statale a fondo perduto, che da una media di 115 milioni/anno nel periodo 2021/2025 scenderà dal prossimo anno a soli 40 milioni/anno.
In conclusione l’andamento congiunto degli incassi di competenza e dei residui non mostra nessun miglioramento capace di autorizzare la speranza che il Comune esca da una perenne e soffocante stagnazione.
Purtroppo l’apprezzabile sforzo degli amministratori di migliorare la riscossione, iniziato con la giunta Appendino, risulta inadeguato nei risultati rispetto alla gravità delle necessità comunali.
I DERIVATI, UN DISASTRO CHE VA VERSO LA MORTE NATURALE
Con i 10,5 milioni di perdite del 2025 la perdita totale per la Città è arrivata a sfiorare la soglia dei 200 milioni; per fortuna il derivato N. 11 di JPMORGAN, che ancora nel 2025 ha totalizzato 5 milioni e 496 mila euro di perdita, (e quasi 15 milioni negli ultimi tre anni) è defunto di morte naturale.
Resta da capire la ragione della segretezza con cui è stata ammantata la chiusura anticipata del derivato N. 4 con il San Paolo.
Consiglio Comunale in seduta segreta (peraltro prevista solo quando si parla di persone), motivata da non danneggiare le altre cause pendenti sui derivati. Segreto (di Pulcinella) il nome della Banca, segreto l’ammontare della transazione. Peraltro i derivati di JPMORGAN e DEXIA si estingueranno anch’essi nel 2030, magari prima che finiscano le cause tardive e rischiose intentate dal Comune
Il derivato estinto, il N.4, presentava perdite decrescenti e contenute. Non si capisce perché sia stato preferito al N. 6 sempre di San Paolo che attualmente presenta perdite quadruple rispetto a quello estinto. E’ un dato contabile che negli ultimi tre anni il derivato N.4 ha perso meno di un milione di euro mentre il derivato N. 6 non estinto ha perso oltre 3,5 milioni. Misteri della finanza comunale
LA SPESA CORRENTE
La spesa corrente totale del 2025 si è attestata su un miliardo e 181 milioni di euro; nel 2004 con Chiamparino si impegnarono 1 miliardo e 151 milioni; se teniamo conto del fatto che nei 21 anni trascorsi l’inflazione ufficiale ha sfiorato il 40% ne deriva che il valore reale della spesa è sceso a 711 milioni e che per avere lo stesso potere d’acquisto sarebbe occorso uno stanziamento di1 miliardo e 611 milioni.
IL COSTO DEL PERSONALE
I dipendenti, che erano oltre 13.000 nel 2001 e ancora 10.000 nel 2015 sono attestati intorno ai 7.000; sono scesi in 10 anni del 30% e la discesa continua, segno che viene rimpiazzato solo in parte il turn over. Dal 2021 il costo del lavoro è attestato sui 350 milioni all’anno, nel 2008 erano 450 milioni, un risparmio tenendo conto dell’inflazione di almeno 155 milioni.
CONCLUSIONI
Da tempo pensiamo che sarebbe necessario da parte di tutti gli amministratori della città, maggioranza e opposizione e dirigenti comunali, uno scatto d’orgoglio, di coraggio e di fantasia.
Con la situazione che abbiamo descritto Torino è condannata a una triste ordinaria amministrazione senza possibilità di realizzare programmi di nessun tipo se non di gestire un lentissimo rientro dal debito.
Senza idee nuove e rivoluzionarie rispetto alla gestione attuale (un esempio reintrodurre l’IMU sulla prima casa, 200 milioni in più all’anno), possiamo affermare provocatoriamente che per amministrare così il Comune di Torino basterebbero i dirigenti e i funzionari dell’Ufficio Bilancio e Ragioneria.








