Trivero 16: mensa pop, primo bilancio a tre mesi dall’apertura di Enzo Di Dio e Mauro Valle
Trivero 16: mensa pop, primo bilancio a tre mesi dall’apertura
di Mauro Valle e Enzo Di dio
Premessa
Volere la Luna significa proporsi quello che può sembrare impossibile a molti, ma che in realtà dovrebbe essere normale: cambiare radicalmente il proprio modo di essere, pensare, agire, cooperare e aggregarsi tenendo fermi i valori di un solidarismo radicale.
Tre sono gli obbiettivi primari: contrastare le disuguaglianze, promuovere ma soprattutto praticare forme di partecipazione solidale, favorire la rinascita di un pensiero libero e critico. Non limitarsi a proclamare i propri valori ma praticarli concretamente, con azioni positive quotidiane, creazione di occasioni di prossimità, di spazi, anche limitati di relazione, di strumenti di comunicazione aperti e critici (dallo statuto di “Volere la Luna”).
In questo contesto nasce “Trivero 16: mensa pop”, non un luogo di assistenza ma un progetto di solidarietà e di partecipazione, dove sia possibile consumare un pasto caldo e gradevole, insieme, costruendo comunità. Chi può pagare (quanto può e se vuole) lo fa, e chi non può, consuma il pasto gratuitamente. Ma la mensa è anche un luogo dove è possibile fermarsi a fare quattro chiacchiere.
Un po’ di storia
All’epoca del pandemia Covid nella Circoscrizione 4 si costituiva Snodo n.4, rete informale di associazioni ed enti che raccoglievano derrate alimentari, distribuite nella casa di quartiere (+Spazio4) in via Saccarelli 18 o a domicilio. Volere la Luna ha collaborato alla raccolta e alla distribuzione di pacchi alimentari nel quartiere e successivamente alla distribuzione dei pacchi nel salone polifunzionale. Dal febbraio 2021 con il progetto “Pasti sospesi” in collaborazione con l’Associazione dei Sardi “Antonio Gramsci”, Volere la Luna provvedeva alla distribuzione di pasti a domicilio. Ma l’”emergenza alimentare” nel quartiere è ancora attuale nonostante la fine della pandemia, nella Circoscrizione 4 sono infatti attivi una mensa sociale ed alcuni punti di distribuzione di pacchi alimentari.
La povertà alimentare: una realtà nella nostra città
“Il cibo è un bisogno primario e, al tempo stesso, un diritto fondamentale riconosciuto a livello internazionale. Nonostante ciò, l’accesso ad un’alimentazione sana, adeguata e culturalmente appropriata rimane ancora oggi un traguardo lontano per molte persone in Italia. La povertà alimentare, lungi dall’essere un problema marginale, si manifesta come una delle forme più tangibili e quotidiane di deprivazione materiale e disuguaglianza, capace di incidere sulla salute, sulla dignità e sulla partecipazione sociale degli individui.
Nel corso degli ultimi due decenni, crisi economiche ricorrenti, trasformazioni del mercato lavoro, dinamiche migratorie, cambiamenti climatici e, infine, la crisi socioeconomica scaturita dalla pandemia da Covid-19 hanno contribuito ad aggravare le condizioni di chi fa esperienza di povertà alimentare, rendendola un fenomeno sempre più complesso e stratificato. In Italia, e nelle città in particolare, la povertà alimentare non si presenta solo come mancanza di sufficienti quantità cibo, ma come difficoltà ad accedere a un’alimentazione adeguata, in modo stabile e attraverso esperienze di approvvigionamento non
stigmatizzanti” (Veronica Allegretti, Introduzione de “La povertà alimentare a Torino”, Unito, 2025). Nella ricerca sopracitata vengono illustrati i risultati di un’indagine quantitativa condotta tra il 2021 e il 2022 dall’équipe di ricerca dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana.
I ricercatori hanno raccolto 205 interviste presso 26 associazioni torinesi, utilizzando un questionario che esplorava le dimensioni materiali, sociali e socio-emotive del fenomeno. L’indagine ha rilevato come la povertà alimentare a Torino si manifesta come una deprivazione complessa, interconnessa soprattutto con la mancanza di risorse economiche, la povertà abitativa e l’esclusione sociale. I risultati hanno messo in luce
profili di vulnerabilità emergenti, anche tra chi possiede alti titoli di studio ma soprattutto fra coloro che hanno lavoro a basso reddito, cosiddetti working poor.
Nella Torino dei grandi eventi, dalle ATP Finals alle Olimpiadi 2030, la povertà esiste ed investe i bisogni più elementari come la spesa alimentare che è sensibilmente diminuita. Inoltre sono sempre di più i senza fissa dimora, giovani e vecchi, italiani e stranieri, donne e uomini (a Torino ne sono stati individuati 1.036, di cui 372 in strada – ISTAT 2026) Ed insieme alla povertà economica, aumenta la solitudine: in Città quasi il 40 per cento delle famiglie è costituito da un solo componente (nel 20 per cento dei casi ultrasessantenne).
Una lettura territoriale della povertà a Torino: indicatori socio economici nei quartieri
Per valutare il contesto Torinese della povertà prendiamo come riferimento la mappa della Città di Torino, analizzando l’indice di deprivazione socioeconomica per i diversi quartieri che compongono l’area metropolitana. I valori riportati nella figura 1 fanno riferimento all’anno 2023, con un range che varia da zero (più depriv
ato) a cento (meno deprivato).
I dati relativi della situazione socio economica di alcuni quartieri:
| Quartiere | Indice socio-economico | |
| 1 | Centro | 86.95 |
| 6 | S. Donato | 45.06 |
| 14 | Parella | 25. 71 |
| 15 | Le Vallette | 10.06 |
Il quartiere Centro è quello con l’indice socio economico migliore di tutta la Città, mentre Vallette è il peggiore: sembra di tornare alla Torino degli anni ’60 del secolo scorso. I quartieri S.Donato e Parella sono quelli che costituiscono la Circoscrizione 4, Parella è dove ha sede Volere la Luna con indice tra i più bassi della città (meno di un terzo del Centro).
La mensa popolare di via Trivero 16: alcuni dati
La mensa popolare nasce il 19 gennaio 2026, è aperta il lunedì, il mercoledì ed il venerdì dalle 12.30, si avvale di un cuoco professionista, due coordinatori e 45 volontari (dotati di certificazione HACPP), senza i quali non sarebbe stato possibile realizzare il progetto.
La cucina della mensa è stata realizzata nel piano rialzato della palazzina, su progetto di Architettura Senza Frontiere Piemonte, ed è stata sostenuta dai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese che hanno permesso l’acquisto delle attrezzature e dall’associazione ASSEFA sezione di Sanremo che attraverso una cospicua donazione ha contribuito a ultimare i lavori e acquisire gli impianti necessari.
I generi alimentari vengono reperiti attraverso accordi e collaborazioni con enti ed associazioni impegnate nel recupero di cibo ed attive contro gli sprechi, come il Banco Alimentare, la Fondazione Fiore della Pace, l’Associazione Casa della Speranza, l’Associazione Casa del Migrante, l’Associazione Antonio Gramsci, l’Associazione Eco delle Città, il progetto Fooding di ARCI, il mercato di Corso Svizzera ed alcuni commercianti di orto-frutta della zona, ma anche attraverso acquisti diretti utilizzando i fondi che si ricavano dalle donazioni alla mensa.
Gli attuali fruitori sono 47, tra questi due nuclei famigliari, che sono stasi segnalati da: – 13 Polo inclusione sociale distretto Nord-Ovest;
– 1 Associazione 3° Settimana;
– 8 Associazione Relamondo;
– 3 Casa del Migrante;
– 3 Parrocchia Divina Provvidenza,
– 3 Parrocchia S. Anna;
– 9 Associazione Safe House (i due nuclei famigliari)
– 5 da conoscenze
Sono 14 le donne, l’età media è 48.5 anni (da 34 anni 🡪 83 anni), 13 gli stranieri (6 peruviani, 5 slavi, 2 marocchini). I pasti sono circa 40 per turno (fruitori + volontari).
E’ in corso una collaborazione con l’associazione Raimbow for Africa per fornire 40 box alimentari per persone senza fissa dimora (il mercoledì).
Cosa faremo da grandi
E’ in corso di organizzazione un corso di “cucina consapevole”, in collaborazione con il Servizio di Igiene, Alimentazione e Nutrizione dell’ASL Città di Torino per la preparazione di cibi per una dieta corretta anche con poche risorse ed è in via di definizione un progetto di ricerca con Unito (Dipartimento di Culture, Politica, Società) su povertà grigia e povertà alimentare.
In relazione al progredire della richiesta di aiuto alimentare sarebbe importante riuscire ad aumentare i giorni di apertura della mensa a cinque giorni alla settimana, limitandoci ai soli pranzi ed escludendo i festivi, garantendo il pasto ad almeno 40 – 45 fruitori. Dipenderà soprattutto se ci saranno nuove disponibilità di volontari. Ma noi vogliamo la luna e quindi ce la faremo.








