Venerdì 4 giugno, ore 21.00 Moni Ovadia – Un ebreo contro.

Presso la sede di Volerelaluna di Torino, in Via Trivero 16, si è svolto l’incontro con Moni Ovadia che ha discusso sul libro intervista, a cura di Livio Pepino, Moni Ovadia, un ebreo contro (Edizioni Gruppo Abele, 2021). Sono intervenuti, con l’autore, Livio Pepino e Cesare Bermani, storico e tra i massimi esperti di tradizione orale.


Per la nostra associazione si è trattato di un evento importante: una vera e propria riapertura con il pubblico in presenza; certamente non si poteva cominciare in modo migliore, vista la caratura del personaggio, la sua irresistibile arte affabulatoria, la proverbiale disponibilità.

Malgrado il tempo inclemente è stato un successo, i 75 posti disponibili (nel pieno rispetto delle regole anticovid) erano esauriti da giorni, il maxi schermo posto all’esterno del locale in cui si svolgeva l’evento si è rivelato un’idea vincente. Tutto è andato per il verso giusto grazie soprattutto alla competenza e all’impegno dei volontari dell’associazione. Un ringraziamento particolare va a Ezio Bertok per la perfetta riuscita dei collegamenti in streaming e in situ.

 

Un grazie di cuore va a Gianluca Costantini per aver amichevolmente concesso

la riproduzione del suo lavoro contro i bombardamenti su Gaza

 

 

 

 

(foto di D.Bettiolo)

Io non ho mai contestato e non contesto – ci mancherebbe – il diritto dello Stato di Israele di esistere e di difendere i propri confini, stabiliti dalla legalità internazionale. Quel che contesto radicalmente sono le politiche nazionaliste e reazionarie dei Governi israeliani che si sono succeduti nei decenni e le loro scelte di persecuzione del popolo palestinese, la cui dirigenza ha talora fatto scelte sbagliate ma che ha il sacrosanto diritto di esistere e di abitare nei propri territori. E questo dovrebbe saperlo e rispettarlo uno Stato in cui vivono i discendenti di un popolo che ha subito il martirio della Shoah. […]

Moni

(foto di R.Miraglia)

 

I pasti sospesi di Gramsci

di Enzo Di Dio

I panieri solidali si allargano. Dal mese di marzo partiamo con una nuova iniziativa: i “pasti sospesi” organizzati in collaborazione con l’Associazione dei Sardi in Torino “Antonio Gramsci” di via Musiné 5. Per ora è un’iniziativa sperimentale ma contiamo di farla crescere.

Accordo tra l’Associazione Sardi Antonio Gramsci e Volere la luna

Tra l’Associazione dei Sardi in Torino “ANTONIO GRAMSCI “ Aps di seguito denominata “ASSOCIAZIONE SARDI GRAMSCI” con sede in Torino, via Musiné n. 5 – codice fiscale 97501350017 – pec: amministrazione@pec.associazionegramsci.org, rappresentata per il presente atto dal suo Presidente pro-tempore Vincenzo Cugusi, nato a Gavoi (NU) il 07/03/1954 e residente in via Alloni n.11 -Torino;

e l’Associazione “VOLERE LA LUNA – Laboratorio di cultura politica e di buone pratiche ODV” “, di seguito denominata “VOLERE LA LUNA ODV” con sede legale in Torino, via Trivero 16 – codice fiscale 97832880013 – pec: volerelaluna@pec.it, rappresentata per il presente atto dal suo Presidente dott. Livio Pepino, nato a Caramagna Piemonte (Cn) il 12/12/1944 e residente in via Moretta 1 – Torino;

si conviene quanto segue

Art. 1. Le associazioni si impegnano a collaborare per attività di supporto e sostegno a situazioni di fragilità economiche e sociali, in particolare con l’offerta, a titolo gratuito, di “pasti sospesi” (ispirati alla tradizione napoletana del “caffè sospeso”) a persone in difficoltà.

Art. 2. L’Associazione SARDI ANTONIO GRAMSCI APS si impegna a erogare alle persone indicate da VOLERE LA LUNA ODV, nel proprio ristorante sito in via Musiné n. 5, pasti completi, comprensivi di primo, secondo, contorno, acqua, frutta o dolce e caffè.
Il costo dei pasti sarà a carico delle due associazioni nella misura del 50% ciascuna. In particolare l’Associazione VOLERE LA LUNA ODV corrisponderà all’Associazione SARDI ANTONIO GRAMSCI APS la somma di 5 (cinque) euro per ogni pasto come sopra indicato.
L’Associazione VOLERE LA LUNA ODV fornirà ai beneficiari buoni pasto individuali, nominativi e non cedibili, che dovranno essere consegnati al personale dell’Associazione SARDI ANTONIO GRAMSCI APS addetto al ristorante prima di ogni pasto.
L’Associazione SARDI ANTONIO GRAMSCI APS fornirà gratuitamente ai fruitori dei “pasti sospesi” la tessera associativa necessaria per accedere al ristorante.

La pastasciutta antifascista di Torino in Via Trivero

L’iniziativa è andata molto bene. C’erano complessivamente 60 persone (e ce ne sarebbero state di più se non avessimo, a un certo punto, messo uno stop sia per evitare un assembramento eccessivo sia per la difficoltà di sistemarci in caso di pioggia, che poi, per fortuna, non c’è stata).Il pranzo è stato gradevole e apprezzato da tutti. C’erano, tra l’altro, facce nuove e una bella rappresentanza dell’Associazione dei Sardi Antonio Gramsci con cui abbiamo stretto un rapporto di collaborazione che sta crescendo. E’ stata anche l’occasione, per chi ancora non lo aveva fatto, di visitare la mostra MONDO BABONZO (che merita davvero e che sta avendo un buon successo di pubblico).

 

L’Inceneritore maledetto di: Valerio Moschetti

Quando Pio decise di prendere casa al Gerbido, i lavori per l’inceneritore erano appena iniziati.

Alcuni amici gli avevano detto che siccome un gran numero di operai lavoravano a quel progetto, era davvero facile rimediare qualcosa da mangiare tutti i giorni. Avevano l’abitudine di mangiare all’aperto, sotto la tettoia che serviva da ripostiglio ai macchinari e quando tornavano al lavoro per terra c’era un tappeto di briciole davvero interessante. E’ vero, c’erano molti piccioni che si aggiravano nei dintorni ma si sa, i piccioni sono lenti e per un passerotto in piena salute come Pio non erano un problema reale. Lui veniva dalla campagna a sud di Rivoli, viveva in una vigna rubacchiando cibo alle galline, ai maiali e qualche volta osava pure avvicinarsi alla ciotola di Fido, il cane del cascinale. Aveva scelto di scendere in città convinto da altri passerotti intraprendenti e dalla speranza di trovare la sua anima gemella. Così successe, dopo qualche tempo, mentre i lavori proseguivano veloci e rumorosi, incontrò Pia, una splendida passerotta dalle piume leggermente striate. Fu amore a prima vista e dopo una stagione trascorsa a svolazzare tra le impalcature che contornavano il grande comignolo, decisero che era venuto il tempo di far crescere la famiglia. Intanto venne l’inverno e l’inceneritore iniziò a lavorare a regime. Si dicevano tante cose al suo riguardo. Alcuni topi, venuti da Milano, raccontavano che quel fumo biancastro che usciva dal comignolo era pieno di terribili veleni e alcune topesse avevano partorito cuccioli deformi, senza coda o nei peggiori casi senza zampe. I piccioni raccontavano che erano frottole, tutte fantasie di sorci lombardi contrari allo sviluppo. Secondo loro l’aria tiepida attorno al bruciatore aiutava a sopportare meglio l’inverno, spesso era facile trovare cibo nei cassoni dei camions che portavano i rifiuti e l’aria aveva un profumo dolciastro che stimolava l’appetito. Come venne la primavera Pio e Pia si diedero da fare a metter su nuova casa, un nido fatto a regola d’arte, con scorie raccolte nei dintorni, imbottito con le morbide ceneri e abbastanza vicino al camino da avere il riscaldamento garantito nella successiva stagione invernale. Eppure nonostante ogni buona volontà l’estate passò senza che Pia facesse un uovo fecondabile. Passato il tempo dovuto, lo lasciavano cadere dal nido, in un disastroso volo che lo spiaccicava al suolo. Ne approfittava un topino milanese di bocca buona. Poi finalmente anche per Pio e Pia venne il momento magico per cui l’uovo iniziò a trasformarsi. Finalmente il miracolo della fecondazione aveva interessato anche loro e dentro il sottile ma robusto guscio milioni di cellule cominciarono a replicarsi. Erano felici, indaffarati. Pio cercava di far sì che non mancasse mai cibo e che il fumo dell’inceneritore aiutasse Pia nella cova. Passarono i giorni e venne il tempo della schiusa. Ma l’uovo rimaneva intatto, forse un piccolo ritardo, poteva succedere. Passarono uno, due giorni, nulla. Si era fatta pure la luna piena. Niente ancora. Pia, come aveva imparato da sua madre, iniziò a picchiettare sulla sommità del guscio, per favorirne la schiusa. Alcuni colpi, poi altri, sinché ad un certo punto si incrinò, mentre una crepa cominciò ad allungarsi verso il basso. Restarono in attesa, ansiosi ed eccitati. Le due metà caddero ai lati e dall’interno una massa di piume arruffate rotolò fuori, esanime. Non aveva capo, non aveva coda, non aveva soprattutto vita! Forse i topi milanesi avevano ragione, quel grande comignolo fumante portava la morte! Pio fu il primo a riprendersi dal grande dolore, decise che era ora di andare via, di tornare alla vigna in collina dove l’aria era pulita e senza quel dolciastro veleno. “Pia, andiamo via, subito…” si mise a cinguettare con tutto il fiato che aveva in gola. Pia provò a battere le ali, per lanciarsi in volo, ma il terribile veleno aveva colpito anche lei. Non era in grado di coordinare il volo, planò disastrosamente finendo la sua caduta proprio sotto le ruote di un camion che stava arrivando, pieno di spazzatura. Il rumore delle piccole ossa frantumate dal grosso pneumatico furono l’ultimo dolore che Pio volle sopportare; si lanciò a capofitto contro quella maledetta ciminiera, con la speranza di poterne scalfire almeno un mattone. Come lui altre centinaia di uccelli si lanciarono contro il comignolo assassino, quasi fossero sassi di una rivolta insperata, una natura che rifiuta di essere avvelenata. Cento, mille sassi contro la fabbrica di morte, migliaia di piccole vite pronte a sacrificarsi affinché qualcuno si accorgesse che così non si poteva continuare, che quel veleno avrebbe ammalato tutti, compreso chi aveva voluto costruirlo. Pio e Pia non erano morti invano, però a dirla tutta, si sarebbe potuto evitare.

 

Valerio Moschetti nasce a Bordighera il 22 novembre 1955.

Vive in località Due Strade dove i genitori gestiscono il negozio di alimentari. Frequenta le superiori all’Istituto Ferrini di Albenga dove si diploma in Elettronica nel 1974.
Poi parte per il servizio di leva in Marina come Ufficiale di Complemento per l’Accademia Navale di Livorno. Successivamente in Puglia e definitivamente in Sicilia sino al 1976.
Rientrato, si imbarca per un’estate su uno yacht a vela a Montecarlo dove affina la passione per il mare.
Poi, per amore e per lavoro, si trasferisce a Torino dove prende impiego in attività inerenti i suoi studi. Si trasferisce con la compagna a Sori, vicino a Genova e successivamente rientra a Torino, lavorando per la IBM.
Quindi, definitivamente si sposta nel settore delle Arti Grafiche come tecnico installatore e riparatore, e questa resta in sostanza la sua attività primaria.
Attualmente collabora con le testate nazionali prestando servizio presso la GMDE, azienda leader nell’assistenza tecnica dei quotidiani.
Continua a navigare, questa volta per le autostrade italiane.
Nell’estate 2011, quasi per caso, inizia a collaborare con un giornale on-line, Bordighera.net, e trova nell’amore la fonte della sua ispirazione. Come se avesse da sempre aspettato quel momento lascia correre le mani sulla tastiera del computer e vede riempirsi il video di tante storie piene di emozioni, sentimenti. Piacciono, piacciono ai suoi amici, ai lettori del giornale ed anche a qualche critico notoriamente difficile. Piacciono anche a lui ma più di tutto trova nella scrittura il permesso per esprimere la sua essenza, i sentimenti.

Genova 19-21 Luglio 2001, per non dimenticare

Con quella faccia un po’così
Quell’espressione un po’così
Che abbiamo che abbiamo noi prima d’andare a Genova
E ogni volta ci chiediamo
Se quel posto dove andiamo
Non c’inghiotte, e non torniamo più…
Con quella faccia un po’così
Quell’espressione un po’così
Che abbiamo noi
Che abbiamo visto Genova

Mondo Babonzo, ha riaperto il museo delle creature immaginarie

Sabato 17 luglio, nella sede di Volere la Luna di via Trivero, a Torino si sono aperti i battenti della mostra “Mondo Babonzo, il museo delle creature immaginarie”, che riprende dopo anni di oblio un progetto che ha girato l’Italia in lungo e in largo 10-15 anni fa.

Mondo Babonzo è tante cose insieme: un libro, un catalogo, una mostra, un laboratorio, un mondo fantastico. Tutto nasce dalle ricerche di due insigni scienziati: il professor Lupoff (Lupo è il soprannome di Stefano Benni) e il professor Altansky (che è, ovviamente, il grande Altan). I due si ritrovano per caso su un’isola, dove incontrano anche lo scultore Pietroperù (Pietro Perotti). Dopo i primi, meno fortunati esperimenti, il team prende il via e grazie a una geniale fantatrappola riesce a catturare migliaia di specie assai bizzarre… Nel libro i disegni sono di Altan, scolpiti e fotografati da Perotti e descritti con un testo ciascuno da Benni. Ma il credibile Mondo delle Creature Immaginarie si è trasformato in una mostra in cui i visitatori si muovono in una giungla incantata in mezzo ad animali in gommapiuma di dimensioni reali che affascinano i bambini di tutte le età, dai 9 ai 90 anni e oltre.

 

Ci sono un’infinità di creature surreali: il Futurcane, dotato di maschera antigas e missile sulla schiena, il Porcospino autostradale, con catarinfrangenti e aculei in grado di forare le gomme di un autotreno, lo struzzo che si infila la testa nel suo buco privato posteriore, il Topo Cagone, tutto fiero della sua enorme produzione, e ancora l’Ottoprosciotto, il Camullo, il Pappagatto, il Babonzo e via seguitando.

Il progetto è stato concepito e realizzato per AMREF nel 2006 come mostra itinerante per raccogliere fondi per il miglioramento delle condizioni ambientali e sanitarie di alcune popolazioni del Kenya. Dopo essere stato a Milano, Genova, Napoli, Palermo e Forlì, viene ora presentato a Torino per la prima volta, presso la sede di Volere la Luna, a due passi dal Parco della Pellerina, fino a sabato 2 ottobre con l’aggiunta di nuove creature immaginarie legate al particolare momento in cui viviamo.

Il Babonzo

 

La caratteristica che rende unica l’esposizione è che per la prima volta, Francesco Tullio Altan e Stefano Benni hanno lavorato per un progetto artistico comune insieme all’amico e artista Pietro Perotti. Il Museo delle Creature Immaginarie unisce la scrittura di Benni, autore, umorista e poeta che fin dal 1984 con il libro Stranalandia, tradotto in moltissime lingue, si è occupato di creature immaginarie e i disegni di Altan, fumettista e illustratore conosciuto in tutto il mondo, creatore di Cipputi e della Pimpa, per prendere forma attraverso la grande manualità creativa di Perotti, scultore e scenografo, che ha realizzato le creature immaginate.

La ricchezza di forme e colori della natura è una fonte di ispirazione fondamentale per la capacità di sognare, di fantasticare e di creare. Ma la mostra – curata da Volere la Luna in collaborazione con l’Associazione Gramsci, la casa di quartiere +SpazioQuattro, l’Associazione Museo Nazionale del Cinema e il patrocinio della Circoscrizione 4 della Città di Torino – ha l’obiettivo più ambizioso di far “sentire” ai visitatori che l’immaginazione, se è veramente libera, non può che accompagnarsi alla tolleranza, al rispetto per la natura, all’interesse e all’empatia per le diversità.

Lo Spiolo

Il Camonzo Punk e Il Gallo Antismog

L’Isola della banana a pedali

Un laboratorio aperto al pubblico consente ai più giovani di dare spazio alla loro fantasia realizzando le proprie creature che contribuiranno ad arricchire di giorno in giorno il museo.

mondo babonzo storiax

 

La mostra resterà aperta dal martedì alla domenica dalle 15.00 alle 18.00 nei mesi di luglio e settembre; durante il mese di agosto è preferibile la prenotazione ai seguenti contatti: tel. 371 444 22 75; email info@volerelaluna.it.

COSA C’È SOTTO: I SEGRETI DEL SUOLO CONOSCERE PER ESSERE CONSAPEVOLI

Da oltre quindici anni le Nazioni Unite e la Comunità Europea richiedono agli stati membri di intraprendere serie politiche di tutela e valorizzazione del SUOLO, quale risorsa naturale non rinnovabile.

Ad Aprile 2021 il Consiglio comunale di Torino ha approvato a larga maggioranza la mozione in favore della proposta di legge “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli”. Il documento impegna l’Amministrazione comunale a porre in atto azioni ed iniziative a sostegno della suddetta proposta di legge e ad assumerne le finalità, gli obiettivi e le disposizioni all’atto della revisione del proprio strumento urbanistico comunale.

Nonostante ciò il grande prato di Via Madonna della Salette potrebbe sparire. L’ultima minaccia proviene dai progetti legati alle Universiadi 2025, l’Assessore all’Urbanistica ha proposto quest’area per la realizzazione di due palazzine di sette piani destinate ad accogliere gli atleti.
La battaglia per l’inedificabilità del pratone di Parella rappresenta la volontà da parte della società civile di rispondere concretamente e puntualmente alle richieste avanzate dalla comunità scientifica e dalle organizzazioni internazionali sui temi della tutela del suolo e dell’ambiente.

È tempo che l’interesse collettivo prevalga sugli interessi e le volontà egoistiche di pochi.

Per approfondire la questione del consumo di suolo il Comitato Salviamo i prati è lieto di ospitare PAOLO PILERI, docente di pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano ed esperto del tema.

Interverranno: Pro Natura Torino, Greenpeace gruppo locale, Ex-Comitato della Tesoriera, Circolo Legambiente Molecola, Circolo Legambiente Metropolitano.

Alle 20 dibattito con il professor Pileri.

Presenteremo la nostra idea progettuale “Giardino Arborato” per la realizzazione di un’area verde aperta e naturale.

Durante la serata sarà servita una MERENDA SINOIRA a cura di Incursioni Saporite.

Inoltre, DJ SET di Marco Hack e Garruk.

Per tutta la serata sarà possibile, per i residenti a Torino, firmare in supporto alla Delibera di Iniziativa Popolare per l’inedificabilità del pratone di Parella.

https://www.facebook.com/events/501084114479099

 

I custodi delle memorie migranti si incontrano a Torino per ragionare su sfide e opportunità delle migrazioni contemporanee

La conferenza internazionale ‘Educazione, scuola e politica culturale nelle migrazioni italiane” si terrà dal 14 al 16 luglio e interverranno relatori da diverse parti del mondo per parlare di emigrazione italiana in paesi come Argentina, Germania, Turchia e per riflettere sui fenomeni migratori ai giorni nostri.

Torino, 13 luglio 2021. La conferenza internazionale “Educazione, scuola e politica culturale nelle migrazioni italiane”, in programma a Torino dal 14 al 16 luglio 2021, riunisce studiose e studiosi delle migrazioni per indagare, in chiave storica e contemporanea, lo stretto rapporto tra fenomeni migratori, politiche culturali e pratiche educative nei contesti transnazionali. Una tre giorni di appuntamenti – in presenza e online – dedicati allo studio delle attività di diffusione e promozione della lingua e cultura italiana all’estero, all’associazionismo migrante, alle nuove mobilità, alla memoria e valorizzazione degli archivi e alla storia dell’educazione attraverso l’organizzazione di panel tematici, tavole rotonde, presentazioni di libri e proiezioni. “Sono milioni gli italiani e le italiane che hanno lasciato i propri luoghi d’origine per costruire un futuro lontano dalla propria casa” sottolinea Francesco Pongiluppi, del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino “bisogna partire dallo studio della loro esperienza umana, sociale ed educativa per riflettere e cogliere tanto le opportunità, quanto le sfide lanciate dalle migrazioni contemporanee. Torino, da questo punto di vista, rappresenta un laboratorio sociale e didattico unico in Italia”. L’iniziativa, organizzata dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino insieme al Centro AltreItalie, si svolgerà tra il Polo del ‘900 e la sede di Volere La Luna, in collaborazione con la Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci, il Centro Studi Piero Bairati   e l’Associazione dei Sardi in Torino A. Gramsci. Partecipano e sostengono la conferenza alcune tra le principali realtà locali, nazionali ed europee impegnate in strategie educative e sociali nell’ambito delle migrazioni, tra queste: i CPIA del Piemonte e della Sardegna, enti di ricerca, musei, università, fondazioni, federazioni storiche d’immigrati come la FASI, associazioni italiane ed europee.

Si inizia il 14 luglio con un ricco programma di eventi online e la partecipazione di relatori in collegamento da Brasile, Argentina, Turchia, Canada, USA, Germania e Francia. La sera, alle 20, l’appuntamento è nel giardino di Volere La Luna, in via Trivero 16 nel quartiere Parella, a fianco del parco della Pellerina, storica sede della 39° sezione del PCI, dove verrà presentato il libro di Massimo Lunardelli, Kemirruschi, la storia di Michele Schirru in 14 date, edito da Abbà. A presentare il volume dedicato all’anarchico italo-americano condannato a morte per il fallito attentato a Mussolini ci saranno l’autore con l’editore Giovanni Manca.

Il 15 luglio la conferenza si sposta in via del Carmine 14 al Polo del ‘900 presso la Sala ‘900. Si inizia la mattina con il panel “Studenti e insegnanti nell’impero italiano d’oltremare. Traiettorie coloniali e postcoloniali”, dedicato alle attività e politiche educative nel contesto coloniale e post-coloniale italiano. Coordinano Francesco Pongiluppi e Caterina Scalvedi e partecipano Valentina Fusari, Valeria Deplano, Alessandro Di Meo e Riccardo De Robertis. Il pomeriggio alle ore 16:30 inizia la tavola rotonda organizzata dal Centro AltreitalieLe nuove mobilità e l’italiano delle seconde generazioni”, dedicata al tema della trasmissione dell’italiano nelle migrazioni contemporanee.

Coordina Claire Lorenzelli e partecipano Maddalena Tirabassi, Alvise Del Pra’, Brunella Rallo, Teresa Fiore. Alle 18 la presentazione di Spazi pre-occupati. Una rimappatura delle migrazioni transnazionali e delle eredità coloniali italiane di Teresa Fiore (Le Monnier/Mondadori) e Storia degli italoamericani, a cura di William J. Connell e Stanislao G. Pugliese, edizione italiana a cura di Maddalena Tirabassi (Le Monnier/Mondadori). Alle 21 conclude la giornata “Memorie migranti” nella cornice del Cortile del Polo del ‘900, appuntamento dedicato al tema dell’associazionismo migrante. Verrà presentato “Memorie Migranti di un’altra Sardegna”, progetto integrato dell’Associazione dei Sardi A. Gramsci con Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci, Museo dell’Emigrazione di Asuni, Polo del ‘900 e le università di Torino e Cagliari, vincitore del bando “Arte, attività e beni culturali 2021” della Fondazione Sardegna. Il progetto nasce da un’idea di Francesco Pongiluppi ed Enzo Cugusi, presidente dell’associazione dei Sardi A. Gramsci di Torino, fondata nel 1968 su iniziativa di operai, intellettuali e studenti giunti in Piemonte dalla Sardegna «per dare agli emigrati sardi gli strumenti formativi atti alla difesa più efficace di tutti i loro diritti sia come lavoratori che come liberi cittadini». Lo scopo è quello di valorizzare l’heritage culturale e sociale delle tante “isole sarde” attraverso un’opera di tutela, catalogazione e valorizzazione del patrimonio archivistico di sodalizi, associazioni e personalità sarde d’oltremare attraverso il coinvolgimento di giovani migranti, rifugiati e richiedenti asilo iscritti nei CPIA piemontesi e sardi. Si parte dalla catalogazione e digitalizzazione dell’archivio dell’Associazione dei Sardi Gramsci di Torino che vanta “un ricco patrimonio documentaristico che racconta di un’altra Sardegna capace di integrarsi nel tessuto sociale, economico e culturale locale e di diventare storia dei luoghi di accoglienza” come sottolinea Enzo Cugusi. Seguirà la proiezione del docufilm “Lassù in Germania. Storie di emigrazione italiana negli anni Sessanta” di Dario Dalla Mura, Elena Peloso (43′, Italia, 2012).  Modera la giornalista Stefania Aoi e partecipano Matteo D’Ambrosio, Sandra Vacca, Francesco Pongiluppi, Francesco Vizzarri, Enzo Cugusi, Sandro Sarai, Alvise Del Pra’ e Maddalena Tirabassi.

Il 16 luglio alle 16, in conclusione, si terrà il panel online dedicato alle pratiche educative italiane all’estero coordinato e moderato da Paula Alejandra Serrao e Paolo Bianchini con la partecipazione di relatori dall’Italia e dall’America Latina.

Programma completo:

https://www.altreitalie.it/kdocs/2013103/programma_educazione_scuola_emigrazione.pdf

Enzo Cugusi – Presidente Associazione Sardi Gramsci di Torino

Contatti: Francesco Pongiluppi,

francesco.pongiluppi@unito.it cell. 347 7185423

La Società della Cura di Torino organizza: Genova Venti21 – Iniziative a Torino dal 13 al 17 luglio 2021

Martedì 13 Luglio ore 20,30
Circolo Risorgimento, via Poggio 16 Torino:

Spettacolo della compagnia Marco Gobetti “GENOVA 2001 – lezione recitata”. Una prima lettura pubblica, della nuova lezione recitata dedicata ai fatti di Genova 2001. Segue dibattito con gli autori.
Ingresso libero. Tessera Arci richiesta per consumazioni.
Approfondimento:

https://lezionirecitate.wordpress.com/2021/05/31/genova-2001-lezione-recitata-in-luoghi-e-citta-diverse-luglio-2021

Mercoledì 14 Luglio ore 21
Casa nel Parco di Mirafiori >
Parco Colonnetti, via Artom Torino:

Spettacolo della compagnia Marco Gobetti “GENOVA 2001 – lezione recitata”. Una prima lettura pubblica, della nuova lezione recitata dedicata ai fatti di Genova 2001. Segue dibattito con gli autori.
Ingresso libero.
Approfondimento:

https://lezionirecitate.wordpress.com/2021/05/31/genova-2001-lezione-recitata-in-luoghi-e-citta-diverse-luglio-2021

Giovedì 15 Luglio ore 21.45
Molo di Lilith, via Cigliano 7 Torino:

Spettacolo della Compagnia “L’Interezza non è il mio forte”. Un reading tratto dallo spettacolo “Non avevamo paura” sul massacro della scuola Diaz al G8 di Genova del 2001.
Ingresso libero con prenotazione qui: https://www.molodililith.it/prenotazioni/prenot.php?id=3660 – Tessera Arci.
Approfondimento:

https://www.molodililith.it/calendario/3660-non-avevamo-paura.html?date=2021-07-15-21-45#.YNsZDR1S_YV

Venerdì 16 Luglio ore 18 – 20
Cascina Roccafranca, via Rubino 45 Torino:

Presentazione del libro “I fatti di Genova” di Gabriele Proglio. Per ricostruire l’eterogeneità dei fatti l’autore ha raccolto le testimonianze di chi ha vissuto Genova in prima persona. L’autore dialogherà con Daniela Alfonzi e Giorgio Barazza.
Ingresso libero.
Approfondimento:

https://www.donzelli.it/libro/9788855221856

Sabato 17 Luglio ore 16 – 19
Circolo Risorgimento, via Poggio 16 Torino:

Workshop “Elementi per un approccio nonviolento nelle azioni di resistenza”.
Agire in un conflitto non è facile, richiede tante competenze. Proviamo ad esplorarle e vedere come coltivarle con gli occhiali di Gandhi.
Il cambiamento è un processo che coinvolge diverse dimensioni che riguardano la relazione con se stessi, con gli altri, con i diversi ruoli organizzativi.
La lotta per il cambiamento incontra sempre una resistenza, più o meno forte, da parte di chi gestisce lo status quo.
Quale contributo gli occhiali di Gandhi ci mettono a disposizione?
Cosa significa misurarci con le forze dell’avversario anche quelle più estreme mantenendo una disciplina nonviolenta?
Ricercatori per la pace hanno oramai documentato “why civil resistence works”. Provare per credere.
Dirige il workshop: Giorgio Barazza.
Ingresso libero con iscrizione via mail a: azzarab@libero.it (con oggetto “G8-2001+20 & nonviolenza”)
Tessera Arci richiesta per consumazioni.

Per qualsiasi dubbio ed informazione aggiuntiva :
La Società della Cura Torino
lasocietadellacura.torino@gmail.com

9-10 luglio ore 21 | San Pietro in Vincoli Zona Teatro LENÒR


9-10 luglio ore 21 | San Pietro in Vincoli Zona Teatro LENÒR

di Enza Piccolo, Nunzia Antonino e Carlo Bruni
con Nunzia Antonino
regia Carlo Bruni
produzione DiaghilevDedicato a Eleonora de Fonseca Pimentel

Introdotti da un racconto di Enza Piccolo e guidati dalle voci di tanti illustri ammiratori (da Enzo Striano a Dacia Maraini, da Susan Sontag a Maria Antonietta Macciocchi), abbiamo conosciuto Eleonora de Fonseca Pimentel. L’incontro è stato folgorante. Portoghese d’origine, napoletana d’adozione, Eleonora fu poetessa, scrittrice e una delle prime donne giornaliste in Europa. Una figura decisiva per la storia del nostro paese e in particolare del sud. Protagonista nei moti partenopei del 1799 e di quell’effimera repubblica meridionale, condusse un’esistenza esemplare, appassionata e faticosa, che ci parla ancora oggi, con grande forza, di libertà e giustizia, di amore e dignità.

Gli straordinari sommovimenti che stanno mutando il profilo del mondo arabo, la crescente indignazione che anima i movimenti europei, il disagio che attraversa l’Italia, disegnano un panorama in cui la storia di questa donna, insieme a quella di molti suoi compagni di viaggio, sembra collocarsi perfettamente.
Eleonora combatté sino al patibolo la volgarità e l’inganno, l’ignoranza e la barbarie. Raccontarla significa non solo rendere omaggio a una grande antenata, ma invitarla a guidarci ancora sul sentiero di questo tempo difficile.

info e prenotazioni
biglietteria@fertiliterreniteatro.com – 331.3910441 (lun-ven h15-18)

Cinelettera #10 Lavori in Corto Lunedì 12 luglio ore 21,30 luglio

Pieghevole Lavori in corto 2021

cs_LAVORI IN CORTO_Proiezioni_12_13_14_luglio_Torino  

Programma proiezioni_LAVORI IN CORTO_12_13_14_luglio

 

Lavori in Corto. Restiamo umani 
Film fuori concorso
Lunedì 12 luglio ore 21,30 luglio
@Comala, C.so Ferrucci 65, Torino
Ingresso libero
La prima serata di Lavori in corto è dedicata alla presentazione dei film fuori concorso che ci porteranno nel Mar Mediterraneo, in Crimea, al confine italo-sloveno, in una scuola italiana e nel cuore di Milano con la proiezione di Gioja22 di Stefano De Felici (2020, 11′), Il muro bianco di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi (2020, 13′), La Napoli di mio padre di Alessia Bottone (2020, 20′), I naufraghi di Kerch di Stefano Conca Bonizzoni (2020, 26′) e Confine | Umanità di Sara Del Dot e Carlotta Marrucci (2020, 33′). La serata sarà introdotta da Mauro Carazzato del Gruppo Emergency di Torino; ogni appuntamento sarà arricchito da brevi pillole di diritti curate da Amnesty International Piemonte e Valle d’Aosta.

Lavori in Corto. Restiamo umani
Film in concorso

Martedì 13 luglio ore 21,15
@Cascina Roccafranca, Via Rubino 45
Ingresso
libero

La seconda serata di Lavori in corto è dedicata al primo programma dei film in concorso con la proiezione di Umar di Francesco Cibati (2021, 15′), alla presenza dell’autore e di Umar, giovane pakistano reduce della rotta balcanica accolto a Trieste dall’Associazione Linea d’Ombra; En camino – Messico, machismo e nuvole di Isabella Cortese, Federico Fenucci e Giuditta Vettese (2020, 30′), documentario partecipato sulle questioni di genere nel paese con il più alto numero di femminicidi; Source di Marie Gioanni (2021, 11′), sulla memoria e il presente della Valle Roja tra Italia e Francia; Zaytun – Fuori campo di Alice Corte e Constantin Rusu (2021, 30”), documentario sulla squadra di basket composta dalle giovani palestinesi che vivono nel campo profughi di Shatila.

Lavori in Corto. Restiamo umani
Film in concorso e premiazione
Mercoledì 14 luglio ore 21,30

@Arena Monteorsa, Via Brandizzo 65, Torino
Ingresso
libero

La terza e ultima serata di Lavori in corto è dedicata al secondo programma con i film in concorso attraverso la proiezione di Assomoud – House of the resilient children di Francesca Zonars (2021, 30′) che ci riporterà in Libano per raccontare la condizione dei bambini palestinesi; Diciotto di Laura D’Angeli, Maria Colomer Canyelles e Dafne Lechuga Maroto (2020, 25′) getta luce sulla questione dei minori stranieri non accompagnati attraverso gli occhi di Ansou Fall e della comunità di persone che lo ha accolto; Libertà di Savino Carbone (2019, 30′), sulla condizione dei migranti omosessuali in un tempo di politiche restrittive. I film saranno introdotti dagli autori; a seguire premiazione finale alla presenza della Giuria.

 

Una fragile indipendenza, conversazione intorno alla magistratura di Paolo Borgna e Jacopo Rosatelli

L’indipendenza non è più una virtù? Il “caso Palamara”, che ha sconvolto la vita della magistratura italiana, compromettendone l’immagine agli occhi dell’opinione pubblica, autorizza a porsi seriamente questa domanda. E la risposta non può essere di comodo e banalmente rassicurante, ma richiede una profonda riflessione, che dalle vicende più recenti risalga ad alcuni snodi cruciali dei decenni scorsi. A questo si dedicano Paolo Borgna e Jacopo Rosatelli in un dialogo senza reticenze intorno a uno dei valori fondamentali della nostra democrazia. Un valore importante non solo per gli operatori della giustizia, ma per l’intera società. Scritta nella Costituzione, affermatasi davvero solo negli anni Sessanta in un clima di grandi trasformazioni, impostasi con i processi per corruzione e mafia negli anni Novanta, l’indipendenza della magistratura è oggi degenerata in separatezza? Il sistema di autogoverno concepito dai costituenti è, nella sua concreta attuazione, fallito e rischia di essere il vero nemico dell’indipendenza. Ma ci sono alternative? Contro i detrattori e i sostenitori per principio dell’operato di pubblici ministeri e giudici, serve un punto di vista autenticamente critico che, senza ipocrisie o cedimenti allo “spirito dei tempi”, ci ricordi cosa significa che la giustizia «è amministrata in nome del popolo».